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venerdì 25 gennaio 2008

Quando i bugiardi sono alla Casa Bianca
è facile morire per una bugia
E se per colpire l'Iraq se ne dicono 935…

di Elvira Corona

Secondo l'ultima indagine dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, almeno 151.000 civili iracheni sono morti tra il 2003 e il 2006, in seguito all'invasione guidata dagli Stati Uniti d'America alla quale si sono poi accodati gli alleati, compresa l'Italia. Il responsabile? Un castello di 935 bugie. Scuse, pretesti, pure invenzioni senza riscontro nella realtà, usati da George W. Bush e da sette tra i suoi più stretti collaboratori, dall'11 settembre 2001 fino all'invasione cominciata il 19 marzo 2003, ma riciclati anche nei mesi e negli anni successivi, fino ad oggi, per non perdere l'appoggio dell'opinione pubblica.

Due anni di discorsi ufficiali, interviste e conferenze stampa durante le quali l'inquilino della Casa Bianca e il suo più stretto entourage - in almeno 532 diverse occasioni - hanno sostenuto fra l'altro che l'Iraq era in possesso di armi di distruzione di massa, che Saddam Hussein stava lavorando a un programma nucleare e che aveva stretti legami con Al Qaeda. Informazioni rivelatesi infondate già secondo le indagini di numerose commissioni di entrambi i partiti, oltre che da contestatori del presidente, intellettuali, ex collaboratori. Ora a documentarlo in maniera certosina è uno studio fatto dal Center for Public Integrity e dal Fund for Independence in Journalism, due organizzazioni no profit che - basandosi sul giornalismo investigativo - lavorano per la trasparenza delle istituzioni.

Un lavoro documentato passo per passo, che sbugiarda tutte le false notizie diffuse «in maniera sistematica» dicono gli autori del rapporto. Un continuo crescendo che dal settembre 2002 - cioè quando il presidente Bush chiese l'autorizzazione al Congresso per l'uso della forza in Iraq - raggiunge il picco più alto nel gennaio del 2003, cioè poche settimane prima dell'invasione. Dall'attacco alle torri gemelle - secondo gli autori dello studio - è stato proprio il presidente americano a dire il numero più alto di falsità (240, per la precisione), guadagnandosi il titolo di Pinocchio. Subito seguito da Lucignolo, ovvero l'ex-segretario di Stato Colin Powell, che ha mentito 254 volte.

Non potevano mancare neppure i gatti e le volpi: nomi eccellenti come l'ex-segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld (109 bugie), l'ex-vicesegretario alla Difesa nonché ex presidente della Banca Mondiale Paul Wolfowitz, noto più per i calzini bucati durante la visita a una moschea turca e le sue vicende sentimentali che per i suoi meriti istituzionali (85). Nell'elenco anche i portavoce della Casa Bianca, Ari Fleisher (109) e Scott McClellan (14), l'ex-consulente alla sicurezza nazionale e ora segretario di stato, Condoleeza Rice (56) il vicepresidente Dick Cheney (48).

Tra le bugie più eclatanti quella del vice presidente Dick Cheney nell'agosto 2002, che durante una convention di veterani di guerra disse: «Dichiaro semplicemente che non ci sono dubbi che Saddam Hussein in questo momento è in possesso di armi di distruzione di massa. Non ci sono dubbi che le sta accumulando per poi usarle contro i nostri amici, contro i nostri alleati, e contro noi stessi». In realtà George Tenet, ex direttore della CIA, aveva poi ammesso che il vice presidente era andato ben oltre le conoscenze di cui era in possesso la sua agenzia. Un altro membro della CIA, riferendosi allo stesso discorso, dichiarò a un giornalista: «La nostra reazione nel sentirlo è stata: da dove avrà preso queste notizie?».

Giusto il mese prima, sempre del 2002, invece Donald Rumsfeld alla domanda dei giornalisti che chiedevano se l'Iraq avesse dei rapporti con i terroristi di Al Qaeda, rispose con una sola parola: «Sicuro». Fatto poi smentito a più riprese, prima dall'Agenzia dell'Intelligence per la Difesa e poi dallo stesso Tenet poche settimane più tardi.

Il premio per la balla che fa sorridere e rabbrividire allo stesso tempo invece spetta a George Bush. Era maggio del 2003, quando il presidente in persona annunciava, in un'intervista a una tv polacca: «Abbiamo trovato le armi di distruzione di massa. Abbiamo trovato i laboratori dove si fabbricano le armi biologiche». Ma come riporta il giornalista investigativo del Washinghton Post Bob Woodward nel suo libro Le verità negate, una squadra di esperti, pochi giorni dopo la dichiarazione del presidente e appena completati i dovuti controlli, accertò che non si trattava di laboratori per la costruzioni di armi biologiche ma di furgoni usati per produrre idrogeno per palloni aerostatici da utilizzare per rilevamenti meteorologici.

Questi sono solo alcuni esempi delle false notizie che poi hanno trovato smentita. Per i più scettici è possibile trovare tutte le menzogne grazie a un motore di ricerca che propone documenti, video, dichiarazioni, interviste. Basta digitare il nome del personaggio, oppure l'argomento di interesse e vengono visualizzati tutti i risultati, giorno per giorno.

Menzogne che sono costate - e continuano a costare - la vita di migliaia di persone, e tenere un paese nel caos più completo. Ma le responsabilità non sono solo della classe dirigente americana: «Le informazioni false - si legge nel rapporto - sono state inoltre amplificate da un frastuono mediatico costituito da migliaia di articoli e servizi televisivi». Una precisa responsabilità dunque anche per gli organi di informazione, tanto che alcuni giornalisti e qualche testata hanno già ammesso che il lavoro svolto prima dell'attacco era stato troppo «sottomesso e acritico». Ma lo studio va oltre e condanna i mezzi d'informazione, definendo il loro lavoro «una convalida indipendente delle falsità diffuse dall'amministrazione Bush sull'Iraq».

Dalla Casa Bianca il portavoce Scott Stanzel non ha commentato sul merito dello studio, ma ha precisato che «il leader iracheno Saddam Hussein era comunque considerato una minaccia dal mondo intero e la decisione di invadere l'Iraq nel 2003 era maturata dopo aver sentito i pareri delle agenzia di intelligence di tutto il mondo». Peccato che altri studi e numerosi giornalisti abbiano dimostrato come proprio le agenzie di intelligece consultate dalla Casa Bianca abbiano tanti interessi da quelle parti del mondo, che non sono certo quelli di riportare la democrazia o di salvare la popolazione da chissà quale feroce tiranno. Penseranno davvero che si tratti il paese della cuccagna?


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