mercoledì 6 febbraio 2008
di Sergio Ravaioli
Accidenti: gli italiani non perdono mai occasione per dividersi su tutto. Poi i sardi, per questo aspetto, sono italiani al duecento per cento. Mi aspetto tra non molto di veder tracciare un discrimine tra chi porta le scarpe nere e chi le scarpe rosse, magari pretendendo di farne un distintivo di antifascismo! L'imprecazione mi è venuta spontanea nell'assistere all'ennesima stucchevole polemica se la metropolitana di Cagliari debba essere di superficie o andare sotto terra.
Quasi a nessuno sembra venire in mente che, come nel resto del mondo, anche a Cagliari la metropolitana debba andare parte in superficie e parte sotto terra. Forse neppure l'ex ministro Lunardi, con i suoi interessi in una società specializzata nello scavare tunnel, se la sentirebbe di mandare la metropolitana sotto terra in piena campagna. Forse non sono venduti a sporchi capitalisti (o a cooperative rosse) i numerosi sindaci italiani (in testa Veltroni e Chiamparino) che trivellano il sottosuolo.
A Cagliari la bandiera dell'ecologismo, e di una certa sinistra, sembra essere diventata il non lasciar fare il tunnel di via Roma (magari prolungato sino a piazza Repubblica). Siccome nelle polemiche farebbe sempre comodo avere un avversario imbecille o un mascalzone, come tale molti lo dipingono, il più delle volte deformando le posizioni altrui.
A deformazioni si assiste non solo per la questione di superficie o sotterranea, ma anche sulla questione: lungo la 554 o lungo il Poetto? Non è necessario aver fatto grandi studi trasportistici per rendersi conto che il necessario, importantissimo arco di rete ferrata (mi si consenta di chiamarla così) che vada da Capoterra a Quartu servendo nel modo migliore l'hinterland (e l'aeroporto e il policlinico) resterebbe monco se non integrato con rami che puntino verso il centro di Cagliari. Due rami importanti esistono già: la linea di Trenitalia, il cui tratto metropolitano potrebbe cominciare a Decimo, e la linea Ferrovie della Sardegna, che potrebbe essere attrezzata come metropolitana a partire da Serdiana-Dolianova.
Un terzo tratto, che ora manca, potrebbe cominciare al Margine Rosso (meglio ancora a Capitana) e, passando per Pitz'e Serra, attraversare Quartu e raggiungere Cagliari, servendo così altri 80-100.000 abitanti che potrebbero finalmente lasciare la macchina a casa (o la bicicletta nel parcheggio di scambio a fianco della stazione ferroviaria).
Non si capisce quindi dove sia la contrapposizione tra la proposta del Comune di Cagliari (che credo sarà anche di Quartu) e quella regionale dell'arco interno a sevizio dell'hinterland. Servono entrambi e siamo in gravissimo ritardo: una società meglio amministrata avrebbe cominciato a lavorarci quarant'anni fa. A quest'ora, come nel resto d'Europa, avremmo una maglia ferroviaria che consentirebbe, attraverso intersezioni adeguatamente servite, di muoversi in tutto il territorio, e non solo verso largo Carlo Felice, in modo efficiente e lasciando la macchina a casa.
Spero di campare tanto da vederlo anche nella grande Cagliari, senza dover essere più longevo di Matusalemme.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari