mercoledì 17 ottobre 2007
di Giorgio Melis
La Sardegna è la regione del boom alle primarie di domenica. In tutta Italia c'è stato un exploit clamoroso e inatteso di affluenza alle urne: un segno di domanda di nuova politica, l'ennesimo salvagente - spes contra spem - lanciato dai cittadini a una casta capace solo e sempre di ripagare al peggio. Tuttavia nazionalmente c'è stato un calo fisiologico del 25-30 per cento sulle primarie del 2005: le prime in assoluto, il centrosinistra sceglieva il suo premier in Prodi. Nell'isola hanno partecipato al voto quasi gli stessi elettori di due anni fa: col 20 per cento in più sul dato generale.
Un record da festeggiare, da esaltare per la partecipazione dei cittadini? Sicuramente. Ma una grande prova di maturità dal basso, di energia democratica che si leva ancora dalle persone, è stata guastata, sporcata, infangata: offendendo e umiliando la grande maggioranza degli elettori. Sono andati fiduciosamente alle urne per la scelta fondante di un nuovo partito, con una prova di senso civico cui erano chiamati i simpatizzanti del Pd e quanti ne possono essere o diventare sostenitori. Bene, anche con l'afflusso-record, queste sarde sono state le primarie della vergogna. Uno scandalo che testimonia come la politica sarda - o almeno alcune componenti importanti - abbia toccato il fondo e stia superando moralmente e nella prassi i livelli infimi di quella campana, calabrese, siciliana. Con un'aggravante. Da Napoli a Reggio a Palermo, la vita politica è condizionata, in ostaggio violento di camorra, 'ndrangheta e mafia. Ovvero organizzazioni criminali e terroristiche che tengono sotto tiro, intimidiscono, uccidono chi si oppone ai loro diktat sulla vita dei partiti, nelle elezioni, nelle amministrazioni.
Quando Leoluca Orlando diceva che «la mafia ha il volto delle istituzioni» (ma questo vale anche a Napoli e Reggio), semplicemente fotografava il controllo criminale sulla vita politica e amministrativa. In Sardegna non c'è stato e non c'è niente di tutto questo. Quindi il mercato dei voti tra partiti antagonisti, l'odio per una persona elevata a unica motivazione di scelte inquinanti, transumanze oscene sono semplicemente il frutto di una ordinaria immoralità praticata senza remore, senza rischi. Nella definitiva eclissi dell'etica e della dignità che invade larga parte della nostra “casta” e fa presa senza resistenza fra gruppi sociali acritici e complici: pronti a qualunque bassezza contro il loro senso civico.
Catastrofismo apocalittico, pessimismo cosmico, esagerazioni terroristiche? Guardiamo in faccia i fatti e poi si giudichi. È quasi irrilevante che abbia vinto Cabras anziché Soru. Al massimo hanno pareggiato sul piano contabile. Ma è una sostanziale vittoria sonante del presidente: contro l'intero sistema dei partiti tradizionali, quelli del centrosinistra in perversa sinergia col centrodestra. Qualunque fosse stato il risultato, conta nulla di fronte al come ci si è arrivati. Con metodi da basso impero, fognario, camorristico senza violenza. Perché coinvolge in un'unica schifezza parti di uno schieramento e dell'altro. L'intera politica ha toccato il fondo della volgarità senza decoro. Per di più nasconde la testa sotto la vergogna come uno struzzo, benché consapevole e connivente con quanto è accaduto. O nega l'evidenza con una sfrontatezza che insulta l'intelligenza dei cittadini.
Bene, siamo a un nuovo primato nazionale: almeno finora non si è registrato pubblicamente nulla di simile in altre zone d'Italia. Le primarie trascinate nel fango da molti e di diversi partiti. Cos'è accaduto? Tre partiti - Ds, Margherita e Progetto Sardegna - si presentano alle primarie per scegliere il loro leader del nuovo partito. Un trasparente, limpida e feconda prova democratica: ovviamente aperta ai simpatizzanti, attuali o futuri, del Pd. Senz'altro vincolo che dichiararsi in sintonia con i valori del partito, versare un simbolico euro e votare. Quel che hanno fatto almeno ottantamila sardi. Ai quali si sono abusivamente uniti, con obbiettivo fraudolento, da guastatori mimetizzati in parte da quinte colonne e molti più sfrontati, allo scoperto, migliaia di esponenti, dirigenti e ignoti militanti di parti del centrodestra.
