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domenica 11 Gennaio 2009

Sospetta contestazione nella Maddalena
del miracolo che si avvera. Soru duro,
viaggio senza scorta, la gente è con me

«La paura purtroppo porta a comportamenti che non vanno tanto bene: li capisco, gli voglio bene e lavorerò per loro in futuro». Parla dei contestatori, Renato Soru. Parla di quelli che lo hanno atteso lì, nella Fortezza di Arbuticci a Caprera, per una rumorosa protesta che è durata per tutta la manifestazione organizzata dal candidato, e presidente uscente, del centrosinistra. Poco prima, durante l'accesa e fischiettante contestazione (dove non sono mancati gli insulti e qualche momento di tensione con i suoi sostenitori), aveva preso il microfono in mano e aveva denunciato quella “manifestazione fascista”.

Loro, una cinquantina di ex lavoratori civili della base dell'Us Navy di Santo Stefano, protestavano per il mancato ricollocamento «previsto da un disegno di legge presentato in Parlamento dalla precedente maggioranza e bloccato dall'attuale Governo», come spiegherà lo stesso Soru nel corso del suo lungo e accorato intervento. «La paura porta a questo, porta anche a chiudersi nel proprio particolare, a non avere più nemmeno la capacità d'ascolto. E magari cadono nella rete di chi gli racconta delle storie, le bugie. Che li usa. E magari c'è qualcuno che ha bisogno del malcontento e dell'esasperazione per dire che non è successo nulla a La Maddalena. E che in Sardegna non è successo nulla».

Non c'è pausa nell'enfasi di una rinnovata ars oratoria che Renato Soru sembra aver conquistato dopo cinque anni di governo: «La paura rischia di portarci ad essere manipolati da chi costruisce la politica della paura, di chi cerca il consenso non muovendo la speranza, che è quella di fare e costruire, ma gestendo la paura. La paura è una cattiva consigliera e noi dobbiamo andare in giro a dire di non aver paura perché c'è un processo di cambiamento».

Una contestazione dai contorni incerti: non chiede dialogo, ma offre slogan e urla. Fischi, quando la sala affollata batte le mani al discorso di Renato Soru. Perché la sua gente c'è, e lo difende. Con convinzione. Lo ascolta e non perde fiducia: ha voglia di impegnarsi per la vittoria. E allora la paura diventa un sentimento da allontanare: «Non c'è da aver paura perché abbiamo lavorato bene, dobbiamo guardare avanti e dare a tutti la certezza che andremo avanti tutti. Ci prendiamo per mano e non lasciamo solo nessuno al proprio destino». Perché quella che propone il centrosinistra « non è la società del si salvi chi può». Si può guardare con coraggio al futuro, quindi. «Perché abbiamo lavorato bene. E abbiamo le risorse per farlo. Io, vado in giro a dire ai sardi di non aver paura, anche se sono tempi duri, anche se c'è freddo. Non c'è da aver paura perché abbiamo conquistato risorse e diritti. Abbiamo messo legno in cascina».

La Regione - sottolinea Soru, secondo uno schema ormai consolidato - ha intrapreso un percorso virtuoso: si vuole proseguire su questa strada oppure no? La risposta arriverà quando si apriranno le urne, dopo il voto del 15 e del 16 febbraio. «Occorrerà decidere se continuare su questa strada o se preferiamo dire “pensaci tu a noi, pensaci tu a noi, gigante...”». Insomma: «Scegliere se andare a testa alta, oppure se chiedere comprensione o benevolenza, un po' di aiuto all'ennesima persona che viene da fuori».

Delegittimato dallo stesso Berlusconi, Soru non nomina neppure Ugo Cappellacci. Sfida e si rivolge direttamente al premier che ancora una volta scende in campo. «In maniera sorprendente», osserva con sarcasmo Soru, «in Sardegna la campagna elettorale della destra sembra condotta in prima persona dal presidente del consiglio. Che, evidentemente, è molto preoccupato per la Sardegna. Stranamente all'improvviso si ricorda che c'è la Sardegna. A dire il vero se n'è ricordato anche alle ultime elezioni». Quando ha sottratto cinque parlamentari alla Sardegna, elenca Soru, e quando ha deciso di non coinvolgere nessun sardo nella squadra di governo. E ancora, l'alluvione che ha colpito l'isola. Quindi l'elemosina di 7milioni di euro dal governo Berlusconi, a fronte dei cinquanta, stanziati dalla Regione.

Si è trascinato in una campagna elettorale non sua e, ora, paga pegno. Soru è in gran forma: la contestazione non ha tolto smalto alle sue conclusioni: «Silvio Berlusconi presenta....non mi ricordo il nome...», spiega alla platea: «ma cosa vuol dire?». E poi, non contento, nel simbolo ha fatto scrivere Silvio Berlusconi presidente. In questo momento, Soru si rivolge direttamente al premier: « signor presidente del consiglio, ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. E io credo che ci sia da piangere, e non da ridere. Signor presidente del consiglio, dobbiamo eleggere il presidente dei sardi , il presidente della Sardegna. E lei è già occupato, pro tempore. Non è di lei che si sta parlando ma, eventualmente, di un altro presidente».

Ma poi l'ironia si sposa alla rabbia: «Non si può avere questo tipo di considerazione dell'intelligenza dei sardi: che si facciano abbindolare in questo modo. E che pensino, ancora una volta, di eleggere Berlusconi Presidente. E poi ri-Presidente e poi, forse, anche arcivescovo di Cagliari. Io credo- ha concluso Soru - che i sardi debbano dare una prova di coraggio, di intelligenza e responsabilità». Devono dimostrare, insomma «che non hanno paura del cambiamento e che hanno la possibilità di immaginare un futuro migliore. E se lo vogliono costruire loro, senza delegarlo a chicchessia, anche perché, quando abbiamo delegato, abbiamo visto come è andata a finire».

(red)

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