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martedì 4 dicembre 2007

Cagliari, il Comune si tappa il naso
e fa finta di non vedere i dati
che lanciano ancora l'allarme sull'aria

di Stefano Deliperi e Claudia Basciu

A Cagliari lo scorso 18 novembre una postazione di rilevamento della qualità dell'aria della rete cittadina (in piazza Sant'Avendrace) ha visto il superamento per la 115ª volta nel corso del 2007 dei limiti (50 mg per metro cubo) dei livelli massimi consentiti di “polveri sottili” PM 10. Per legge, il numero massimo dei giorni oltre i limiti è di 35, dopo devono scattare i provvedimenti di riduzione del traffico veicolare, ecc. da parte delle amministrazioni comunali.

A Cagliari, invece, nonostante le pressanti denunce ecologiste, non è successo nulla. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico ritengono che non si debba più tergiversare sulla salute dei cittadini: il Comune di Cagliari deve apportare quelle modifiche strutturali (più trasporto pubblico, meno auto private) e contingenti (divieto di traffico veicolare) necessarie per migliorare la qualità dell'aria.

Secondo l'analisi diffusa dall'Assessorato regionale della difesa dell'Ambiente, nella Relazione annuale sulla qualità dell'aria in Sardegna nel 2006 (resa pubblica lo scorso settembre) l'aria che tira nella nostra Isola non è delle migliori. Infatti, i dati provenienti dalla rete di monitoraggio regionale, gestita dalle Province e dalla rete del Comune di Cagliari, indicano la presenza di inquinanti molto dannosi per la salute umana, sia nelle zone limitrofe agli impianti industriali (recentemente ci siamo occupati della preoccupante situazione di Sarroch) sia nei centri urbani, nei quali il traffico veicolare risulta essere la principale causa di inquinamento, insieme agli impianti di riscaldamento.

Occorre chiarire, come precisato nella stessa relazione, che i dati forniti dalla rete di monitoraggio sono incompleti e, pertanto, permettono solo un'analisi parziale della situazione di inquinamento atmosferico presente in Sardegna. Ciò è dovuto a diversi fattori: in primo luogo, la misura automatica delle concentrazioni in aria ambiente è possibile solo per pochi inquinanti mentre, per la maggior parte di essi - come piombo, diossine, fluoro, IPA, per quanto rilevanti da un punto di vista igienico-sanitario e ambientale - è possibile solo la misurazione in un laboratorio chimico appositamente attrezzato. Per questo motivo le misure effettuate dalle stazioni delle reti di monitoraggio in Sardegna, e non solo, sono generalmente limitate a BTX (benzene, toluene, xileni), CO (monossido di carbonio), COV (composti organici volatili distinti tra metano e non metanici), H2S (idrogeno solforato), NOx (ossidi di azoto), O3 (ozono), PM10 (particolato con diametro inferiore a 10 um), SO2 (biossido di zolfo) e TSP (particolato totale sospeso).

In altri casi, i dati parziali sono legati al mancato funzionamento di alcune stazioni (per esempio, la stazione CENOT2 di Ottana non è mai entrata in funzione, a causa di un atto di vandalismo) o a problemi dei singoli strumenti (ad esempio l'analizzatore di BTX della stazione di Tuvixeddu a Cagliari).

La Relazione ricorda, inoltre, che la rete pubblica è stata progettata e realizzata in un periodo di tempo relativamente lontano (approssimativamente nel decennio 1985-1995) secondo logiche che la normativa ha successivamente, almeno in parte, modificato. La posizione delle stazioni di misura, ad esempio, rivolte a misurare le concentrazioni più elevate nelle aree industriali ed urbane, non risponde sempre ai requisiti di rappresentatività indicati dalle nuove leggi in materia di inquinamento atmosferico, principalmente legate alla protezione della salute umana e degli ecosistemi (per esempio alcuni inquinanti ora presi in considerazione dalla normativa, quali benzene e PM10, non lo erano al momento della realizzazione della rete, che risulta almeno in parte sprovvista di adeguati strumenti di misura).

La rete di monitoraggio regionale è attualmente in fase di adeguamento attraverso una serie di interventi finalizzati ad una migliore rappresentatività dei dati di qualità ambientali; gli interventi sono finanziati nell'ambito della misura 1.7 del POR Sardegna e consistono nella messa a norma di molta parte della dotazione strumentale attuale e nel riposizionamento di diverse stazioni di misura in siti rappresentativi. Si prevede che la rete di monitoraggio possa essere adeguata alle attuali esigenze di controllo entro la metà dell'anno 2008.