Un'effrazione in casa altrui, aperta sulla fiducia, profittando dei controlli laschi com'era giusto che fosse: nessuno poteva fare l'esame del sangue agli elettori, smascherarne il colore politico e la militanza contrapposta. In Forza Italia anche i congressi sono aboliti, decide tutto Berlusconi. Il Polo a primarie proprie neanche ci pensa. Ma ha ben pensato di sabotare, stravolgere, decidere a suo vantaggio quelle del centrosinistra. Non è solo infamia e cinismo ma anche negazione della democrazia: calpestata in un momento cruciale e fondante.
Una macchia che gli esponenti del Polo hanno cercato di sbianchettare negando sdegnati una silente consegna largamente applicata. Smentendo di aver invaso le urne del Pd: al massimo liquidando il fenomeno come possibile iniziativa di singoli, casi isolati che non coinvolgono i partiti. L'ineffabile Giorgio Oppi del popolo e dell'Udc (Sua Sanità seconda: dopo un suo compagno di università e poi di ben altro) ha intimato di evitare senza prove il “tiro al piccione”: ma agli avvoltoi e corvi è giusto farlo. Ha reclamato quasi offeso nomi e cognomi per confutare le temerarie accuse. Ne abbiamo fornito, in una massa ben maggiore ancora da esplorare, a decine: con numeri, generalità, luoghi, circostanze e dettagli. Tutto scritto: ricavato dai verbali e da testimonianze, pure con filmati.
Si sono indignati anche il forzista Piergiorgio Massidda, il furente Antonello Liori di An, l'offeso Roberto Capelli (coinvolto dal fratello sindaco Udc di Oliena) e il resto della gloriosa compagnia di giro. Alle loro ridicole parole, smentite alla vigilia e ancora adesso da tanti militanti ed esponenti del Polo con testimonianze plurime e inequivocabili, contrapponiamo i dossier in crescita continua che il nostro giornale sta formando: raccogliendo notizie tutte verificate entro i limiti possibili. Magari Liori negherà che Gianni Biggo sia di An, come il miglior fratello Luigi ex consigliere, e coerente con la dinastia fascista a 24 carati sempre esibita con orgoglio. È andato a Sant'Antioco a votare per il conterraneo Cabras: ha ammesso in una dichiarazione a Radio Press, che l'agenzia Italia ha rilanciato, la notizia data da l'altravoce.
Di casi simili e anche più eclatanti ridondano i nostri due dossier. Sono la pura e semplice dimostrazione che c'è stato un inquinamento di massa. Con dirigenti, sindaci, amministratori del Polo che hanno violato la regola elementare che garantisce un minimo di lealtà tra partiti antagonisti. Qui si è entrati a spallate o travisati nelle urne degli avversari per condizionarle, violarle, volgere al proprio miserabile vantaggio. Che era quello di far perdere Soru: pronti a fare dell'odio personale una politica da lupanare. Si sono fatti ascari degli avversari interni del presidente della Regione con una spregiudicatezza ripugnante: non c'è un solo altro caso di così bassa lega in tutta Italia. Sardegna uber alles.
Questo strategia di infiltramento e da vili guerriglieri (non rischiavano nulla) basta e avanza per squalificare definitivamente un centrodestra che già si era segnalato per limpidezza raccattando i voti degli avversari per le Giunte di Mariolino Floris, Mauro Pili e Italo Masala nel peggior quinquiennio della storia autonomistica. Un fatto di gravità inaudita, quantificabile in molte migliaia di voti. Come lo si può affermare? Intanto con la miriade di episodi documentati. E poi con i numeri ufficiali. Nel 2005, primarie per Prodi, in Sardegna votarono 113 mila elettori del centrosinistra o potenziali simpatizzanti. Niente inquinamento e movimenti dietro le linee, allora: appena due anni fa. Domenica i votanti sono stati all'incirca gli stessi. Infatti la percentuale sarda è del 20 per cento abbondante sopra la media nazionale, che è diminuita di circa il 25-30 per cento rispetto al 2003. In più stavolta non erano coinvolti Pdci, Verdi e soprattutto Rifondazione comunista, che due anni fa scese compatta in campo perché con Prodi era in lizza Fausto Bertinotti.
