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mercoledì 17 ottobre 2007

Chi potrà più toccare la legge statutaria
se riceve via libera dal referendum?
Un inevitabile No per riequilibrare i poteri

di Pietro Maurandi

Nella discussione sul referendum sulla legge statutaria, il primo argomento che bisogna togliere di mezzo è che la legge, una volta confermata dal voto popolare, potrà essere modificata nei tanti aspetti discutibili. È una pura illusione, perché nessuno avrà la forza politica di riformare una legge approvata dal Consiglio regionale e confermata dal referendum. Dunque se vincesse il Sì la legge ce la terremmo per qualche decennio.

C'è poi l'argomento più usato dai sostenitori del Sì, cioè che la legge migliorerebbe - e non peggiorerebbe - la situazione attuale per quanto riguarda i poteri del presidente, nel senso che non rafforzerebbe ma indebolirebbe il presidenzialismo forte. Niente di più falso e fuorviante, perché è vero che il presidenzialismo forte è già in essere, ma la legge statutaria lo conferma e perciò stesso lo consolida e lo rafforza.

La fonte primaria del presidenzialismo forte è la contestualità fra presidente della Regione e Consiglio regionale, per cui il presidente se si dimette provoca lo scioglimento del Consiglio. È questa una norma aberrante, perché l'organo legislativo è di fatto subordinato al volere dell'esecutivo. Non esiste nel mondo democratico un esempio di Parlamento che possa essere sciolto per effetto dell'iniziativa personale del presidente o del primo ministro.

Tutti gli altri problemi sono una diretta conseguenza della contestualità. Si veda il caso della nomina di alti dirigenti di enti regionali: è vero che il Consiglio esprime un parere sulle proposte dell'esecutivo, ma quale Consiglio regionale, su questioni rilevanti, si scontrerebbe con il presidente che ha il potere di mandarlo a casa? Inoltre, questa norma non si applica agli assessori, che il presidente nomina e revoca senza intervento del Consiglio. Se può andar bene sottrarre queste nomine al gioco della contrattazione fra i partiti, l'esclusione del Consiglio dalla procedura di nomina cancella la responsabilità politica e amministrativa degli assessori e della Giunta regionale, che in effetti non esiste più come organo collegiale: gli assessori diventano in realtà consulenti del presidente.

È vero che la contestualità fra presidente e Consiglio è prevista dallo Statuto, ma proprio questa circostanza rivela tutta la portata negativa della legge statutaria. Infatti lo Statuto delinea due modelli, il presidente eletto dal Consiglio e il presidente eletto dagli elettori: in quest'ultimo caso è obbligatoria la contestualità. Ciò che lo Statuto non prevede è un presidente eletto dal popolo che però non abbia il potere di sciogliere il Consiglio, anch'esso eletto dal popolo. Per adottare quest'ultima soluzione sarebbe dunque necessario riformare lo Statuto, ma l'operazione legge statutaria esclude proprio questo, perché si muove ovviamente nell'ambito dello Statuto esistente.

La scelta di fare la legge statutaria senza modificare prima lo Statuto, una specie di surrogato di Statuto pur di confermare il presidenzialismo forte, comporta la grave conseguenza che, dopo anni di scontro su Costituente e Consulta, si rinuncia a mettere mano allo Statuto, la cui riforma da tempo è necessaria, non solo per ridefinire l'ordinamento della Regione ma anche per regolare diversamente i rapporti con lo Stato, dopo 60 di Autonomia speciale, nel corso dei quali il mondo, l'Europa, l'Italia e anche la Sardegna sono cambiati profondamente.

C'è infine un altro argomento che viene spesso agitato dai sostenitori del Sì al referendum, e cioè che esso verrebbe usato strumentalmente dall'opposizione contro Soru. Si può osservare che l'opposizione fa il suo mestiere e che vuole scongiurare un presidente forte appartenente allo schieramento avversario. Ma l'opinione pubblica di centrosinistra dovrebbe provare a interrogarsi su che cosa diremmo noi se il presidente forte non fosse un esponente del centrosinistra ma un uomo del centrodestra. Sono convinto che diremmo che non è né giusto né accettabile che il presidente della Regione abbia tanto potere e tanta preminenza sul Consiglio regionale.

Ebbene, questa considerazione in democrazia deve valere per tutti, a scanso di sorprese spiacevoli, perché ciò che oggi accade al centrodestra domani potrebbe accadere al centrosinistra. Per queste e per altre ragioni, che qui trascuro, è bene che nel referendum prevalga il No alla legge statutaria e che sia sgombra la strada per un nuovo Statuto.


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