domenica 10 febbraio 2008
Interventi.
di Antonello Gregorini
Sulla vicenda Tuvixeddu e la sentenza del TAR, le ragioni per cui provare un profondo disgusto sono molte. Provo a farne una sintesi.
- Una parte di politici, amministratori, associazioni ambientaliste e civiche si è fatta portatrice di un'idea tendente a modificare la percezione della realtà dei luoghi del compendio. In particolare è stato fatto in modo che passasse l'idea che tutta l'area fosse di interesse archeologico e contenesse tombe. In realtà questo non è.
- Come ribadito dalla sentenza, il progetto sottostante l'accordo di programma conteneva già molti dei requisiti richiesti da una normale tutela ambientale. Su 48 ettari 34 furono ceduti, 20 in più di quelli effettivamente di interesse archeologico.
- La commissione di tutela del paesaggio è stata nominata in tutta fretta, con criteri di formazione e di scelta non legittimi, sulla base delle esigenze della Giunta regionale.
- La commissione ha mistificato strumentalmente la realtà dei luoghi.
- La Giunta regionale, non paga di quanto sin lì combinato, ha commissionato un progetto, al di fuori di qualsiasi norma e procedura di legge, a un noto paesaggista francese.
- Il paesaggista francese ha sviluppato un progetto che (come evidenzia il TAR) non poteva dirsi di “tutela paesaggistica” ma, sembra di poter dire, è un progetto alternativo a quello di Coimpresa che contiene più di un elemento comunque discutibile sul piano paesaggistico, modifica i luoghi profondamente anche in antitesi con quanto revocato dalla stessa commissione regionale.
- Il parco che si stava realizzando (i lavori erano al 70-80%), per 24 ettari, non è stato realizzato, a discapito della fruizione pubblica.
- L'azione della Giunta regionale ha provocato danni ingenti di ordine economico, politico-amministrativo, ma, se è consentito, anche civico.
- Anche il progetto dell'impresa Cocco, che insiste effettivamente sulle tombe, beneficerà di questa sentenza.
L'azione violenta e perentoria della giunta regionale ha precluso altre forme di negoziazione, anche transattive con parziale esborso da parte del pubblico per l'acquisto o l'esproprio (in quel contesto il costo è simile) di porzioni di territorio.
Perché sia fatto salvo un principio di responsabilità civile e penale mi auguro, a questo punto, che gli attori principali della vicenda, compresi quei politici e presidenti di associazioni che l'hanno cavalcata senza remore per il perseguimento dei loro scopi, spesso di pura e semplice visibilità mediatica, paghino i danni causati e ne rispondano anche personalmente.
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