È probabile che simpatizzanti o iscritti a Rc abbiano votato, dividendosi come sono al loro interno, tra Soru e Cabras. Ma sono numeri trascurabili rispetto al massiccio afflusso dei rifondaroli nel 2005 a sostegno del loro leader carismatico. Con tutto ciò in Sardegna gli elettori non sono diminuiti e appunto in largo vantaggio rispetto alla media nazionale. A parte che tantissimi elettori del centrosinistra, indispettati dalla sfida lacerante Soru-Cabras sono rimasti a casa, questo miserevole boom è legato alla massiccia partecipazione documentata di eponenti e militanti del Polo.
C'è una domanda da porsi? E' stata un'iniziativa spontanea, un'azione di disturbo versus Soru o invece sollecitata da ascari dell'altro campo, in una collusione meschina e odiosa, per prevalere a ogni costo? Nessuno nutre il minimo dubbio: ci sono tantissimi elementi a comprovare una combine di vertice tra la nomenklatura del centrosinistra e parte di quella del Polo. Per antiche solidarietà, vincoli, interessi, comuni partecipazioni a maggioranze e governi regionali e locali. La casta trasversale che ha sempre funzionato da camera di compensazione dei contrasti di interessi. Naturalmente sempre composti oltre gli schieramenti nominalmente contrapposti, nelle peggiori forme di consociativismo: ora esteso in complicita pelosa per condizionare le primarie con rapporti incestuosi. A destra si è accettata una tacita comanda, quella fatta ai camerieri, e la si è trasferita nel proprio contesto.
Ma i peggiori in assoluto sono quelli che hanno chiesto. Lo hanno fatto tutti, dice Piergiorgio Massidda, riferendosi ai tre concorrenti. Ma l'immaginate l'odiato Soru che chiede il soccorso di Fi, An, Udc, sardisti, Mariolino Floris e amici, Fortza Paris, per essere certissimamente sputtanato e spernacchiato? La collusione è lo specchio di una politica dominata da una deriva anti-etica inarrestabile, di indifferenza assoluta a ogni valore. La convergenza incestuosa contro Soru è una super-porcata incancellabile. Perché getta un'ipoteca di immoralità sul Pd nascente, in oltraggio agli elettori: anche da parte di non pochi suoi esponenti. La tratta dei voti, la combine centrosinistra-destra è qualcosa che fa ribrezzo, perché sprofonda in una palude mefitica i due schieramenti. Naturalmente senza generalizzare e distinguendo tra killer e vittime dello sporco imbroglio. Che peraltro non è andato a buon fine e anzi si è ritorno contro i congiurati: la diabolica pentola senza coperchio.
La lista di Cabras ha prevalso ufficialmente di poche migliaia di voti su quelle di Soru: nonostante il soccorso bianconerazzurro del Polo. Ma nella realtà dei voti veri e non inquinati, il presidente ha vinto e bene: le quattromila schede con due croci sul suo nome, segno di una scelta rafforzata e ben chiara, saranno formalmente non valide. Ma sono voti trasparenti che gli vanno politicamednte riconosciuti: tutti. Detraendo da quelli di Cabras i molti avuti dal Polo, il successo di Soru si fa squillante, anche clamoroso e contro tutte le aspettative (anche nostre, che avevamo sbagliato nella previsione): altro che pareggio. Soru non è stato affatto stangato ma ha stangato lui gli avversari del centrosinistra e anche i nemici - in questo è corretto definirli così, visto il comportamento sleale e puramenteb distruttivo - dimostrando che il suo consenso non è affatto svanito. Come dimostra la vittoria in tutte le città (tranne Iglesias e Carbonia) con un voto d'opinione ancora con lui e nei maggiori centri costieri. Dove ha prevalso su Cabras che cominciava a prendere le distanze dal piano paesaggistico.
Appunto perchè non è affatto indebolito ma anzi ha dimostrato una forza di cui nessuno più gli faceva credito, Soru è sotto tiro ancora. Dalla destra proprio perché ha annunciato che si ricandiderà e resta un avversario ancora imbattibile per un Polo allo sbando e senza un leader credibile. Nella sua coalizione perché non c'è stata la spallata sperata e ricercata collusivamente con la destra. Le residue speranze di abbatterlo sono legate al referedum sulla Statutaria. Ma fallito il colpo alle primarie, anche questo attacco potrebbe finire in un flop.
