mercoledì 23 gennaio 2008
di Cinzia Isola
Non è una novità: in città tira una brutta aria. A strigliare il Comune di Cagliari è ancora una volta Legambiente, che ieri ha reso noti i risultati registrati dalle centraline di rilevamento delle polveri sottili nelle maggiori città italiane, per i primi venti giorni dell'anno. In verità, le rilevazioni a Cagliari, sul sito istituzionale, sono ferme al 7 gennaio. Tra valori al limite della norma e molti “nd” (dati non disponibili), riguardanti via Italia, viale Diaz e viale Ciusa. E a guardare i dati relativi al 2007, nonostante il maestrale amico, non si può certo tirare un sospiro di sollievo. L'aria stando ai dati è inquinata. Spesso e volentieri. Soprattutto in alcune zone della città le polveri sottili sono alle stelle. Un esempio? A Sant'Avendrace stare appena dentro i limiti consentiti dalla legge, o superarli, è la norma.
Inevitabili le posizioni poco lusinghiere nella classifica stilata dall'associazione ambientalista. La normativa europea è chiara: i valori medi delle polveri sottili, Pm10, non possono essere superati per più di 35 giorni l'anno. Ma Cagliari si conferma tra le peggiori: seconda solo dopo Torino, in testa con addirittura 190 superamenti, il capoluogo “sfora” per ben 162 giorni. E se da una parte Legambiente insiste sul cattivo stato dell'aria, dall'altra l'amministrazione comunale si chiude a riccio e nega l'attendibilità dei dati. Che è bene ricordare, vengono pubblicati sullo stesso portale del Comune.
Interrogato sul rebus, Gianni Giagoni, assessore ai servizi tecnologici, risponde con una domanda: «Su quali basi vengono fatte queste osservazioni? Vorrei sapere come vengono eseguite le rilevazioni, da dove prendono i dati». Bella domanda. Soprattutto se si presume vengano utilizzate proprio le fonti istituzionali. Ma Giagoni spiega: «L'amministrazione ha detto più volte che i dati pubblicati on line relativi alla qualità dell'aria non sono attendibili perché le centraline non sono a norma di legge». E ancora: «A Cagliari ci sono otto centraline, ma ne basterebbero due, ben posizionate». Insomma le cose starebbero così: siccome le centraline sono collocate troppo vicino alla strada le rilevazioni sono falsate. Se così si può dire, rilevano più del dovuto.
Una tesi contestata dall'ecologista Stefano Deliperi del Gruppo d'intervento giuridico. «È da ottobre che il Comune dice che avrebbe messo a norma il sistema. Non capiamo perché non lo faccia». La versione ufficiale è questa: «Quei dati servono al Comune per rilevare altri dati», ha replicato Giagoni. «Possono dire quello che vogliono, questo discorso lo sentiamo da tempo», ribatte Deliperi. «La legge dice che le rilevazioni di polveri sottili non possono superare una certa soglia per più di 35 giorni l'anno». Insomma, piuttosto che innescare l'ennesima guerra delle cifre, «il Comune dovrebbe prendere provvedimenti per limitare i danni», suggerisce il portavoce del Gruppo d'intervento giuridico. «Ad esempio, chiudendo al traffico le strade più a rischio». In generale, basterebbe adottare politiche di incentivo all'uso dei mezzi pubblici. O che scoraggino l'auto-dipendenza dei cittadini.
E sebbene per Giagoni le notizie diffuse da Legambiente non siano corrette, il problema non va sottovalutato. «È evidente che le misure adottate finora dagli amministratori locali non sono sufficienti alla risoluzione del problema dell'inquinamento dell'aria in città, imputabile prevalentemente al trasporto stradale». Il commento è di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. «Per vincere la sfida della mobilità e garantire una qualità della vita migliore ai cittadini bisogna innanzitutto ridurre il numero di auto in circolazione. Il tasso di motorizzazione in Italia, infatti, continua a salire, con una media di 62 auto ogni 100 abitanti». Alla fine del 2006, ricorda il presidente di Legambiente, i mezzi a motore hanno superato il numero di potenziali conducenti, mentre gli spostamenti degli italiani nello stesso anno sono avvenuti per il 34,5 per cento del totale su distanze inferiori ai 2 chilometri e per il 74 per cento sotto i 10 chilometri.
Più trasporto pubblico, meno auto. Solo così si potranno ridurre le sostanze che “intossicano” l'aria. Come le polveri sottili, Pm10. A questo proposito, è bene ricordare che recenti studi hanno evidenziato un ruolo preminente delle polveri nel produrre effetti dannosi a carico dell'apparato respiratorio. Notizie e informazioni che lo stesso Comune pubblica sul suo sito: «La loro pericolosità è dovuta alle sostanze di cui sono composte e a ciò che trasportano, ma anche dalla dimensione minuta. Particelle così piccole sono capaci di entrare nell'apparato respiratorio neutralizzando tutte le difese e i tentativi del corpo umano di farle uscire. L'azione nociva delle polveri varia in rapporto alle dimensioni delle particelle: quelle con diametro superiore a 30 micron vengono trattenute nella parte alta dell'albero respiratorio ed espulse con colpi di tosse; quelle con diametro inferiore a 3 micron raggiungono direttamente gli alveoli polmonari ove si arrestano».
Ma a creare problemi per la salute dei cittadini non sono solo le polveri sottili. Nell'aria circolano anche altre sostanze pericolose: ossidi di zolfo, di azoto, Cov (composti organici volatili), benzene, ozono, monossido di carbonio. Legambiente lancia l'allarme, ma il Comune rispedisce al mittente: «L'aria a Cagliari non è inquinata», insiste Giagoni. Forse, per evitare altre incomprensioni sui dati pubblicati dallo stesso Comune, sarebbe utile ripristinare un sistema di rilevazione “a norma di legge”. Utile a capire davvero che aria si respiri in città.
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