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martedì 13 Gennaio 2009

L'appello dei sindacati cagliaritani
“Via ai cantieri per battere la crisi”
Nel mirino Betile, S.Elia e Tuvixeddu

Via ai cantieri contro la crisi. Sia del Betile che della riqualificazione di Sant'Elia, ma anche quello di Tuvixeddu. Danno un colpo al cerchio e uno alla botte i sindacati cagliaritani, giusto per non scontentare nessuno. Secondo le sigle territoriali, per affrontare e superare la crisi economica in atto in Sardegna, e in particolare nella provincia di Cagliari, è necessario riaprire tutti i cantieri possibili. Il riferimento è, in particolare, alla riqualificazione del quartiere di Sant'Elia e al museo Betile (bloccati dal Comune) e allo sblocco dell'impasse dei progetti abitativi nel quartiere di Tuvixeddu (fermato dalla Regione).

«Chiediamo agli interlocutori istituzionali», hanno detto i segretari territoriali di Cgil, Cisl e Uil, Enzo Costa, Fabrizio Carta e Rinaldo Mereu, in occasione della tradizionale conferenza stampa di inizio anno tenutasi ieri mattina a Cagliari, «uno sforzo condiviso, a prescindere dal colore politico. Chiediamo più attenzione ai beni comuni». Per realizzare interventi strutturali è necessario», secondo i tre segretari, «aprire tavoli di confronto permanenti fra provincia di Cagliari, i maggiori comuni dell'area, sindacati, associazioni di consumatori e rappresentanti dei pensionati.

Per i vertici territoriali di Cgil, Cisl e Uil, bisogna passare al più presto ad azioni concrete per «contrastare una dinamica demografica che va inarrestabilmente verso l'invecchiamento della popolazione, porre un argine all'abnorme precarizzazione del lavoro e contrastare la sempre più labirintica situazione del comparto industriale sardo». I numeri della crisi sono sintetizzati dal dato della cassa integrazione ordinaria, che ad agosto del 2008 ha fatto segnare un + 555% rispetto all'anno precedente.

«Non siamo ottimisti sull'evoluzione del quadro economico nel breve periodo", hanno affermato i rappresentanti sindacali, aggiungendo che «la stretta creditizia si trasmette sull'economia reale in termini di un minor numero di commesse industriali, di compressione dei margini operativi, di tagli sugli investimenti e di interruzione dei rinnovi dei contratti dei lavoratori precari».

Dopo aver sottolineato l'arretratezza del settore industriale e la netta battuta d'arresto nel settore delle costruzioni già nel primo semestre del 2008, i tre segretari hanno sollecitato «interventi strutturali sul territorio per sostenere sviluppo, innovazione, competitività e welfare locale» e «una governance territoriale che permetta un ampio coinvolgimento degli attori sociali nel processo decisionale e di verifica dei risultati».

«Non vorremmo trovarci a dover a gestire i rapporti con le istituzioni su argomenti importanti come i piani strategici in iniziative di spot", hanno concluso i tre dirigenti sindacali, «che rispettano la lettera ma non lo spirito delle previsioni del quadro comunitario 2007-2013».

(red)

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