sabato 14 marzo 2009
Il Governo prende tempo, Legambiente non perde un minuto. A palazzo Chigi non c'è accordo sul Piano Casa, sembra su questioni tecniche; però dal punto di vista politico il progetto Berlusconi per il rilancio dell'edilizia raccoglie consensi anche in chi l'aveva criticato, leggi Bossi e la Lega: l'escamotage potrebbe essere un decreto legge, da decidere la prossima settimana, che per questo esecutivo sembra essere la prassi. Intanto la bozza portata ieri in Consiglio dei ministri non convince le associazioni ambientaliste. Anzi: più si scoprono i dettagli, più le critiche si moltiplicano.
È il caso di Legambiente, a esempio. Le «preoccupazioni» espresse «per le anticipazioni trapelate in questi giorni sui contenuti delle proposte del Governo» diventano una condanna senza appello non appena trapelano le prime indiscrezioni sul testo visionato durante il Consiglio dei ministri: «Il piano casa presentato è un vero e proprio condono permanente», dice il presidente nazionale Vittorio Cogliati Dezza, «un piano scandaloso che supera ogni più cupa previsione».
Cogliati Dezza aveva già firmato, con il numero uno di Legambiente sarda Vincenzo Tiana, una lettera indirizzata al premier Berlusconi e al neo presidente della Regione Ugo Cappellacci. L'iniziativa dell'associazione è su scala nazionale, ma è un fatto che l'appena eletto governatore abbia già annunciato di voler utilizzare il Piano come primo passo per la modifica del piano paesaggistico regionale voluto dalla Giunta Soru. Così come è un fatto che il Cavaliere punti forte sulla Sardegna, almeno in tema di edilizia: non a caso Cappellacci è stato uno dei protagonisti del mini-summit con Berlusconi e Galan (il Veneto ha già dato piena disponibilità all'approvazione) per l'avvio dei ragionamenti sull'applicazione del progetto. Prima ancora della sua discussione in Consiglio dei ministri.
Legambiente aveva sottolineato come «la riqualificazione edilizia, con demolizione e ricostruzione promossa attraverso premi in cubatura, se prevista al di fuori di piani regolatori e dei regolamenti edilizi rischia di coprire speculazioni. La nostra preoccupazione è anche legata alla possibilità di utilizzare la sola autocertificazione rilasciata da un progettista, con il rischio di determinare non tanto piccoli interventi quanto conseguenze irreversibili per le nostre città». Senza molti giri di parole, il rischio grosso evidenziato dagli ambientalisti è quello di andare incontro non alla «semplificazione dell'iter autorizzativo» ma a una «sorta di deregulation generalizzata»: leggasi anche abuso legalizzato.
Per evitarlo, ecco anche i suggerimenti: valorizzazione delle periferie con interventi di qualità; edilizia di recupero e creazione di alloggi in affitto per giovani, immigrati e famiglie in difficoltà; aumenti di cubatura vincolati con integrazione di fonti rinnovabili; sanzioni pesanti per chi supera i limiti fissati dalla legge sfruttando le autocertificazioni.
«Siamo convinti», concludeva la nota, «che la sfida di avere città più belle e vivibili, un territorio e un'edilizia di qualità, sia un grande motore di crescita dell'economia». Eppure non tutti sembrano pensarla allo stesso modo. Non a Roma, pare: se dopo alcune ore, e soprattutto dopo il primo passaggio del Piano in Consiglio dei ministri, la stessa Legambiente ha denunciato l'iniziativa del Governo come «un piano scandaloso: in pratica si può sanare tutto e sempre. Sarebbe stato il sogno dei proprietari di Punta Perotti e dell'Hotel Fuenti a Vietri sul Mare». Diventerà quello dei proprietari delle lottizzazioni in Costa Turchese.
(mamu)
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