Soru ha vinto tre volte. Con i numeri. In solitudine rispetto agli avversari interni ed esterni e apparati di lungo e spregiudicato corso. Benché senza sostegni romani, tutti in grande spolvero a favore di Cabras: Fassino, Finocchiaro, Fioroni e agli altri venuti a sostenere il cardinale, incluso Parisi, per Spanu e ostile al presidente. Con la sola eccezione di Letta. Ha vinto infine anche contro quasi tutta l'informazione. Non un'intervista a lui o ai suoi sull'Unione Sarda e Videolina: a valanga quelle allo schieramento avverso. Addirittura, nell'intervista a Letta, l'appoggio al governatore è finito nelle righe finali, senza un solo elemento nel titolo. Come molti sostengono, l'influenza della stampa e della tv è largamente sopravvalutata. Comunque si è rivelata un gatto di carta (da non cucinare) nella sua forsennata campagna contro. Un'arma spuntata che non ha neppure scalfito il presidente, come non ha giovato a Cabras.
Ma tornando al cuore del problema, oltre la classifica finale, ben definita, sul nuovo Pd pesa la vergogna di quanto è accaduto e che squalifica buona parte delle nomenklature dei due schieramenti. Il fatto più inquietante è il silenzio di Cabras, Calvisi, Fadda, dei parlamentari e consiglieri regionali di Quercia e Margherita. Buttare la polvere sotto il tappeto, fingere che non sia accaduto nulla: questa è la parola d'ordine. Un silenzio sospetto sui molti sospettati di aver trescato con la destra contro Soru e alla fine contro il nuovo Pd: con una partenza tanto ignobile.
Ma non si può, non si deve tacere, o si asseconda una deriva così meschina. Neppure se Soru ha messo il piede sul freno, ha moderato i toni duri delle prime ore. Diplomazia e un poco di opportunismo comprensibile: i nemici sono ancora in campo e incombe il referendum in cui si tenterà la seconda spallata: con i promotori oggettivamente alleati della destra. Ma questo interesse legittimo del presidente a una tregua per rifiatare, uscire dall'assedio e governare, non può indurre a un silenzio connivente. Sono in ballo, vilipesi e massacrati, principi generali e regole fondamentali. Vanno invocati per far luce su questa storiaccia: Fassino e Antonello Soro dovrebbero intervenire, giudicare ed esprimersi per condannare, magari proporre nuove primarie per portare il Pd sardo fuori dalla palude che gli ha fatto da culla: grazie a molti suoi esponenti.
Il troncare e sopire di Cabras è semplicemente cinico e vergognoso. È un silenzio assordante che dovrebbe almeno imporgli di dimettersi per una non vittoria ottenuta col fuoco nemico, fingendo nulla come un bonzo moralmente opaco, politicamente delegittimato. Se a lui e Soru adesso conviene il gioco diplomatico, le convergenze per non sfasciare tutto, le persone perbene di questa Sardegna non possono dare tregua a imbroglioni e felloni. Non si salva così il Pd con un peccato originale irredimibile. Solo nuove primarie riparatrici lo bonificheranno dall'inquinamento trasversale che ne ha segnato la nascita. Altrimenti si continuerà su una sporca strada che sboccherà in nuove porcate, lasciando al loro posto impuniti i tanti responsabili.
In questa politica sordida e senza principi, l'intransigenza morale è l'unica speranza per non dover registrare una caduta precipite nella voragine del malcostume elevato a ispirazione e regola. Lo stesso discorso dovrebbe valere a destra. Da Berlusconi su questo piano non ci si può aspettare nulla: come dall'immacolato Mastella. Ma dai Casini e Fini che moraleggiano a ore tv alterne, sarebbe lecito attendersi una reazione sdegnata contro le loro falangi nuragiche senza onore e pronte a tutto, specie al peggio. Non accadrà nulla da questo versante. Ma se il Pd non si riscatta da questa debacle, almeno in Sardegna non ha speranza di essere altro che un aborto. Siamo realistici: pretendiamo l'impossibile intransigenza.
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