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venerdì 4 aprile 2008

Veltroni, un italiano tranquillo
ecco la sua forza semplice:
non è travolgente ma rassicura
Stracciato Fini, appeal svanito

di Giorgio Melis

Il confronto a distanza, a un'ora l'uno dall'altro in due piazze “storiche” di Cagliari per la sinistra e la destra, ha detto - per quel che può valere - che Walter Veltroni “tira” molto più di Gianfranco Fini, forse anche di Berlusconi, almeno in Sardegna. Non è solo per quantità di persone attorno al palco del comizio. Il leader di An, al Carmine, nel luogo degli appuntamenti più intensi e affollati della destra, ha mostrato una perdita di appeal che non è solo misurata da un pubblico quasi dimezzato rispetto a quello di Veltroni, benché parlasse a un'ora più favorevole. È che Fini è davvero come oscurato, ridimensionato drasticamente da Berlusconi e risente del disagio e dei malumori che travagliano il suo partito: in crisi di identità politica, al traino in ogni senso del Cavaliere.

Non c'è solo una perdita di protagonismo e di attrazione, per Fini. Proprio una caduta di slancio e convinzione, coinvolge poco il suo popolo: deluso e disorientato. Molto meno entusiasta che in passato. Dunque, niente folla delle grandi occasioni in piazza del Carmine, ben lontana dai pienoni del passato: senza il calore che l'eccellente tribuno Fini sapeva trasmettere e trasformare in entusiasmo.

Se la Sardegna sarà davvero decisiva nel risultato almeno al Senato, in teoria Veltroni sembra aver segnato punti importanti. Sono apparrete decisamente in rialzo le sue quotazioni: al fianco di un Renato Soru che si è speso non vistosamente ma intensamente, con riscontri imparagonali con quelli debolissimi (si è sentito anche ieri) di Cabras o altri. Due giorni intensi e molto diversificati, da un capo all'altro dell'isola, con exploit importanti a Sassari ed ieri a Cagliari, passaggi significativi nel Nuorese e nel Sulcis.

È rischioso misurare le possibilità di vittoria dalla risposta di piazza, benché sia un parametro non trascurabile. Dunque bisogna andare oltre le seimila persone che affollavano fino oltre le 22 la piazza Garibaldi. Era dal 1979, ricorda Tore Cherchi, «che non si vedeva tanta gente: come in uno degli ultimi appuntamenti di Enrico Berlinguer a Cagliari». C'è qualcosa d'altro, però, anche se dovranno essere le urne a confermarlo. Con l'occhio sperimentato, rispetto a pochi anni fa c'era almeno il triplo di facce nuove o comunque non viste da parecchio tempo, con un'età media molto abbassata rispetto alla prevalenza di ultracinquantenni anche del 2006. Più calore e slancio, benché senza ola e cori da stadio.

A seguirlo da vicino in appuntamenti ravvicinati, si capisce meglio quale sia la forza concreta e semplice di Veltroni. Non è particolarmente sexy, non usa effetti speciali né per eccitare la folla e neanche attizzarla polemicamente contro «il principale esponente dell'altro schieramento». Non nomina mai Berlusconi, gli risponde pacatamente, con ironia pungente ma rifiutando lo scontro. È un ragionatore sodo, pieno di riferimenti concreti alla vita quotidiana, al declino dell'Italia che si è accentuato negli anni di governo del Cavaliere. Allo stesso tempo inocula fiducia e speranza non da mago Merlino, non evoca sogni mirabolanti, chiama tutti alla responsabilità perché il riscatto è possibile: appunto, «si può fare».

Vinca o perda, appare sereno perché la partita resterà aperta e lui avrà un'altra chance: impossibile per il Cavaliere. Veltroni non è ancora un leader travolgente perché il carisma si conquista col tempo e gli atti, va costruito, specie se si rifiutano i toni mirabolanti. E questo si può fare. Parafrasando il titolo di un celebre romanzo di Graham Greene, Veltroni appare “un italiano tranquillo”. Non ancora seducente ma con una solida credibilità. Rassicurante, di grande esperienza, senza controindicazioni forti. Con una popolarità serena, accessibile, non divistica. Uno che spiega come e perché alla fine di ogni comizio fa suonare l'inno di Mameli, ormai metabolizzato oltre le partite di pallone della nazionale: merito grande di Carlo Azeglio Ciampi, l'amatissimo che solo Berlusconi continua a criticare.

Ecco, vinca o perda, Veltroni appare “il tranquillo italiano” che non spacca e non divide, è percepito come un personaggio cui il Paese ora o più avanti potrà affidarsi serenamente, non ne diffida già ora anche fra chi non lo voterà. Resterà comunque sulla scena, vinca, perda o pareggi. Ha vent'anni meno di Berlusconi, non lo fa pesare in termini grevi. Solo ricordando che in Europa e presto anche negli Usa, governano solo suoi coetanei, di ogni pensiero politico. È un richiamo non subliminale a quel che gli italiani sanno: un popolo invecchiato non può avere solo leader della terza età. Anche questo è un messaggio che rafforza la figura di Veltroni, un “tranquillo italiano” non incalzato neanche dall'età e dalla voglia di rivalsa, con molto tempo e chances davanti a sè.

Basterà a migliorarne le quotazioni, a inverare l'annuncio obbligato d'essere a un'incollatura da Berlusconi rimontato? Impossibile dirlo. Tra dieci giorni sapremo se gli italiani vanno ancora alla ricerca di una guida che promette tutto e il contrario, dice e smentisce in un perenne fuoco d'artificio, O se invece si sono persuasi che ai grandi, difficili, complessi problemi del Paese non esistono risposte semplici, facili e miracolistiche. In questo secondo caso, potrebbe suonare l'ora dell'italiano tranquillo. Il dramma dell'Alitalia potrebbe aver mostrato agli italiani che si può precipitare e sfracellarsi al suolo, seguendo cavalieri rampanti, i cui voli sono a rischio e senza rete per tutti. Ma è ben possibile che quest'Italia plasmata dalle funzioni oniriche della tv totalizzante, preferisca ancora affidarsi agli spacciatori di illusioni.


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