sabato 14 marzo 2009
di Cinzia Isola
Se il futuro dell'Eurallumina era appeso a un filo, non era certamente quello del telefono di Silvio Berlusconi. Lo hanno amaramente scoperto, sulla propria pelle, gli operai di Portovesme: la speranza appesa a quel filo è stata tradita. Smaltita, come altre, nella raccolta indifferenziata delle promesse elettorali del Premier. È questa la beffa, oltre il danno.
La disperazione dei lavoratori sfila lungo le vie di una Carbonia “chiusa” per sciopero ma aperta, solidale e accogliente, con gli operai dell'Eurallumina. E non solo. Ci sono tutti, quelli già coinvolti e quelli che rischiano di essere travolti dal nefasto domino della disoccupazione. Una reazione a catena che coinvolgerà altre imprese e più in generale l'intera economia del Sulcis.
È uno sciopero generale da quindici, forse ventimila, manifestanti. Accanto agli operai delle fabbriche in crisi (Eurallumina, Portovesme Srl, Alcoa e Rockwool ), in piazza ci sono anche i lavoratori della Carbosulcis, delle imprese d'appalto, i commercianti che hanno abbassato le saracinesche, gli agricoltori con trattori e bandiere della Coldiretti. In corteo, insieme ai sindacati, anche i 23 sindaci del territorio, una rappresentanza della Provincia di Cagliari, gli indipendentisti di Irs e Sn e tantissimi cittadini comuni.
La sensazione comune è che una manifestazione di tale portata, a Carbonia, non si vedeva da quarant'anni. Un fiume umano lungo quasi due chilometri, che si snoda tra le vie della città con alla testa i sindaci e i gonfaloni di tutti i comuni del sulcis-iglesiente. «È la manifestazione più grande e partecipata dai tempi della chiusura delle miniere», conferma Roberto Puddu, della segreteria della Camera del lavoro Cgil di Carbonia.
Solidarietà e commozione che non stappano sorrisi. Anzi. «Berlusconi, ce lo vuoi dire cosa c… c'è da sorridere?», urla rabbioso un operaio sul palco allestito in piazza Roma per il comizio finale. «Questa non è una giornata di lotta di disperati - ha detto Tore Cherchi, sindaco di Carbonia - ma vogliamo evitare che la crisi si scarichi sul settore produttivo che conta già 1.500 lavoratori in cassa integrazione».
Cherchi, a nome di tutto il Sulcis, ha chiesto alla Regione e al Governo di fare ciascuno la propria parte ed ha ammonito: «Non deve passare l'idea che non si può far nulla per Eurallumina perché il padrone è lontano, perché allora lo stesso ragionamento si farà per Alcoa e per le altre aziende controllate da multinazionali».
E mentre i sindaci sono già pronti alla nuova missione in trasferta romana, i sindacati confederali chiederanno al governo regionale di intervenire con misure straordinarie a sostegno del lavoro e maggiori tutele sociali da inserire nella Finanziaria 2009. «Non c'è tempo da perdere - ha detto il leader della Cisl sarda, Mario Medde - perché il primo banco di prova per la Giunta sarà la Finanziaria, che per noi deve contenere delle risposte alle emergenze produttive-industriali, alla disoccupazione giovanile e per gli anziani e le tutele sociali».
Per il neo segretario della Cgil sarda, Enzo Costa, la mobilitazione del Sulcis testimonia la gravità della crisi che si sta abbattendo sul territorio: «Un momento che non può essere affrontato solo con gli ammortizzatori sociali, ma occorre dare una prospettiva». In particolare Cossa ritiene che il Governo nazionale e la Regione debbano inserire nel protocollo d'intesa per Eurallumina risorse straordinarie per la ripresa della produzione dello stabilimento e non solo la dichiarazione dello stato di crisi e ammortizzatori sociali per tutti, compresi i lavoratori delle ditte d'appalto.
Mentre il segretario generale della Uil, Francesca Ticca, chiede «un'accelerazione sui percorsi per garantire ai lavoratori del territorio il superamento di questa grande crisi». Per Ticca servono «ammortizzatori sociali uguali a risorse, contratti di solidarietà per tenere i lavoratori dentro le fabbriche e, la Regione in particolare, deve passare da una fase tecnica a una più operativa con risorse e soluzioni».
Da un capo all'altro dell'Isola, l'emergenza occupazione è un dramma senza soluzione di continuità. A Porto Torres è la chimica ad aver inaugurato una tragica reazione a catena: la Polimeri Europa interrompe la fornitura di etilene a Ineos, suo cliente principale. Proprio nel momento in cui la multinazionale sta trattando la vendita del ramo italiano all'imprenditore veneto Fiorenzo Sartor. In pratica sembra il preludio alla fermata dell'intero comparto dei cloroderivati: si ferma la linea di ossiclorurazione, ma a risentirne sarà tutto lo stabilimento del cloruro di vinile.
Per i sindacati è la resa: lo stop delle forniture di etilene prelude al blocco dell'intero craking di Polimeri Europa, che era ripreso meno di due mesi fa, tra alti e bassi, dopo la lunga trattativa con Eni. Cgil, Cisl e Uil denunciano possibili ripercussioni anche sugli stabilimenti di Ottana e Assemini e chiedono la riapertura immediata del tavolo nazionale sulla chimica. Tavolo previsto e convocato per la prima metà di marzo, risolto con un nulla di fatto. «Non sono più comprensibili i ritardi del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola - ha sottolineato Alberto Morselli, segretario generale Filcem-Cgil - visto l'ulteriore deterioramento del tessuto produttivo del settore».
Si a avanti così. Osservando che, di promessa in promessa, nessuna di quelle spacciate in campagna elettorale da Silvio Berlusconi finora è stata mantenuta. Sempre ieri, a Oschiri, a scaldare un'altra piazza è il mancato finanziamento per la Sassari-Olbia. Alcune centinaia di persone, tra amministratori locali e provinciali, consiglieri regionali, parlamentari e comuni cittadini. Dopo il comizio svoltosi nella piazza del paese, un corteo con in testa i rappresentanti delle istituzioni ha raggiunto la strada e bloccato, simbolicamente, per qualche minuto il traffico.
«I morti e le strade non sono né di centrodestra né di centrosinistra». Ecco perche la protesta, trasversale, ha visto scendere sullo stesso campo e con lo stesso obiettivo il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau (centrosinistra) e quello di Olbia Gianni Giovanelli (centrodestra). Tutti i sindaci del nord Sardegna, al di là del colore politico, annunciamo battaglia. Fino a quando non partiranno i cantieri per la realizzazione della strada. Anche il sindaco de La Maddalena, Angelo Comiti, per dare maggior forza alla protesta, si è detto pronto a ospitare nel suo comune una grande manifestazione.
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