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mercoledì 2 aprile 2008

Usai ha fatto il bel gesto prima dell'addio
e Milia non ha dovuto assumere
al Tecnocasic il suo vice in Provincia

di Giorgio Melis

Accade, talora anche nelle Repubbliche delle banane o dei fichidindia come la Sardegna, che il presidente di un'istituzione si ritrovi come subordinato e dipendente il vicepresidente della stessa istituzione. Il quale è anche il suo referente politico, oltreché l'uomo di fiducia di tutti o quasi i capi e capetti dell'alleanza comune. È accaduto del tutto casualmente a Sua Grazia(no) Milia. Presidente della Provincia e del Casic (ma ha rinunciato, troppo buono, alla direzione generale di diritto del Tecnocasic, benché dotato di plurimi glutei okkuppanti poltrone e potere con annesse multiple prebende), ha avuto la clamorosa sorpresa di ritrovarsi il suo vicepresidente e assessore provinciale all'istruzione, Roberto Moriconi, come dipendente al Tecnocasic in qualità di biologo. Per una richiesta di assunzione più di un anno fa e ora incidentalmente andata a buon fine.

Un fatto inopinato ma fortunato nelle congiunture temporali. Immaginate che il Moriconi è stato assunto poco più di un mese fa, per decisione (fra le ultimissime) dell'ex presidente del Casic Sandro Usai: due settimane prima che sgomberasse, dopo soli vent'anni di dominio. Davvero una fortuna, che ha levato Milia dall'imbarazzo. Non l'avesse fatto Usai, sarebbe forse stato lui a dover chiamare Moriconi al lavoro. Il presidente che assume il vicepresidente della Provincia, naturalmente obtorto collo: può essere imbarazzante.

Quando si dice nascere con la camicia. L'ha fatto in extremis Usai, evitando l'incombenza, magari respinta, al successore. Milia si sarebbe trovato in grande ambasce, a dire di no. Perché il vicepresidente, ora suo dipendente anche amministrativo è pure coordinatore provinciale del Pd (area Cabras), cioè il segretario provinciale di Milia. Con un cursus politico notevole, ovviamente estraneo alla sua assunzione. Infatti è stato per cinque anni (1994-1999) capo della segreteria dell'assessore alla sanità Paolo Fadda, poi assessore comunale a Sinnai per la Margherita, segretario particolare dell'assessore regionale agli enti locali Gianvalerio Sanna.

Dopo tanto faticare in subordine, è diventato vicepresidente della Provincia e assessore all'istruzione: scelto da Milia forse anche per suggerimento di Paolo Fadda e con l'assenso dello stato maggiore dell'attuale Pd di stretta osservanza al cardinal vicario Antonello Cabras. L'assunzione (1.600 euro al mese, salvo straordinari) al Casic, con tanto di curricula benché senza concorso, è il giusto riconoscimento ad un professionista estraneo alla politica e ai partiti, benché con buoni amici. L'impegno nei partiti non può del resto essere un impedimento a congrui sbocchi di lavoro: specie in un Casic notoriamente impenetrabile alle influenze politiche. Essendo masculino e non potendo sposare un milionario o il figlio di Berlusconi, si è casualmente ammogliato col consorzio, ritrovandovi per caso il suo presidente di Provincia.

Insomma, una vicenda edificante, una bella storia italiana: di sapore deamicisiano, quasi toccante, peccato siano così rare. Ed è una vergogna che L'Unione Sarda, sempre così ben informata e simpatizzante con le vicende del Casic e dei suoi amici al timone, abbia taciuto - a differenza della Nuova Sardegna e del Giornale di Sardegna - e con l'implacabile fustigatore TgR Rai e l'arcigna Videolina, non abbiano rallegrato lettori e telespettatori con una così incoraggiante (per i tanti disoccupati compatiti col cislino Mario Medde) vicenda a lieto fine. Dev'essere stato a fin di bene. La gente mormora, i maligni imperversano e qualcuno avrebbe magari pensato al male, temerariamente.

Certamente avrà consolato Graziano Milia dei dissapori manifestati a mezzo comunicato col presidente Soru. Il quale ha negato ogni assenso alla nomina di Granara, mentre Sua Grazia(no) specifica di non aver avuto segnali di dissenso o contrarietà all'indicazione per il navigante carlofortino d'altura e di Storelli. Un peccato, che si sia rinnovata la disarmonia tra i due presidenti. Iniziata da tempo. Da quando Milia, beneficato nello spareggio sulla provincia contro Mariano Delogu dal trionfo di un anno prima di Soru alle regionali, è finito in cagnesco col leader regionale. Diventandone uno dei più aspri oppositori anche nella corsa alle primarie del Pd.

Comunque, Milia ha reagito con stile elevato, proponendo a Soru di notificare un'eventuale contrarietà: con cui l'assemblea del Casic si sarebbe ovviamente detersa il fondoschiena. Resta purtroppo un disamore cui il presidente della Provincia e del Casic ha opposto un aplomb di eccellenza istituzionale. Nel suo comunicato, parla di sé sempre al plurale: “abbiamo”, “siamo stati”, “siamo pronti”. Tutto nella solennità dello scritto, benché anche il Papa, più sciatto, usi ormai la prima persona singolare. È possibile che sia giustamente entrato nel ruolo perché lo si è chiamato scherzosamente chiamato Sua Grazia(no), titolo col quale ci si rivolge come minimo ai marchesi.

Con la stessa benevolenza condiscendente, ha dunque precisato che “abbiamo accettato” (sempre lui) l'incarico al Casic “per spirito di servizio”: formula immortale che usavano i grandi democristiani come Moro e Fanfani e nessuno più, purtroppo: tranne Milia. Ma questo riferimento allo “spirito di servizio” non si addice al bi-tri-presidente. Rischia di apparire Sua Grazia(no)-Colf, benché di alto lignaggio istituzionale e con appannaggio all'altezza: quasi reale. Il presidente del Casic ha un'indennità di 83 mila euro l'anno: da aggiungere a quelli da “governatore” della Provincia. Ma certamente non è per eccessiva considerazione di sé, l'uso del “noi”. È la pluralità dei ruoli che fa l'uomo: lui si adegua alla molteplicità delle investiture.


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