martedì 8 aprile 2008
di Raffaele Deidda
Prima il flop del 30 marzo al cinema Imperia di Palermo, costato la testa del coordinatore regionale siciliano di An e di quello provinciale di Palermo, rei di essere riusciti a portare soltanto 300 persone interessate a farsi arringare dall'ex pupillo di Almirante. Poi giovedì 3 aprile, in piazza del Carmine a Cagliari, il floppino, ma per fortuna nessun colonnello o sergente sardo pare perderà la testa, perché ci hanno pensato le testate amiche de L'Unione Sarda e di Videolina a comunicare ai sardi in quale bagno di folla corroborante abbia potuto tuffarsi il leader di An nella storica piazza cagliaritana, teatro di passati raduni di destrorsi nostalgici della camicia nera.
Ora quella camicia ha assunto una tonalità decisamente azzurra dopo essere passata per la sfumatura bruna, con An proveniente dalla Destra Nazionale e ancora prima dal Movimento Sociale, già dotata di radici robuste e consolidate suggestioni ideologiche. Radici che oggi sembrano appartenere al trapassato remoto di AN e al presente di Forza Nuova, della Fiamma Tricolore, di Azione Sociale, de La Destra.
Relativamente al flop palermitano qualcuno ha ironizzato anche sulla scelta del locale, il cinema Imperia, il cui nome evoca un periodo in cui un tal Cavalier Benito Mussolini, noto anche come Duce, con voce maschia comunicava agli italianiiiiii il primato di cielo, di terra e dell'aria dell'italico impero. Insomma, la scelta di piazza Carmine a Cagliari rispetto all'Imperia di Palermo è stata decisamente più felice, anche se si è trattato comunque di un altro piccolo flop, con sole 2.500 persone presenti al comizio, mentre contemporaneamente, a sentire Walter Veltroni in piazza Garibaldi, erano presenti dalle 6.000 alle 10.000 persone, in base ai dati / forbice forniti rispettivamente dalla questura e dagli organizzatori dell'evento.
Per Fini la piazza è stata anche una scelta obbligata, visto che a Cagliari non c'è un cinema Imperia né un altro locale con un nome altrettanto evocativo. Forse poteva andar bene il cinema Astoria (dal dizionario De Mauro: “Astoria -> vedi Astorico: che non ha o non intende avere rapporto con la storia; smentito, negato dalla realtà storica”). Il che fa assumere al termine “astoria” il significato di storia inventata, senza alcun fondamento reale. Il riferimento poteva passare, vista l'invenzione di un partito “astorico” come il Pdl, nel quale Fini è confluito. Lo stesso Pdl che secondo Fini rappresentava le “comiche finali” del Cavaliere e in riferimento al quale aveva orgogliosamente ribadito: «Non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi». Detto, fatto.
Con la trasferta di Napoli di venerdì 4 aprile, il Gianfranco “alleato nazionale” del Cavaliere ha potuto tirare un sospiro di sollievo: finalmente una piazza piena, con alcune decine di migliaia di persone venute ad applaudire. Gli applausi non sono però per Fini ma per lui, il Cavaliere, che ha scaldato la platea con il consueto armamentario dei “comunisti”, del “settedoppiezze” Veltroni pensionato parlamentare, «colpito da un fulmine sulla strada di Damasco come San Pietro» (sic!), di Bassolino responsabile insieme a tutta la sinistra del problema rifiuti e dell'immagine rovinata di tutto il nostro paese. Il Cavaliere che poi ha promesso: “Prendo un impegno: il primo consiglio dei ministri si terrà a Napoli e resterò a Napoli fino alla fine dell'emergenza rifiuti”. Per par condicio la Lega ha chiesto a Berlusconi di tenere il secondo consiglio dei ministri a Malpensa.
(Stupisce che Piergiorgio Massidda e Mauro Pili non abbiano ancora fatto sentire le ragioni del Popolo Sardo della Libertà, o dell'Autonomia, per rivendicare uno dei prossimi consigli dei ministri del governo Berlusconi a Villa Certosa).
