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mercoledì 17 ottobre 2007

Segnali di speranza dallo scontro alle primarie:
la voglia di partecipare è forte,
e fra le macerie la coalizione puoò ritrovarsi

di Andrea Pubusa

C'è più di un elemento indiscutibilmente positivo nelle primarie Pd: la larghissima partecipazione, la volontà di difendere l'idea del partito come spazio di partecipazione, le istituzioni come luogo aperto e partecipato di rappresentanza degli interessi e delle aspirazioni dei sardi. Sarebbe sbagliato, dunque, limitare l'analisi alle questioni negative, che pure sono innegabili. E così è vero che un po' di truppe cammellate sono state portate al voto dagli uni e dagli altri, ma questo non può nascondere la genuina partecipazione popolare e la voglia sincera di partecipazione di migliaia di cittadini.

Molti di costoro hanno contrastato la pretesa monocratica di Soru, ma non sono per Cabras. In altri termini, se non sono posti fra il martello di Soru e l'incudine di Cabras, sono disponibili al rinnovamento. Lo stesso vale per molti dei sostenitori di Soru, che in effetti credono ancora che lui sia il nuovo. Insomma, ci sono forze nei due schieramenti che possono essere indirizzate verso una politica di ampio rinnovamento democratico. Ed allora il problema dei prossimi mesi è come affrancare queste forze dall'alternativa perdente fra monocrazia e oligarchia, fra la scelta per Soru o per Cabras.

In questa direzione un contributo non secondario può venire dalle forze interne al Pd che si battono per il No al referenduma e da quelle che lo fanno all'esterno: i sardisti, le forze di centro e quelle della sinistra che sono unite in questa battaglia. Anche qui, se non si facessero le caricature, ci sono energie importanti in campo. Escludo ovviamente le forze che tatticamente appoggiano il No, ma pensano (legittimamente dal loro punto di vista) ad altro. Mi riferisco a quelle che strategicamente sono per lo Statuto, per una legge statutaria democratica, per istituzioni ben bilanciate, per la democrazia partecipativa contro la commistione istituzioni/affari. Su questo terreno è possibile recuperare anche quella parte della sinistra (parte della dirigenza Prc e Pdci) che oggi riveste il ruolo innaturale di forza subalterna al presidente.

A ben vedere, se ci fosse attenzione e non tifoseria o pregiudizio, le assemblee veramente partecipate che il Comitato per il No sta facendo dappertutto - da Cagliari a Nuoro, da Olbia a Portoscuso e in tanti altri centri - mettono già in campo molte di queste energie democratiche. Certo, ci sono anche forze del centrodestra in queste riunioni. Il referendum è affare dei cittadini ed è per sua natura trasversale. Tutto normale, nessun inquinamento. Ma certo queste non son forze coinvolgibili in altri processi politici. Dobbiamo necessariamente limitarci al versante progressista.

Ecco dai nuclei positivi, che esistono nei diversi schieramenti in cui il centrosinistra è stato oggi frammentato dalla pretesa monocratica di Soru e dalla resistenza oligarchica di Cabras, possono trarsi elementi per una vittoria del forze progressiste alle prossime regionali, per battere insieme Soru e gli oligarchi, suoi omologhi. Ma siamo in grado di abbandonare i tatticismi deteriori e tornare alla strategia e ai grandi disegni? Insomma, siamo capaci di avviare una stagione autonomistica alta, che si proponga come obiettivi Statuto, nuova Statutaria, lavoro e crescita, in un ampio processo di concentrazione democratica?

Continuare a porci il dilemma Soru/Cabras ormai è solo perdere tempo, significa trascinarci addosso il passato, sbarrare le porte al futuro, lasciar marcire una situazione che richiede uno scatto deciso in avanti. Anche l'altravoce, in fondo, ha detto nei mesi scorsi che Soru sbaglia quando si ripropone come presidente e che ha sbagliato a candidarsi alla guida del Pd. Ed aveva ragione. Se avesse avuto ascolto, oggi non ci sarebbero le gravi lacerazioni che sono sotto i nostri occhi.

Ed allora che fare? Ecco il problema. È possibile avviare un'azione decisa di ricomposizione delle forze del progresso in Sardegna, lavorando al dopo Soru e al dopo Cabras? Dopo il 21 ottobre, è qui che si decide la battaglia fra centrodestra e centrosinistra. Esserne consapevoli è già un buon inizio.


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