giovedì 10 aprile 2008
di Marco Murgia
Continuiamo, noi cronisti per primi, a chiamarle morti bianche. Ma cosa abbiano di bianco non è per nulla chiaro. Anzi, a pensarci, di candido non c'è proprio niente. Può servire a rendere meno pesante l'immagine, ma la sostanza non cambia. Di lavoro si continua a morire: tre volte in tre giorni, nell'isola. L'ultima ieri pomeriggio, a Portovesme: la vittima è Giannino Lai, 54 anni, di Terralba. Lavorava alla manutenzione di un cilindro metallico negli stabilimenti della Sicmi Montaggi, in località Paringianu. Volato giù da un'altezza di quattro metri: morto, nonostante i soccorsi immediati allertati dai colleghi, per lo sfondamento della base cranica. In così poco tempo che l'elicottero dei Vigili del fuoco in partenza da Cagliari è stato bloccato dal medico del 118 arrivato per primo sul posto.
Prima di lui, martedì, era toccato a Eolo Casu. Quarantanove anni, originario di Mogoro, lavorava in pieno centro a Cagliari. Un intervento di routine in via Boiardo, nel parcheggio sotto il palazzo della Telecom: lavorava alla sistemazione di una pompa sommersa. A trovarlo poco dopo le 21,30, con il corpo incastrato in un tombino largo 50 centimetri e quasi completamente immerso nell'acqua, è stata la guardia giurata nel suo giro di perlustrazione. Il fratello lo aveva sentito intorno alle 16, mentre il padre non era riuscito a parlarci mezzora dopo: potrebbe essere morto cinque ore prima, ma a stabilirlo sarà l'autopsia. La causa più probabile sembra essere l'annegamento dopo un malore, ma non si esclude ancora una scarica elettrica fatale.
Per asfissia, secondo i risultati dell'esame autoptico concluso ieri, è morto Orazio Statzu: sepolto sotto un frana venuta giù dal terrapieno sotto cui lavorava lungo la 131, all'altezza del chilometro 75. In quel tratto sono diversi i cantieri dell'Anas aperti: si lavora all'allargamento della statale che collega Cagliari a Sassari. L'operaio, 35 anni, di Marrubbiu, è rimasto per più di due ore sotto una montagna di terra e detriti. E dire che i soccorsi erano partiti immediatamente: ma una seconda frana ha rallentato le operazioni, travolgendo un vigile del fuoco impegnato nelle ricerche.
Cinque le inchieste in corso. Serviranno a spiegare i motivi, forse ad accertare responsabilità. Ma poco di più, se non si cambierà rotta. Ne è convinto Giampaolo Diana: «Morire sul lavoro non è mai una fatalità», dice il segretario generale della Cgil sarda, «ma la conseguenza del mancato rispetto delle norme sulla sicurezza. E questo implica responsabilità precise: sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non si sta facendo abbastanza».
Il leader sindacale giudica importante l'approvazione del testo unico sulla sicurezza ma sottolinea «l'assenza di una cultura della sicurezza e della prevenzione»: la denuncia è per i controlli sul rispetto delle norme, che «come dimostrano gli incidenti mortali e non, non vengono fatti con la dovuta frequenza». Invece «prevenzione e controllo sono le parole chiave, insieme alla punizione, penale e civile, dei responsabili: aspettiamo che la magistratura faccia luce su quanto accaduto e punisca severamente chi ha la responsabilità, perché accade spesso che dietro una morte sul lavoro ci sia un assassinio legalizzato e chi deve pagare resti impunito».
Un vero e proprio anatema, giustificato dal fatto che è «intollerabile che si muoia ancora di lavoro, in Sardegna, nel 2008». Ancora: «È una vergogna che la Confindustria nazionale abbia criticato l'inasprimento delle sanzioni previsto nel decreto del Governo», continua Diana, «perché resta ancora diffusa la mentalità che di fronte alle morti bianche non ci debbano essere colpe perseguibili e punibili. Non esistono tragiche fatalità e non c'è distrazione che possa portare a un incidente mortale. Ci sono semplicemente delle gravi mancanze nei sistemi di sicurezza di troppe aziende».
