venerdì 23 Gennaio 2009
di Marco Murgia
Incassa e sta zitto, Ugo Cappellacci: davanti a numeri nudi e crudi non c'è niente da replicare, e il candidato del centrodestra per le prossime regionali tira i remi in barca. Molla la presa: inchiodato dai dati che Carlo Mannoni, vicepresidente della Regione, snocciola documenti alla mano. Dati che raccontano come in poco più di un mese, tra il 13 maggio 2004 e il 18 giugno successivo, a elezioni avvenute, la Giunta Masala con Cappellacci assessore alla Programmazione abbia sfornato 381 delibere. In 54 giorni, invece, dal 27 novembre al 20 gennaio, le delibere approvate dalle giunte Soru e Mannoni sono state 259. Cento e passa in meno: bastano e avanzano a Mannoni per rispedire al mittente le accuse di “deliberificio”. Con «gli interessi», aggiunge, confermando l'intenzione di querelare l'esponente del Popolo della Libertà.
Sarà uno dei pochi spunti polemici nella conferenza stampa che chiude di fatto la querelle tra il candidato del centrodestra e il vicepresidente della Regione. Iniziata con le accuse del primo, indirizzate in viale Trento, di fare giochi sporchi con le delibere della Giunta in vista del voto: aveva parlato di clientelismo e azioni ricattatorie sino al «crimine politico». Mannoni, da 30 anni in Regione come dirigente prima e assessore tecnico poi, aveva risposto duramente: porti fatti concreti, era stata la replica. Sicura, da parte di un personaggio che in tutti questi anni non ha mai avuto screzi con nessuno: valori aggiunti, la correttezza e la precisione, riconosciuti anche da esponenti più accorti dello stesso centrodestra.
Chi gli lavora accanto, spiega che Mannoni si è sentito veramente ferito come mai gli era accaduto dalle dichiarazioni di Cappellacci a Tortolì. «È rimasto esterrefatto», dicono. Da lì la decisione di ribattere, oltreché con la querela annunciata, portando in pubblico tutti dati e i numeri per dimostrare la totale infondatezza delle accuse di malaffare. Non per spirito di rivalsa personale ma perché, dice, «è mio compito difendere l'istituzione che rappresento: mai avrei pensato, in questo periodo in cui svolgo il ruolo di vicepresidente, di fare una conferenza stampa».
Allora: 381 delibere in 35 giorni (78 a elezioni avvenute, in due sedute: il 16 e il 18 giugno) per la Giunta Masala nel 2004 contro le 259 negli ultimi due mesi. Dalle dimissioni di Soru al 25 dicembre (180) e dal 26 dicembre a tre giorni fa (79). Delle prime non parla: se non per ricordare che nella seduta del 18 giugno 2004 lo stesso Cappellacci portò al tavolo della Giunta 33 delibere del suo assessorato, per un totale di 188 milioni di euro: «Questi sono i numeri: prima di coniare nuovi termini come deliberificio si dovrebbero fare i calcoli».
Delle seconde, quelle che lo riguardano direttamente come assessore e vicepresidente, dice che «sono azioni ordinarie e atti dovuti, motivati e necessitati. Nessun clientelismo: oppure sono clientelari i 10 milioni per le aree colpite dai nubifragi? O i dodici destinati al ristoro dei comuni più danneggiati? Oppure i 20 milioni messi a bando per il fotovoltaico o i 98 destinati alle politiche per la casa, con 56 a bando per i comuni di centrodestra e centrosinistra? Ci sono anche quasi 8 milioni per i danni alle colture agricole, c'è un milione per la lotta al randagismo, ci sono i soldi per le spese correnti delle Asl: sono azioni clientelari o ricattatorie?». Piuttosto Semmai, la dimostrazione che «la Regione non si è fermata con le dimissioni del presidente Soru ma, anzi, ha continuato a presidiare attentamente la propria attività senza paralizzare la Sardegna».
Tutte domande a cui Cappellacci non risponde, così come non risponde sui numeri delle delibere: era stato il suo cavallo di battaglia in Ogliastra, si rivela un boomerang. Replica, il candidato del centrodestra, solo sulla questione dei Por e sui 500 milioni che la Regione dovrebbe rispedire a Bruxelles per l'incapacità di spenderli.
Mannoni, in mattinata, era stato netto anche su quello: «Dal giugno del 2004 la Giunta di centrosinistra ha programmato, impegnato, speso e, con la progettazione integrata, esempio di programmazione dal basso e di coinvolgimento delle istituzioni locali, ha colmato il ritardo colpevole del centrodestra nell'utilizzo delle risorse comunitarie e statali». I 500 milioni del finanziamento europeo non saranno persi per effetto della proroga di sei mesi concessa dalla Comunità europea per la rendicontazione dei fondi strutturali.
Replica di Cappellacci: «La giunta Soru mente clamorosamente anche sui fondi comunitari: il vicepresidente Mannoni sostiene che in questi anni la Giunta di centrosinistra ha concertato con i territori e i settori produttivi. Mi chiedo: con chi? Dove? E quando? In giro per la Sardegna, da sud a nord, nel Nuorese, in Ogliastra, nel Sassarese, nell'Iglesiente, non faccio altro che raccogliere la denuncia corale degli attori locali del sistema economico e sociale sardo: gli imprenditori, gli artigiani, gli industriali, e soprattutto gli amministratori del nostro territorio, ribadiscono lo stesso preoccupante concetto: “Non siamo stati coinvolti, non ci hanno ascoltato. Ci hanno escluso dalle decisioni sbarrandoci le porte della Regione e quindi delle Istituzioni. Che dovrebbero lavorare in nome e per conto dei cittadini”. Lo dicono i fatti e le denunce che raccolgo ovunque, non lo afferma il candidato del centrodestra Ugo Cappellacci».
Mannoni lo aveva già sottolineato: «Il dottor Cappellacci finge di ignorare, nonostante siano ancora fresche le proteste dei sindaci di ogni colore politico, il blocco della spesa causato dai vincoli del Patto di stabilità che il Governo Berlusconi non ha rimosso se non a fine dicembre: nonostante si fosse impegnato con le Regioni».
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