domenica 6 aprile 2008
Lettere.
di Adriano Salis
Intervengo obtorto collo sulla lettera di Stefania Sanna pubblicata il 4 aprile con il titolo “Io, biologa precaria, posso votare il Pd che trova un posto ai suoi uomini al Tecnocasic?”. Lo faccio malvolentieri e, sinceramente, mi sarebbe piaciuto dedicarmi ad altro argomento. Sono però impegnato, da mesi, in una difficile campagna elettorale il cui esito potrebbe segnare un triste e pericoloso “ritorno al passato”, con la vittoria della coalizione autoritaria formata da Berlusconi, Fini, Bossi e Cuffaro, e non posso non esprimere, con chiarezza e di fronte agli elettori, la mia indignazione per i fatti esposti nell'articolo in oggetto.
Sono impegnato fino allo spasimo nel tentativo di contrastare la sempre più estesa convinzione del “tanto sono tutti uguali”; nel combattere le tante forme di voto di scambio che si manifestano anche in queste elezioni, a causa della situazione di disperazione che vivono tante famiglie; nel tentativo di convincere tanti giovani a non cadere nella trappola dell'astensionismo, da loro vissuto come protesta verso una politica sorda ai loro bisogni, in primis al bisogno di lavoro.
Ebbene, la vicenda dell'assunzione al Tecnocasic del vicepresidente della Provincia di Cagliari, e segretario provinciale del PD, rischia di mandare in frantumi tutte le argomentazioni da me svolte finora per evitare di far perdere anche un solo voto alla coalizione PD-IDV Lista Di Pietro. E pensare che ieri, proprio a Cagliari, il candidato della coalizione PD-IDV, Veltroni, ha detto: «Sogno un'Italia dove non sia necessario conoscere un onorevole più o meno potente, per trovare un posto di lavoro». Walter Veltroni, peraltro, è il segretario nazionale del PD, partito di Moriconi e di Milia, presidente della Provincia che, paradossalmente, diventa ora anche il datore di lavoro del suo vicepresidente.
Mi indigna, non posso e non devo nasconderlo, la doppiezza e la distanza siderale tra enunciazioni teoriche e comportamenti reali. Voglio esprimere a Cesare Moriconi il mio sentimento di rammarico e di tristezza per una vicenda che, sinceramente, poteva essere risparmiata al nostro popolo e, forse, anche a se stesso.
Non avessi letto, Cesare, le tue dichiarazioni a Il Giornale di Sardegna del 1º aprile, avrei pensato ad una operazione ordita contro di te, una sporca operazione politica tesa, a 10 giorni dal voto, a distruggere la tua credibilità e quella del partito che tu rappresenti al massimo livello provinciale. Leggo invece, purtroppo, che tu sei «…contento che una società per azioni come il Tecnocasic abbia deciso di assumermi… Non capisco perchè la mia carriera politica deve danneggiare la mia vita professionale».
Se non fosse una vicenda estremamente seria, mi verrebbe da pensare ad un pesce d'aprile o, per dirla con Di Pietro, «che c'azzecca!». Perchè vedi, caro Cesare, la maggioranza delle persone, ed io con loro, declinano diversamente la tua affermazione e cioè: «Non capisco perchè la sua carriera politica deve avvantaggiare la sua vita professionale». Perchè i tuoi titoli professionali sono tanti ma, sicuramente, non superiori a quelli di moltissimi laureati in chimica e biologia che, nonostante i curriculum presentati, sono ancora disoccupati o precari, come Stefania.
Non spero in un tuo ripensamento. Speravo però che, con la fine dell'era Usai al Casic e con l'elezione di Graziano Milia, si potesse cambiare marcia nel Consorzio industriale più potente della Sardegna; dimostrare, anche lì, che non è vero che “sono tutti uguali”. Magari modificando le norme assurde che consentono le assunzioni dirette, e clientelari, senza concorso in un consorzio di Enti pubblici, finanziato con fondi pubblici.
Il momento forse non è ancora arrivato, ma io non dispero. È vero, Stefania, che ci sono i cattivi esempi ma c'è anche, finalmente, il coraggio di denunciarli. E soprattutto sono ancora tanti coloro che credono alla politica come missione, che non riescono a scindere la politica dall'etica, dalla moralità e dalla coerenza. Siamo in tanti sul campo del rinnovamento della politica e sono convinto che, alla fine, ce la faremo. D'altronde il nostro slogan comune non è forse: “una buona politica? si può fare!”.
Se poi proprio non riesci a votare PD, puoi votare Italia dei Valori; il risultato è migliore: un voto per Veltroni presidente, con maggiore rigore etico.
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