A chiamare in causa la Regione è il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio, Luciano Uras: per un immediato intervento a favore delle famiglie vittime di infortuni sul lavoro e lo studio di un piano regionale di prevenzione: «Chiedo formalmente la convocazione urgente delle commissioni consiliari Lavoro e Sanità, in seduta congiunta, perché promuovano le necessarie audizioni con le autorità regionali e locali interessate, le organizzazioni sindacali di categoria e confederali, le associazioni imprenditoriali, per individuare immediate iniziative per un adeguato intervento della Regione», scrive Uras in una lettera aperta i colleghi.
Ricordando come la finanziaria 2008 impegni l'amministrazione a concordare un programma di interventi con la direzione regionale del ministero del Lavoro: «Sono disponibili quattro milioni di euro per promuovere più elevati standard di sicurezza, campagne informative e iniziative di sensibilizzazione, per la formazione degli operatori, delle istituzioni e delle organizzazioni; per il potenziamento delle azioni di coordinamento delle attività di vigilanza e per le procedure e banche dati condivise con istituti e altri enti».
È d'accordo sull'urgenza l'assessore regionale al Lavoro, Romina Congera: «Credo che dovremo agire subito, fare immediatamente il programma, prevedere che in questi momenti tragici le famiglie dei lavoratori colpiti non rimangano sole. Penso che parte dei quattro milioni di euro debba andare alla famiglie, per aiutarle ad affrontare le grandi difficoltà determinate da un così tragico ed improvviso lutto. È inaudito ed inaccettabile nel 2008 che, come in un bollettino di guerra, si continui a contare vittime innocenti sul fronte del lavoro.
Al «fondo di solidarietà per risarcire chi è vittima di incidenti sul lavoro» o nei casi peggiori «le famiglie» guarda anche Federico Palomba, deputato dell'Italia dei Valori. Ma non solo: «Il fenomeno delle morti bianche non è una fatalità e non è neppure da attribuirsi a una normativa inadeguata e lacunosa: se applicata, risulta essere abbastanza efficace e in linea con gli standard europei, considerati i più efficaci al mondo. Mancano, di fatto, capillari controlli sull'applicazione e sul rispetto di tali disposizioni. Perciò, è quanto mai urgente prevenire e incidere sulle cause che determinano gli incidenti sul lavoro con un controllo severo e attento sulle norme di sicurezza. La nostra proposta riguarda il rafforzamento degli organici del personale ispettivo che attuino verifiche costanti». In sostanza «è indispensabile aumentare il numero di ispettori tecnici di almeno 300 unità»: compito del prossimo governo, di qualunque colore esso sia.
Perché «le morti sul lavoro sono un'anomalia tutta italiana», sottolinea Bobo Craxi. Il sottosegretario agli esteri è a Cagliari per un incontro elettorale dello Sdi: «Ci sono stati più morti in Italia sul lavoro che non morti di soldati americani in Iraq. Oggi si dà meno qualità e dignità al lavoro, che non è più visto come fattore di protezione sociale. C'è molto da fare. Il partito del lavoro per eccellenza è il Partito socialista: per questo noi, nella prossima legislatura, difenderemo tutti coloro e tutte le leggi che promuovono questo diritto e, soprattutto, la sicurezza sul lavoro».
Ne parlerà oggi, ancora nel capoluogo, anche il ministro del Lavoro Cesare Damiano, nell'isola per la campagna elettorale del Pd. Se ne occuperanno i giornalisti politici. Per gli ultimi tre morti hanno lavorato i neristi e poi i colleghi della giudiziaria: succede così anche per gli omicidi o i fatti di cronaca importanti. Ma nessuno, in quei casi, parla di morti bianche.
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