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mercoledì 11 marzo 2009

Grazie Berlusconi per il grande scippo
in dieci giorni: impegni in pattumiera,
via Eurallumina e Sassari-Olbia. Però
ricambierà col nucleare e più cemento

di Sandro Roggio

I sardi hanno votato Berlusconi ed ecco nei primi dieci giorni alcuni segnali di ciò che il premier immagina di dare e di non dare alla “sua” isola, con tutte le conseguenze del caso, nello sfondo la girandola delle contraddizioni alle quali siamo ormai abituati. Ecco in quattro punti un promemoria per i prossimi mesi che vale anche per chi gli ha dato fiducia. Tra i punti c'è una correlazione suggerita, con un un senso inequivocabile riguardante il governo del territorio, ma ognuno è libero di combinare come crede: 1 con 2, 4 con 1, e così via. E di farsi una propria idea.

  1. Berlusconi ha stretto un patto con Sarkozy per il nucleare. Ha detto che ormai è sicuro sotto ogni profilo, nel senso che non si corrono rischi ad averlo, made in Italy, da qualche parte del suo territorio. Il presidente della Regione Sardegna Cappellacci e gli esponenti sardi del centrodestra hanno garantito che mai e poi mai un impianto sarà ubicato nell'isola dei nuraghi. Noi sardi saremmo felici se non ci toccasse l'atomo dietro casa, perché i timori non mancano. Perchè pare che sia la terra più adatta quella sarda: non sismica, c'è il mare, poco popolata. E però non si capisce. Se Berlusconi dice che non c'è rischio, perché il suo governo regionale la fa lunga, dato che il territorio sardo è pure il più adatto allo scopo? Se non credono a quello che dice il premier potrebbe essere che non si fidano? Di Berlusconi o del nucleare ? O di tutti e due?
  2. Una fabbrica in terra sarda in crisi: è di proprietà di un russo. Alla presenza dei lavoratori disperati, nell'ultima settimana della campagna elettorale, ha telefonato al suo amico Putin che ha assicurato in diretta il suo interessamento. Come previsto è arrivata la brutta definitiva notizia della chiusura di Euroallumina. Nessuno dei telegiornali che avevano fatto titoli fiduciosi su quella telefonata, l'anno ricordata nelle cronache recenti.
  3. Berlusconi ha reso noto l'elenco delle opere strategiche con la mappa della distribuzione nelle Regioni. Al primo posto il ponte sullo stretto di Messina: per collegare un'isola molto vicina al Continente, servita da traghetti a buon prezzo ogni dieci minuti. La Sardegna è un'isola vera che non può chiedere ponti ma che ha collegamenti inadeguati e costosi con la penisola e infrastrutture viarie e ferroviarie sotto la soglia della decenza. Alla Sicilia qualche miliardo di euro. Per la Sardegna zero euro, la Tirrenia forever. E l'onta della cancellazione dei fondi per la Sassari- Olbia, strada annunciata in campagna elettorale, già nell'elenco dei lavori da fare per il G8. Fidarsi di Berlusconi è rischioso. Lo ammette Confindustria sarda.
  4. Il premier ha chiamato i presidenti delle Regioni Veneto e Sardegna per concordare preliminarmente con loro il provvedimento sulla rivoluzione “edilizia libera”, dando risposta alla inclinazione ribelle del popolo. La Sardegna, com'è noto, è in cima ai pensieri e alle passioni di Berlusconi imprenditore e il provvedimento è proprio quello che potrebbe dare il colpo di grazia al paesaggio sardo. La promessa in campagna elettorale era: abbasso il Ppr di Soru, via i vincoli come risposta tempestiva a quelli che hanno sempre qualche blocchetto di cls nel cofano dell'auto, non si sa mai. Fatto: tutti liberi! In questo caso la fiducia dei sardi, è stata ben riposta.

Su Il Giornale di ieri l'avvertimento di Mario Giordano alla sinistra del no. “La lezione di Soru in Sardegna, mandato a casa dagli elettori perché, fermando cantieri e turismo, aveva sclerotizzato l'isola e l'aveva condannata alla povertà, evidentemente non è servita”.

Eccolo l'equivoco di sempre, mai rintuzzato per bene dalla sinistra del no: edilizia e turismo, palazzinari e pizzaioli la stessa cosa. E un piccolo dettaglio taciuto: in Sardegna lo scorso anno i flussi turistici sono cresciuti, nelle altre Regioni sono calati.

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