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lunedì 25 febbraio 2008

L'avvocato è in strada, niente appuntamenti
Volontari in toga pronti a difendere
i diritti ignorati di emarginati e senza casa

di Elvira Corona

«Gettare un ponte fra le vittime di discriminazione, le associazioni legittimate ad agire ed il mondo forense». Viene siglato con questo obiettivo l'accordo tra l'associazione Avvocato di strada e l'Unar, Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali, istituito nel 2003 presso la presidenza del Consiglio. Secondo questa intesa, l'ufficio governativo che si occupa di promuovere la parità di trattamento tra cittadini italiani e non, potrà ora indirizzare agli sportelli di “Avvocato di strada” tutte le persone straniere senza fissa dimora - irregolari compresi - perché possano chiedere aiuto se ritengono di essere vittime di un episodio di discriminazione fondato sulla razza o l'origine etnica. Una tutela legale in più per gli immigrati che d'ora in poi potranno rivolgersi a una rete che copre già molte città italiane.

Le persone senza fissa dimora sono una categoria sociale in continua crescita. Fenomeno tipico dei paesi ricchi, rientra in quello più generale dell'esclusione abitativa definita homelessness, che comprende oltre ai senza dimora, anche i nomadi, immigrati, parte dei malati psichici e chiunque si veda negato il diritto ad avere una casa. In Italia si calcola che almeno 500.000 persone non riescano ad avere un'abitazione degna di questo nome, e tra queste i senza dimora secondo i dati Fiopsd (Federazione italiana organizzazioni per le persone senza dimora) sono un numero compreso tra le 65mila e le 120 mila persone.

Da un'inchiesta della stessa federazione risulta che il fenomeno delle persone senza dimora riguarda gli uomini più che le donne: in Italia rappresentano l'81,8%. Si tratta di persone spesso invisibili, di cui ci accorgiamo solo se capita loro qualcosa di terribile, come morire di freddo durante l'inverno, o essere picchiati da qualche gruppo di esaltati intolleranti, e solo per questo occupano un qualche spazio nei telegiornali.

Comune - almeno tra le persone lontane dal fenomeno - è la convinzione che i barboni o i clochard siano persone che hanno volontariamente scelto di rompere gli schemi di una vita borghese, fatta di obbligazioni che la società impone, per aderire invece a uno stile di vita basato sulla libertà e sul rifiuto di responsabilità. Altri pensano che queste persone rappresentino una fascia di popolazione di “predestinati alla povertà e alla miseria”, non tenendo conto che in realtà si tratta di una composizione eterogenea di persone, accomunata da una serie di problemi e di questioni profonde e complesse che sono in forte relazione con i meccanismi e i processi che producono nelle nostre società benessere e integrazione sociale e allo stesso tempo casi di forte disagio e conseguente esclusione sociale.

In realtà chi lavora a stretto contatto con queste persone ne denuncia una una condizione di acuta sofferenza, che riguarda individui che provengono, in modo trasversale, da ogni strato sociale. Si presenta come un disagio complesso, una serie di problemi non necessariamente in rapporto di causalità tra loro. Nella maggior parte dei casi i senza dimora sono persone che da sole non sono capaci di emanciparsi a una condizione di maggior benessere. Ma non in tutti i casi. Rappresenta probabilmente un'eccezione l'associazione “Piazza Grande”, fondata a Bologna nel 1993 proprio per dare assistenza alle persone senza dimora, per difenderne i diritti, per favorirne il reinserimento all'interno della società da cui sono state emarginate.

A renderla una realtà originale nel panorama italiano è la sua composizione e gli stessi principi che la guidano. L'associazione, infatti, è nata e si è sviluppata grazie alle idee e all'intervento in prima persona di tantissimi senza dimora. E nel corso di questi 15 anni i cittadini svantaggiati si sono organizzati per realizzare le più differenti modalità di intervento sui problemi dell'emarginazione. Il principio guida è la convinzione che solo attraverso l'autorganizzazione e la ricerca di nuove strategie di intervento sociale volte a superare la propria condizione di utente passivo, chi vive in strada può diventare un soggetto attivo, propositivo, e può abbandonare la propria situazione di disagio socio-economico.

E tra le tante iniziative del gruppo una è proprio quella della tutela legale attraverso il progetto degli Avvocati di strada. Nella pratica uno sportello - il primo dei quali attivo a Bologna già dal 2001 - dove avvocati professionisti volontari mettono a disposizione parte del proprio tempo e la loro esperienza per assistere gratuitamente le persone di strada che hanno bisogno di un supporto legale.

«Uno dei canali preferenziali tramite cui cerchiamo di interessare altre persone al nostro progetto è quello dei media», dicono dall'associazione, e per fare sì che il progetto si diffonda il più possibile, si rendono disponibili ad interventi e iniziative pubbliche di sensibilizzazione sui temi dell'esclusione sociale e delle nuove povertà. Uno degli obiettivi principali del progetto è quello di esportare il modello nelle altre città d'Italia dove risiedono queste persone in difficoltà.

Per ora la rete comprende 16 città, e Cagliari non è tra queste. I volontari dello sportello di Bologna - pionieri della lodevole iniziativa - sono comunque disponibili a valutare - insieme alle associazioni che si occupano di persone senza fissa dimora, ma soprattutto avvocati sensibili al problema - la possibilità di aprire uno sportello di Avvocato di Strada. Si accettano candidature.


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