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martedì 13 Gennaio 2009

Il Vescovo deluso: voleva convertire
il Cavaliere al rispetto della natura
Non è bastata l'enciclica di Wojtyla…

di Sandro Roggio

Caro direttore, si capisce, anche dal tuo pezzo su “altravoce”, il disorientamento provocato dalla visita di Berlusconi al vescovo di Cagliari, primo atto dell'apertura della sua campagna elettorale in Sardegna ( di Berlusconi, ovviamente, non del vescovo). È però sembrato strano, e tu lo hai già fatto rilevare, che l'alto prelato si sia prestato a questa antipatica messinscena, che il capo della diocesi di Cagliari non abbia colto le ragioni della presenza di Berlusconi in Sardegna nella veste di capopartito cioè di una parte.

È stata un'amica che va spesso in chiesa, e quindi assai più pratica di me di queste cose, a spiegarmi. La sua certezza mi ha rassicurato. “La verità - mi ha detto - è che il monsignore voleva rappresentare al presidente la sua preoccupazione sul consumo del territorio sardo di questi decenni e del timore che possa continuare ad opera di gente senza scrupoli specie nelle coste”.

Nello sfondo dell'incontro il senso delle parole di Giovanni Paolo II contenute nella memorabile enciclica del 1987 “Sollicitudo rei socialis”, appunto nella parte relativa ai rischi per l'ambiente. Ed ecco le dieci righe che pare siano state lette come promemoria dal vescovo in persona.

“Ancora una volta risulta evidente che lo sviluppo, la volontà di pianificazione che lo governa, l'uso delle risorse e la maniera di utilizzarle non possono essere distaccati dal rispetto delle esigenze morali. Una di queste impone senza dubbio limiti all'uso della natura visibile. Il dominio accordato dal Creatore all'uomo non è un potere assoluto, né si può parlare di libertà di «usare e abusare», o di disporre delle cose come meglio aggrada. La limitazione imposta dallo stesso Creatore fin dal principio, ed espressa simbolicamente con la proibizione di «mangiare il frutto dell'albero» (Gen2,16), mostra con sufficiente chiarezza che, nei confronti della natura visibile, siamo sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente trasgredire. Una giusta concezione dello sviluppo non può prescindere da queste considerazioni-relative all'uso degli elementi della natura, alla rinnovabilità delle risorse e alle conseguenze di una industrializzazione disordinata -, le quali ripropongono alla nostra coscienza la dimensione morale, che deve distinguere lo sviluppo”.

Andando via, pare che Berlusconi, apparentemente molto colpito, abbia lasciato intendere che avrebbe dato retta alla esortazione “… compatibilmente con le necessità dello sviluppo della Sardegna”.

La delusione della mia amica è stata grande ( immaginarsi quella del monsignore! ) nel sentire le parole dell'uomo politico nel corso della serata, sulla volontà di abrogare in toto le disposizioni del governo Soru sulla tutela del paesaggio sardo che, seppure laicamente, fanno riferimento alla dimensione morale che deve distinguere lo sviluppo. Insomma un insuccesso il tentativo della Chiesa sarda di fare riflettere Berlusconi sulla necessità di fermare l'azione degli speculatori, perchè il suo comizio per liberalizzare i vincoli è andato proprio da tutt'altra parte.

Per questo era lecito attendersi da parte del monsignore una qualche decisa presa di posizione. La mia amica però è pensierosa: teme che a questo punto se non lo farà tutti si convinceranno che l' iniziativa oltre che inutile sarà rubricata tra le tappe del tour elettorale di Berlusconi nell'isola.

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