giovedì 08 Gennaio 2009
di Guido Bocchetta
Vorrei esprimere un'opinione controcorrente in merito alla dolorosa questione della chimica sarda, nata, per volontà politica, negli anni 60. L'ENI nicchia su nuovi investimenti a Porto Torres, concentrandoli nel Ferrarese ed il ministro Scaiola finge di temporeggiare in proposito, in attesa che passino le elezioni regionali. I sindacati battono il pugno, denunciano i giganteschi profitti dell'ENI e chiedono ristrutturazioni industriali.
C'è un problema. Se fino a sei mesi fa il petrolio costava 140 dollari a barile, oggi ne costa meno di 40 e i maxi profitti dell'ENI di ieri, potrebbero diventare perdite domani. Perciò è inutile cercare soluzioni industriali a dispetto dei santi. Si sprecano energie e danari, che potrebbero essere spesi più utilmente. Ovviamente, come non si deve chiedere la ristrutturazione di un impianto industriale decotto in un distretto che industriale non è, non si può lasciare che tutto resti come ora. Occorre la salvaguardia di lungo periodo nella Cassa integrazione degli occupati o, meglio, la loro riconversione in addetti alla bonifica dei terreni della zona industriale, necessaria ed ineludibile.
Questo è quello da contrattare con ENI, Governo e Regione, cioè un progetto di riconversione totale dell'area. La Regione Sarda, dal suo canto, dovrà destinare quei terreni bonificati alla “speculazione” turistica, attraverso aste e concorsi internazionali, facendo eccezione alle norme generali del piano paesaggistico regionale, in quanto quel territorio è stato compromesso dall'industria in anni lontani, ed una “speculazione” ( uso apposta questo termine ) che crei dei benefici duraturi sul territorio, è il giusto riconoscimento al Comune di Porto Torres per aver sopportato per questo lungo quarantennio un grave inquinamento con mortalità per tumore elevatissime rispetto ad altri luoghi. Territori come la Gallura e la Costa Orientale Sarda, - liberi dal fardello industriale - sono stati invasi dal cemento e godono di un discreto benessere dovuto al turismo. Non così se la passano i luoghi “baciati” dalla industrializzazione, come Porto Torres e Portovesme, che ha portato nel medio-lungo periodo, solo povertà, macerie ed inquinamento e convivono con situazioni paesaggistiche che gridano vendetta, altro che cemento sulle coste. Non piangiamoci addosso di fronte ai problemi e cerchiamo soluzioni che possano avere un futuro.
Sfruttare i vantaggi competitivi dell'isola, destinata per sua natura al turismo, all'agricoltura di qualità, allo sviluppo di Parchi come l'Asinara, anziché invocare protezioni politiche con elemosine, o peggio, investimenti illusori ed utili solo a politici imbonitori, tangentisti ed appaltatori di basso rango, dovrebbe essere obiettivo comune delle forze politiche e sindacali.
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