A Fini è spettato invece di iniziare il comizio napoletano con i temi a lui più congeniali: legalità e sicurezza. «Chi ha sbagliato deve pagare. Per prima cosa, una volta al governo, bisogna cambiare le leggi fatte apposta per garantire i delinquenti. La sinistra è incapace di garantire legalità». Una sorta di revival, un cliché già visto nei cinque anni di governo del centrodestra, giustizialista quando si tratta dei poveracci e garantista invece nei confronti dei potenti, fra i quali primeggiano il Cavaliere stesso e i suoi amici.
«Oggi ho visto Fini a Napoli, con il bavero dell'impermeabile alzato, camminare alle spalle di Berlusconi. Penso che sia pericoloso», ha affermato Daniela Santanchè, candidata premier de La Destra, alla conferenza stampa della Rai. La stessa aveva già dichiarato: «Che soddisfazione vedere Fini trasformato in valletta. Finalmente una valletta maschio», dopo averlo visto sul palco del Palalido di Milano a fianco del capo Berlusconi. Il teatrino della politica continua e cresce l'ironia sul ruolo non proprio verticale di Gianfranco Fini all'interno del Pdl ad opera soprattutto dei suoi vecchi camerati, mentre il buonista Veltroni continua a privilegiare i toni civili citando, di preferenza, “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”.
Così la memoria va a ripescare momenti più qualificanti di Gianfranco “alleato nazionale”, quando non era oggetto di ironia ma era il ministro degli Esteri del passato governo Berlusconi, rappresentante del paese Italia membro fondatore dell'Unione Europea riuscito a diventare, con Berlusconi premier e con la Lega in coalizione, il paese con l'anti-Europa all'interno del proprio governo pur avendo scaricato, grazie all'euro, una parte rilevante del suo debito sulle spalle dell'Unione Europea. Un paese che per cinque anni aveva brillato per caduta verticale del livello di competitività e del credito internazionale.
In Italia aveva avuto una ben scarsa eco un episodio che aveva invece sbalordito gli ambienti politico - economici e finanziari inglesi, avendo fra i protagonisti la Fitch Ratings, una delle tre più grandi agenzie di classificazione del mondo, capace di valutare in 90 paesi la capacità di migliaia di clienti pubblici e privati a rimborsare il loro debito. Relativamente al nostro paese, Fitch offre servizi di valutazione sul rischio Italia agli investitori internazionali, che sono poi quelli che finanziano larga parte del debito pubblico italiano, fornendo ai mercati finanziari un giudizio indipendente e puntuale.
In una puntata di “Ballarò” del mese di aprile 2006, tra gli invitati c'erano il ministro degli Esteri Fini e il presidente della Camera Casini. Giovanni Floris si era collegato con la sede londinese di Fitch per chiedere a Brian Coulton un giudizio sull'affidabilità per gli investitori del debito pubblico italiano, causando la reazione decisamente poco “fine” di Fini: «Ma cosa vuoi che ne sappia questo qui…., non è credibile, non sa neppure l'italiano… forse Fitch è l'agenzia privilegiata di Rai 3». A Londra si erano chiesti a lungo se fosse possibile che un ministro degli Esteri europeo ignorasse l'esistenza di una major come Fitch, rendendo evidente quanta padronanza dei meccanismi del capitalismo (e non delle economie socialiste!) risiedesse all'interno della cosiddetta “destra liberale” nel nostro Parlamento.
Sabato 5 aprile, comizio del Cavaliere a piazza del Pantheon a Roma. Con Fini, stante la bella giornata, stavolta senza impermeabile, e col Cavaliere che dichiara: «Purtroppo ancora non si è trovato un mio sostituto che possa tenere insieme tutti i moderati, i liberali, i cattolici, i laici e i riformisti che costituiscono il Popolo delle Libertà. Sono, in una parola, ancora infungibile».
Insomma, il leader nel bene, e soprattutto nel male, è sempre lui, il vecchio Cavaliere di 72 anni che lascia all'ormai datato “giovane” candidato leader del centro destra un ruolo di limitato respiro politico: parlare delle droghe. Non è “figo” farsi una canna, ha detto Fini ai giovani del Pdl, anzi è da stupidi. Tutto qui? Ci saremmo aspettati qualcosa di più dall'orgoglioso erede politico di Almirante.
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