martedì 4 marzo 2008
Interventi.
di Alberto Mario DeLogu
Ho fatto un sogno. Ho sognato di svegliarmi un bel mattino e di aprire il giornale fresco di giornata, mentre sorseggiavo un caffellatte ben caldo. La legge finanziaria, leggevo, era stata approvata dopo un solo giorno di dibattito parlamentare. Il Primo Ministro era andato in Parlamento senza una maggioranza, sperando nella bontà della sua legge di bilancio. Per renderla più appetibile, aveva seminato qua e là qualche leggero sgravio fiscale per le piccole imprese, più soldi per asili e scuole materne, un fondo di prepensionamento ed un aiutino per i settori industriali in crisi.
La congiuntura internazionale non era del tutto favorevole, eppure l'economia nazionale teneva egregiamente, l'inflazione era bassa e la disoccupazione insignificante. L'avanzo di bilancio (il “fondo vacche magre”, come l'aveva chiamato il Ministro delle Finanze) era calato da 3 miliardi a 2,3 miliardi. Era la prima volta in dieci anni che il surplus di bilancio scendeva a questi livelli. Un avanzo? Che vada subito ai lavoratori!, tuonava l'Estrema Sinistra. Un avanzo così risicato? Vergogna! Spendaccioni!, tuonavano gl'Indipendentisti.
S'avvicinava il momento della verità: dopo il Ministro delle Finanze avrebbe preso la parola il Capo dell'Opposizione. Nell'Aula scende un silenzio tombale. «Non è una gran legge di bilancio», dice il Capo con studiata calma, «e non risolve molti dei problemi di cui soffre questo paese», prosegue, «… ed il signor Ministro delle Finanze sembra aver copiato molte delle nostre buone idee».
Nell'Aula non vola una mosca. «Ma questo paese», incalza d'improvviso il Capo dell'Opposizione, il tono fattosi più perentorio, «questo paese ha bisogno di tutto, in questo momento, fuorché di nuove elezioni!». Altra pausa interminabile. «Ragione per cui…», l'Aula tende l'orecchio, «… ragione per cui voteremo a favore di questa legge finanziaria!».
Tutti si guardano attorno, l'un l'altro, qualcuno sorride, altri si levano soddisfatti, altri ancora borbottano il proprio dissenso. La Finanziaria è approvata, la seduta è tolta, l'Aula pian piano si svuota.
Ripiego il giornale e finisco di bere il mio caffellatte, ormai fattosi tiepido. Dò un'ultima occhiata ai titoli di testa, e guardo fuori dalla finestra: iernotte sono venuti giù altri trenta centimetri di neve.
Non ho sognato: è tutto vero. È successo solo pochi giorni fa. Il Primo Ministro, il Ministro delle Finanze, il Capo dell'Opposizione: tutto vero. Ma hanno nomi che terminano in consonante, e non in vocale. Anche il Paese esiste davvero: si chiama Canada, ed è giusto a qualche ora d'aereo dall'Italia. Su questo stesso pianeta, non su un altro.
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