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martedì 13 Gennaio 2009

Pd, sulle deroghe decide Passoni
fuori 12 uscenti, dubbi su Sanna
Al lavoro per il ricambio nelle liste

di Marco Murgia

Due lati della stessa medaglia, la sfida e la scure. La prima, quella sulla via del rinnovamento, è la strada scelta dal Partito democratico in Sardegna. La seconda è quella che taglia via dodici big da cariche istituzionali di prestigio: tra i democratici isolani, dieci consiglieri e due assessori. Numeri che valgono se il commissario Achille Passoni deciderà di sposare in pieno la linea tracciata da Renato Soru: niente eccezioni per chi ha due mandati sulle spalle, nessuna deroga per nessuno. Lo stesso era emerso dalla direzione regionale del Pd, venerdì a Paulilatino: con il compito, per l'inviato di Walter Veltroni, di dire l'ultima parola. Ancora ieri, a tarda sera, le consultazioni andavano avanti: sul risultato bocche cucite, anche perché le trattative andranno avanti sino all'ultimo minuto disponibile.

I dubbi sono tutti legati alla possibilità o meno di accordare deroghe “di funzione”: cucite addosso a esponenti che abbiano ricoperto nell'ultima legislatura ruoli di spicco nel partito. Si era parlato del presidente del Consiglio Giacomo Spissu e del capogruppo Antonio Biancu: fuori dai giochi dopo l'incontro a Paulilatino. Poi dei due assessori interessati: Massimo Dadea (che ha già annunciato di non essere disponibile alla candidatura se sul suo nome dovesse essere necessaria una eccezione) e quella di Gian Valerio Sanna. L'assessore oristanese, ex Margherita, grande protagonista nella preparazione del Piano paesaggistico regionale, avrebbe dalla sua una sola legislatura come consigliere: si era parlato di una deroga perché nel secondo mandato ha ricoperto il ruolo di assessore, appunto. Ma dovrebbe non bastare.

Da nord a sud: come cambia la geografia del Consiglio regionale

Passoni ieri era a Sassari, non a caso. C'erano gli ultimi appuntamenti del tour elettorale di Soru, certo. Ma è soprattutto tra i democratici del Capo di sopra che la regola delle due legislature rivolterà il quadro dei rappresentanti in Consiglio: con tre nomi su tutti - Spissu, appunto, e i consiglieri Silvio Lai e Giovanni Giagu - destinati a uscire dalle liste. Tutti della cosiddetta area riformista legata al senatore Antonello Cabras, per essere più chiari i dissidenti: non a caso si sarebbero fatti sentire, e non poco.

Il primo, da presidente del Consiglio, pagherebbe in una sola volta due linee dure. La prima, nota da tempo, quella dettata da Soru. La seconda, inaspettata, è quella venuta fuori a poche ore dalla direzione regionale di venerdì, tracciata da parte degli stessi esponenti dell'ala riformista: o tutti o nessuno, era il messaggio. Allora nessuno, e porte chiuse per l'ex segretario generale della Cgil sarda.

Stessa sorte per Lai e Giagu. Il primo, odontoiatra 42enne, un bacino di utenza non da poco nelle Acli di cui è stato a lungo presidente regionale, era stato a lungo tra i papabili per la segreteria del partito durante la lunga estate calda del Pd: ma aveva atteso il lasciapassare di Cabras per la sua candidatura, che avrebbe messo d'accordo tutti, perdendo il treno disponibile. Nessuna questione su Giagu: figlio d'arte (il padre Nino, dirigente della Dc sassarese e sarda, è stato senatore, sottosegretario, presidente della Regione e più volte assessore) occupa un posto in via Roma dal 1989. Carriera ininterrotta per quattro legislature, con ruoli di spicco a ogni tornata: fuori senza se e senza ma.

Da Sassari arriva anche Beniamino Scarpa: vicino all'ala soriana ma senza mai esporsi troppo, sul suo nome la discussione sembra ancora aperta. Per un motivo fondamentale: l'avvocato è entrato nel Partito democratico a partita in corso, dopo essere stato eletto nelle fila del Psd'Az. Ma, a rigore di logica la regola, dovrebbe riportarlo a lavorare nei tribunali.

Da Sassari a Macomer, la “vittima” eccellente è Peppino Pirisi: legatissimo al deputato Siro Marrocu, l'architetto di Sarule eletto tra i Ds del collegio di Nuoro è anche lui alla seconda legislatura. Relatore di maggioranza durante la discussione sulla legge urbanistica, era stato il primo ad annunciare il voto contrario all'emendamento della Giunta su cui poi Soru aveva annunciato le dimissioni. In prima fila tra gli uomini dell'ala riformista, da allora respinge in ogni occasione l'accusa di cementificatore selvaggio.

Dall'Oristanese, oltre a Gian Valerio Sanna, ecco i consiglieri Alberto Sanna e Antonio Biancu: il primo da Villaurbana, area Ds, il secondo da Baressa, area Margherita. Tutti e due al secondo giro, per Biancu non vale neppure la carica di capogruppo ricoperta dopo la partenza a Roma di Marrocu: è l'unico dei soriani a saltare.

Ancora a scendere, ecco Antonio Calledda, Giovanni Battista Orrù e Nazareno Pacifico. Il primo, già sindacalista Cgil per il Sulcis, è stato eletto per l'ultima legislatura nelle liste Ds. Uomo di Emanuele Sanna, negli ultimi mesi aveva lavorato con l'ex parlamentare a una ricucitura interna del partito: senza troppo successo, visto come sono andate le cose. Orrù, invece, anche lui di area Ds eletto, nel Medio Campidano con quasi tremila voti, si era chiamato fuori da tempo: annunciando la volontà di non ricandidarsi in tempi non sospetti, ben prima dello sfascio della legislatura. Cagliaritano doc è Pacifico: di professione medico, l'ex socialista è tra i fondatori della Federazione democratica. In Consiglio regionale dal 1999, primo dei votati proprio in quella lista, ha fatto il bis nel 2004 in quota Ds: aveva già annunciato la sua non ricandidatura. In ogni caso non ci sarebbe stato spazio.

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