La relazione evidenzia alcune criticità relative al biossido di zolfo e ai PM10 (qualche volta anche all'ozono, sul quale però è più difficile intervenire, essendo in parte di provenienza extra-regionale) indicando complessivamente, anche le zone o agglomerati da risanare: l'agglomerato di Cagliari (comprendente anche i comuni di Quartu Sant'Elena, Quartucciu, Selargius, Monserrato), la zona di Sarroch, la zona di Portoscuso, la zona di Porto Torres e la zona di Sassari.

Per quanto riguarda gli ecosistemi, dallo studio emerge una situazione di rischio moderato ma sufficientemente diffuso per l'ozono e situazioni di elevate concentrazioni di SO2 nelle aree di Sarroch, Portoscuso, Porto Torres, Sassari, quest'ultima anche per l'influenza delle emissioni dell'area industriale di Porto Torres. Considerato che nell'agglomerato di Cagliari sono presenti importanti ecosistemi da preservare (stagni di Molentargius e Santa Gilla) si è ritenuto opportuno indicare per gli ecosistemi le stesse zone definite per la protezione della salute umana; in tal modo la zonizzazione per la protezione degli ecosistemi e per la protezione della salute umana vengono a coincidere.

Gli elementi di incertezza che derivano sia dalle stime modellistiche, sia dai risultati di monitoraggio hanno inoltre fatto ritenere prudente proporre, anche alla luce dei risultati della fase preliminare dello studio, un elenco di zone da tenere sotto controllo con un adeguato monitoraggio, oltre naturalmente quelle da risanare. Queste zone comprendono i territori dei maggiori centri urbani e i comuni nelle cui vicinanze sono presenti attività industriali o comunque pressioni ambientali di rilievo, come porti o aeroporti, nello specifico comprendno i territori di: Alghero, Olbia, Siniscola, Nuoro, Ottana, Macomer, Oristano, Nuraminis, Samatzai, San Gavino, Villacidro, Villasor, Iglesias, Carbonia, Gonnesa, Sant'Antioco, San Giovanni Suergiu, Villa San Pietro, Pula, Assemini, Elmas.

Le sostanze tossiche che respiriamo

Ossidi di zolfo. Sono principalmente costituiti da SO2 che è un gas incolore, non infiammabile, di odore pungente. Piccole quantità di fondo naturale derivano da attività microbiche e da emissioni vulcaniche, ma le principali sorgenti sono le attività dell'uomo: centrali termoelettriche, impianti industriali (raffinerie, fonderie) gli impianti termici non alimentati a gas naturale, gli autoveicoli diesel. L'anidride solforosa rimane in atmosfera per circa 5 giorni, viene rimossa in buona parte dalle piogge. Tra i principali effetti sanitari: arrossamento delle mucose delle prime vie respiratorie fino a bronchiti croniche e - per le difficoltà respiratorie - effetti anche sul sistema cardiovascolare. Può agire in sinergia con le polveri fini. Gli ossidi di zolfo provocano danni sugli ecosistemi acquatici e sulla vegetazione, infatti SO2 si ossida a SO3 per trasformarsi, a contatto col vapore acqueo, in acido solforico, uno dei costituenti principali delle “piogge acide”. Gli effetti sulla vegetazione, degrado della clorofilla o la riduzione di fotosintesi, possono essere notati sui licheni, considerati indicatori biologici di tali composti.

Ossidi di azoto (NOx). Sono emessi dai processi di combustione e le principali sorgenti sono traffico veicolare, impianti di riscaldamento e alcuni processi industriali. Gli ossidi di azoto emessi in atmosfera subiscono numerose trasformazioni fisico-chimiche contribuendo, in tal modo, alla formazione di numerosi inquinanti secondari, tra i quali l'ozono (O3). Tali inquinanti permangono in atmosfera da 2 a 6 giorni. Possono provocare irritazione agli occhi, irritazione delle vie aeree e, a concentrazioni elevate, bronchite, edema polmonare, enfisema, fibrosi del tessuto polmonare.

Composti organici volatili (COV). Sono sostanze che in aria abbandonano il loro stato fisico originario, liquido o solido, per passare alla fase gassosa. I COV sono legati alle emissioni di prodotti incombusti provenienti dal traffico e dal riscaldamento domestico e all'evaporazione dei carburanti durante le operazioni di rifornimento nelle stazioni di servizio o dai carburatori degli stessi autoveicoli. Fonti secondarie: le emissioni di solventi utilizzati nei lavaggi a secco, di sgrossatura, di tinteggiatura. Il metano, che viene trattato come COV, è uno dei gas responsabili dell'effetto serra.

