l'altra voce.net


venerdì 18 aprile 2008

Interventi.

Un programma per le regionali: nella scia
delle scelte di Soru, da attuare dal Pd o dal Pdl

di Guido Bocchetta

I recenti risultati elettorali pongono nuove riflessioni alla politica sarda, che si è finora retta con un principio generale: presentare figure politiche del territorio in sintonia con il Governo di Roma, per ottenere il massimo dei contributi per l'isola. Che questi contributi portassero benefici allo sviluppo della Sardegna, oltre alle tasche di chi li generava ed ai suoi portaborse, poco importava. Pecunia non olet, anche se gli investimenti producevano al più aziende decotte sul nascere, od inquinanti. Con l'uscita dall'obiettivo 1 europeo e la crescita della globalizzazione, questo spartito economico è dovuto per forza cambiare: le risorse sono poche e vanno gestite nella giusta direzione. Si tratta di eliminare le incrostazioni ed i modi di pensare che la vecchia politica ha generato. Di qui la necessità per entrambi gli schieramenti di abbandonare le inutili contrapposizione ideologiche - visto che le leggi dell'economia sono ineludibili - e definire programmi chiari e realizzabili sia da un governo di centrodestra, che da un Governo di centrosinistra, proprio per il bene di tutti. Il programma più urgente, cioè di potare la boscaglia degli intrallazzi formatasi nell'apparato amministrativo-clientelare nei lunghi anni democristiani, è stato già avviato dal Presidente Soru, e si spera che lui stesso od il suo successore del partito opposto, non receda da un simile, doveroso intervento. Segnalo - a titolo esemplificativo e non esaustivo - l'eccesso dei rappresentanti eletti al Parlamento regionale, il livello offensivo dei loro emolumenti, il pletorico numero delle Province e la gestione Abbanoa, con il prezzo dell'acqua per i cittadini raddoppiato senza motivazioni plausibili, proprio l'opposto dell'auspicato risparmio dovuto ad una gestione centralizzata.

Grande impegno dovrà essere posto sulla politica ambientale. Circa il piano paesaggistico promesso all'inizio della legislatura, sarà bene che venga discusso ed approfondito nel dettaglio, dando certezze agli operatori, grandi o piccoli che siano. Esistono situazioni, ad esempio il Sinis, in cui si potrà avviare una politica turistica più aperta, se il territorio lo richiede. Altre, come la Gallura, con uno sviluppo già al limite di guardia, che andranno salvaguardate con particolare attenzione. Altre, da riconvertire con intelligenza, come Maddalena o Buggerru. Altre ancora, come l'isola dell'Asinara, che andranno finalmente avviate ad un contributo fattivo per il turismo nel nord-ovest dell'isola, senza più sottoporre i pochi visitatori a prove di survival come adesso. Sono le presenze turistiche che devono aumentare, non i cinghiali.

Di eccezionale importanza, proprio per l'allungamento della stagione, il turismo culturale, che consentirebbe ai capoluoghi, di svolgere un ruolo non solo amministrativo in questo campo. Perciò avanti con il Betile a Cagliari e con un Museo d'Arte Contemporanea a Sassari, che organizzino Eventi di richiamo nazionale ed internazionale. In campo Museale, l'aumento dell'offerta può solo stimolare la crescita della domanda, purchè si guardi alla qualità e non agli interventi a pioggia tanto per fare.

Ancora un filone promettente sarà il turismo cultural-religioso, che può offrire percorsi incontaminati all'interno dell'isola, e vere sensazioni di spiritualità. Insomma, i pilastri economici saranno ancor più il turismo in tutte le sue forme, e l'agricoltura, vista in grande spolvero nei prossimi anni per l'aumento dei prezzi agricoli. L'industria che è ancora attiva e fa profitti, resti pure, poiché nessuno vuole distruggere posti di lavoro, ma spendere inutilmente denaro pubblico per qualcosa che non ha futuro, non sarà più consentito. Gli investimenti andranno fatti in infrastrutture, utili a prescindere. Definito nelle grandi linee il programma, che è e deve essere il semplice interesse della Regione, si cercheranno in entrambi gli schieramenti,le persone adatte per la sua realizzazione e chi otterrà maggior fiducia dal popolo per la sua onestà, credibilità ed esperienza, lo porterà avanti, sempre con l'intelligente controllo degli oppositori.

Queste sono quindi le indicazioni che i risultati delle elezioni nazionali forniscono: non più fumose ideologie spacciate per verità o viperose demonizzazioni basate sulla maldicenza o il travisamento delle parole, in un teatrino che interessa ormai solo la ristretta cerchia degli addetti ai lavori con contorno di nani e ballerine. De profundis per il millantato voto di scambio, non solo inutile per i giovani, ma deleterio, in quanto non c'è più nulla da scambiare, se non, appunto le promesse e le illusioni da parte dei vecchi Dulcamara.

Una cura attenta ai problemi del territorio, come la Lega ha giustamente saputo fare al Nord, dovrà essere il leit-motiv delle prossime elezioni regionali. Il federalismo futuro, che assegna alle Regioni ed ai suoi Governanti maggiori compiti e responsabilità, soprattutto economiche, ci indica che a guidare gli elettori saranno sempre più gli interessi profondi della nostra isola, non le banali contrapposizioni verbali. Vietato quindi sbagliare, per chiunque voglia vincere.


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari