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venerdì 27 marzo 2009

Il grande illusionista colpisce ancora:
tutti più ricchi con la casa ampliata
Regalo alla speculazione, beffa agli altri

di Nicola Sanna*

Anche questa volta, con il suo Piano Casa, Silvio Berlusconi vuole convincerci che può esserci ricchezza per tutti: basta essere proprietari del proprio appartamento, piccolo o grande che sia, e ognuno, secondo le proprie possibilità, può ottenere il giusto vantaggio. E tutti siamo contenti. Ricorderete tutti che mentre Prodi riduceva l'Ici sulla prima casa alle famiglie con medi e bassi redditi, Berlusconi rilanciava promettendone la totale abolizione: rendeva meglio l'idea. In realtà era un favore ai ricconi possidenti di una prima casa ma con categoria catastale pari a quella delle ville, villini e signorili.

La tecnica illusionistica del Cavaliere è ben collaudata e, dal punto di vista psicologico, mi si passi il termine, scientificamente dimostrata. Infatti è a tutti noto che in Italia, secondo i dati del censimento generale dell'Istat , solo il 19,1% delle famiglie (circa 4 milioni) vive in affitto mentre il restante 80% (pari a circa 15 milioni) è proprietaria della casa in cui abita. Nel subconscio di chiunque possieda la propria abitazione non v'è dubbio che accanto ai sentimenti di sicurezza e tranquillità, alberga anche un recondito desiderio di poter vendere l'immobile magari per acquistarne un altro, più grande, in un'altra zona.

Vuoi mettere se il presidente del Consiglio ti regala anche il diritto di poterla ampliare del 20%? Magari questo diritto edificatorio lo vendo al vicino e mi ci faccio una bella vacanza o acquisto un monolocale per mio figlio oppure faccio questo o quell'altro. Insomma la fantasia ti si accende, il sogno può diventare reale. E bravo Berlusconi, perché dirgli di no? E ti credo quando si dice in giro che questo Governo piace! Ognuno, povero o ricco che sia, a casa propria potrà fare quel cavolo che gli piace: norme urbanistiche, ambiente, territorio, paesaggio? Ma non mi fate ridere.

Ecco quindi apparire ben costruita quella sostenibile e serpeggiante leggerezza del consenso delle masse a favore del premier rilevabile dai sondaggi e, contemporaneamente, registrare il disagio ed il fastidio nei confronti di chi, al contrario, ritiene che sia necessario guardare in faccia alla realtà.

Nel Piano Casa di Berlusconi c'è ben poco sia per chi la casa già la possiede: basti pensare al mutuo da 700 euro al mese da pagare, e ancor meno per coloro che ancora non possono permettersi di acquistarla. Stringi stringi, non ce n'è abbastanza neanche per i soliti noti speculatori del mattone, amici del Cavaliere che, stante il decremento demografico dell'ultimo quindicennio, destinato a mantenersi tale a meno di grandi flussi immigratori che la destra tenta di scoraggiare, lamentano di non riuscire a vendere le case già costruite e pronte per essere consegnate: sia per scarsità della domanda, connessa al ciclo demografico, sia per gli altri prezzi al metro quadro praticati.

Per i cementificatori e speculatori rimarrà comunque a disposizione la possibilità di incrementare le cubature anche del 35%-40%, nelle aree residenziali e turistiche a più alto valore aggiunto nelle quali la disponibilità di denaro è certamente maggiore che nel ceto medio e popolare. Dal punto di vista economico, proprio nel Veneto sono stai analizzati i dati Istat sul rilascio di concessioni edilizie e sul valore aggiunto del settore costruzioni: si è stimato che per aumentare dell'1% il prodotto interno lordo, sia necessario realizzare ogni anno una cubatura tale da poter per ospitare almeno 55mila abitanti. Obiettivo assai irreale, secondo i demografi. Tanto più se si desidera di puntare alla nascita di 55mila neonati di «pura razza padana». Non sembra pertanto plausibile che, in una situazione di crisi del credito e di eccesso di offerta di abitazioni la faccenda possa tradursi davvero in un affare.

Dal punto di vista squisitamente urbanistico e architettonico non c'è dubbio che l'operazione sia difficilmente sostenibile anche in presenza della deroga -deregulation ai Piani Regolatori generali. Infatti l'aumento delle volumetrie e degli insediamenti comporta una oggettiva riduzione, più che proporzionale, degli standard relativi ai servizi essenziali: aumento della richiesta di acqua potabile e della capacità di deflusso per la rete di scarico, maggiore potenza elettrica installata, aumento del traffico veicolare e dei parcheggi. Tutti questi interventi, meno male che lo dice anche lo stesso piano casa, debbono comunque rispettare le norme sulle distanze e quelle di tutela dei beni culturali e paesaggistici e quindi sarà ben difficile realizzarlo sia nei centri storici sia nelle zone B e C delle città.

Nel Piano Casa però c'è anche una ridefinizione delle sanzioni, e un ambiguo «ravvedimento operoso con conseguente diminuzione della pena e nei casi più lievi estinzione del reato», dal sapore di condono, e norme per semplificare le procedure riguardanti, guarda caso, i permessi in materia ambientale e paesaggistica.

Da ultimo il Berlusconi sventola un Piano vero per la Casa che non gli appartiene, perché fu approvato da Prodi per 550 milioni di euro messi da parte Di Pietro, Ferrero e Bersani. Si trattava di un intervento di edilizia popolare concordato con le Regioni: le case saranno state date in affitto a giovani coppie, anziani, studenti e immigrati regolari, con diritto di riscatto. Berlusconi lo riduce a 200 milioni per soli 5-6mila alloggi spalmati sull'intero territorio nazionale, a fronte di una lista di attesa per le case popolari di oltre 600mila famiglie molto povere e in grave precarietà alloggiativa. Già: ma questa è gente che forse nemmeno più va a votare.

Invece più corposa è la platea degli assegnatari di alloggi popolari: un milione di famiglie, 3 milioni di votanti potenziali, per i quali gli annunci sulle “svendite” che si susseguono dalla campagna elettorale della primavera 2008 rischiano di essere oro colato. Nel “vendiamo tutto” scompare persino la stessa ipotesi di reinvestimento dei proventi in nuove case popolari. Venderne due per costruirne una è troppo. Un piano di ulteriori 300mila alloggi determinerebbe il crollo repentino e irrimediabile dei valori immobiliari dell'intero mercato privato: cosa ottima per il popolo ma non per la congrega affaristica che sostiene l'attuale governo.

Insomma il Governo Berlusconi propone un Piano Casa che non affronta neanche lontanamente il bisogno e la difficoltà abitativa. Non propone una legge sulle locazioni private per abbassare il prezzo degli affitti e scongiurare gli sfratti per morosità, al contrario riduce la dotazione del Fondo Nazionale a sostegno all'affitto dell'anno in corso e lo ridurrà ulteriormente nei prossimi anni.

In Sardegna vediamo cosa saprà fare la nuova Giunta del “sorriso”, ed in particolare se sarà in grado di confermare il programma straordinario di edilizia abitativa contenuto nel progetto di legge finanziaria 2009 della Giunta Soru: si proponeva un incremento a 50 milioni annui per l'acquisto della prima casa e l'autorizzazione alla spesa di 10 milioni annui per la costruzione ed il recupero di alloggi di edilizia abitativa da attribuire prioritariamente in locazione a canone moderato.

(*Assessore alle politiche abitative del Comune di Sassari)

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