Benzene. Sorgenti di benzene in aria sono la combustione e l'evaporazione di combustibili che lo contengono, le industrie petrolchimiche e i processi di combustione. In ambienti chiusi, poi, il fumo di sigaretta. Gli effetti del benzene sulla salute umana sono deleteri: è un sicuro cancerogeno per l'uomo, danneggia gli organi legati alla formazione del sangue anche a concentrazioni che non causano irritazioni alle mucose, con insorgenza di anemia, leucopenia, trombocitopenia, ingrossamento pronunciato della milza.

Ozono (O3). È la molecola composta da tre atomi di ossigeno. Si tratta di un inquinante secondario, non prodotto direttamente da attività umane, ma prevalentemente da reazioni complesse che coinvolgono ossidi di azoto, COV, accelerate dall'irraggiamento solare e dalla temperatura. La tossicità dell'ozono è dovuta al suo potere ossidante, ossia al fatto che reagisce con ogni tipo di sostanza biologica. Danni per la salute: agisce sul sistema respiratorio e sulle parti esposte all'aria, dove l'ozono esercita la sua azione sopratutto sulle proteine e sui lipidi delle membrane cellulari. Sono stati osservati sull'uomo fenomeni di irritazione degli occhi, del naso, della gola, mal di testa, difficoltà di respirazione e tosse collegabili alla presenza di ozono. L'ozono è un elemento tossico anche per la vegetazione perché, oltre ad avere un elevato potere ossidante, ha una grande facilità di penetrazione nelle foglie nonché una solubilità in acqua dieci volte superiore a quella dell'ossigeno. Ne consegue un invecchiamento fogliare e talvolta l'insorgere di necrosi.

Monossido di carbonio. È un inquinante tipico delle aree urbane, proveniente principalmente dai gas di scarico degli autoveicoli a benzina; è emesso nei processi di combustione in difetto d'aria/ossigeno nelle acciaierie, nelle raffinerie, nelle autofficine e nei garage. Il CO ha un tempo di residenza in atmosfera di circa 4 mesi. Effetti sanitari: rispetto all'ossigeno, il monossido di carbonio ha maggiore affinità nel legarsi con l'emoglobina con la quale forma carbossiemoglobina (HbCO) Il gas inalato si fissa nel sangue, disturbando l'ossigenazione dei tessuti, dei muscoli, del cervello e provoca mal di testa, disturbi psicomotori, infarti. Il valore di HbCO sale da un minimo dell'1,5-2% al 3% se si sta facendo intensa attività fisica, fino al 7% se si fuma, con una concentrazione di 20-30 mg/m3 in strade strette e con molto traffico.

Particolato atmosferico. Si tratta di un'ampia classe di sostanza con diverse proprietà chimiche e fisiche presenti in atmosfera sotto forma di particelle liquide. Uno dei parametri più importanti per la definizione delle proprietà del particolato atmosferico è la sua dimensione. Il particolato atmosferico con diametro superiore a 10 µm può essere considerato relativamente poco pericoloso perché si deposita al suolo rapidamente e, se inalato, è trattenuto dalle prime vie respiratorie. Diverso il discorso riguardante le particelle con diametro inferiore, più pericolose perché riescono a penetrare più profondamente. L'inalazione di aerosol metallici può recare danno al sistema nervoso e al sistema circolatorio. Le sostanze organiche e in particolare gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) possono avere azione carcinogenica sulle cellule polmonari, mentre le particelle inorganiche possono fungere da vettori per virus e batteri. Per quanto riguarda la vegetazione, i principali effetti sono: asfissia della superficie fogliare; blocco fisico delle aperture stomatali a causa della deposizione di particolato (influenza sui processi di fotosintesi, deposito di metalli) reazioni chimiche delle sostanze portate dal particolato; effetti indiretti sull'acidità del suolo.

IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici). Le principali fonti di inquinamento da IPA sono: impianti di distillazione del carbone; raffinerie; centrali termoelettriche; emissioni prodotte dal traffico veicolare; impianti di incenerimento. Sono microinquinanti ambientali ampiamente diffusi in varie matrici a causa della loro bassa reattività.

* per Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra


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