sabato 13 ottobre 2007
di Carla Romagnino*
Dall'autunno 2006 è attivo un Gruppo di lavoro diretto a promuovere iniziative per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica in Italia. Istituito con decreto interministeriale, è presieduto dall'ex ministro dell'istruzione Luigi Berlinguer e vanta tra i suoi componenti (tra i quali, indegnamente, la sottoscritta) alcuni fra i più prestigiosi nomi della comunità scientifica nazionale.
Il gruppo è nato per fronteggiare alcune preoccupanti situazioni di cui il governo Prodi ha preso coscienza. Innanzi tutta la crisi di iscrizioni alle facoltà scientifiche. Su una media Ocse di 2.128 laureati in discipline scientifiche ogni 100mila giovani tra i 25 e i 34 anni, l'Italia è ferma a 1.127. E, in relazione al numero complessivo di laureati, l'Italia, sempre secondo l'OCSE, è al penultimo posto in Europa.
L'altra preoccupazione, strettamente correlata alla prima, è di carattere economico e riguarda tutta l'Europa. Fino a qualche decennio fa i maggiori investimenti in ricerca si concentravano nell'area Stati Uniti, Canada ed Europa. Oggi ad investire di più sono i paesi dell'area indopacifica, Cina e India in particolare. Se questo fenomeno perdurerà, nei prossimi anni il 90% degli ingegneri, dei chimici e dei fisici sarà asiatico e lavorerà in Asia. La vera minaccia alla nostra economia, dunque, non viene dai prodotti cinesi contraffatti, ma dalla produzione tecnologica avanzata che si afferma nei paesi asiatici.
La terza preoccupazione riguarda la diffusa ignoranza, fra i cittadini, delle conoscenze scientifiche fondamentali. La consapevolezza che la cultura scientifica e tecnologica sono necessarie in una moderna società democratica ha portato l'OCSE a sviluppare l'ormai famosa indagine PISA1 con la quale si voleva valutare quel che gli studenti dovrebbero sapere ed essere capaci di fare in situazioni che “hanno a che fare” con la scienza e la tecnologia. Secondo questa indagine, il nostro Paese si colloca per la matematica, le scienze, il problem solving rispettivamente al 26º, 23º e 26º posto su 29 paesi europei analizzati.
Nel maggio di quest'anno, il Gruppo di lavoro ha concluso la prima fase del suo mandato stilando un documento di sintesi, approvato all'unanimità. Fin dal primo incontro si è convenuto che una politica per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica richiede la considerazione di molti fattori, la mobilitazione di molte risorse e l'azione di molti soggetti: la scuola, l'università, gli istituti di ricerca, le istituzioni museali, gli strumenti di comunicazione di massa, le associazioni, il mondo delle imprese.
Si sono quindi individuate alcune grandi aree tematiche, identificando per ciascuna i problemi e i criteri-guida, detti anche indicazioni operative o “raccomandazioni”, utili ad affrontarli. Le aree individuate sono: la formazione, la divulgazione, le istituzioni, le imprese e la cittadinanza attiva.
In ordine alla formazione e, in particolare, a quella in cui è coinvolta la scuola, il Gruppo di lavoro sollecita anzitutto adeguati investimenti per lo sviluppo professionale dei docenti, anche al fine di modificare - con il loro pieno coinvolgimento - i metodi dell'insegnamento scientifico. La crescita dei docenti dovrebbe comprendere sia un insieme di misure innovative di tipo strutturale e organizzativo (creazione di dipartimenti disciplinari, ricorso all'organico funzionale, superamento del gruppo classe), sia azioni di formazione iniziale e in servizio che portino a sistema e sviluppino quanto di meglio si è realizzato e si sta realizzando in alcuni progetti finalizzati all'insegnamento delle scienze sperimentali e della matematica, promossi dal Ministero della Pubblica Istruzione insieme alle associazioni disciplinari.
Occorre inoltre estendere e rendere sistematico il rapporto collaborativo con l'università, i centri di ricerca, le istituzioni culturali, come i musei e le città della scienza, le associazioni disciplinari.
Riguardo alle indicazioni metodologiche e curricolari, si è sottolineato che la mancanza della pratica sperimentale è uno dei fattori principali sia delle carenze cognitive, sia dello scarso interesse degli studenti verso la scienza. Occorre per questo promuovere un programma pluriennale per lo sviluppo delle scuole come laboratori del sapere scientifico, dotandole di tutti i mezzi necessari allo scopo come infrastrutture, spazi, ambienti e strumenti necessari alla pratica sperimentale vista come voglia di scoprire e apprendere. Per creare le premesse perché ciò avvenga, il Gruppo di lavoro ha chiesto che fosse avviata un'indagine sullo stato dei laboratori scientifici e sul loro uso nelle varie scuole. L'indagine è in atto, attraverso questionari che le scuole dovrebbero compilare proprio in questo avvio dell'anno scolastico.
Sempre riguardo ai curricoli, una particolare raccomandazione è data affinché nelle discipline scientifiche si tenga presente l'approccio storico e un loro raccordo con le discipline umanistiche, per collocare la nascita dei concetti, delle teorie e delle invenzioni nel loro contesto culturale e sociale, per rendere evidente il ruolo della scienza e della tecnologia nell'attività intellettuale del genere umano.
Un ruolo fondamentale è riconosciuto ad Internet che offre importanti occasioni di formazione, sia formale che informale, ai docenti e agli studenti. La Rete consente anche di diffondere e documentare ricerche, progetti e sperimentazioni, consentendo lo scambio delle esperienze. Tutto questo va incentivato e deve anzi diventare prassi didattica.
Alcune importanti raccomandazioni sono rivolte dal Gruppo all'università: per la cura dell'orientamento agli studi dei giovani che lasciano la scuola secondaria; per la formazione degli insegnanti, con l'auspicio che si prevedano percorsi universitari specificamente orientati all'insegnamento, nei quali dare particolare attenzione alla didattica disciplinare e alla metodologia sperimentale, ribadendo l'importanza della pratica di laboratorio.
Ma l'università dovrebbe anche farsi maggiormente carico della crescita professionale degli insegnanti in servizio nelle scuole attraverso un più frequente interscambio tra i due sistemi, con il coinvolgimento dei docenti della scuola nella ricerca universitaria, almeno quella didattica, l'utilizzo in azioni di tutoraggio degli studenti in formazione iniziale presso l'università; la concessione ai docenti della scuola di benefici come il distacco dall'insegnamento o il riconoscimento economico delle loro prestazioni, la creazione di incentivi per i docenti universitari.
In conclusione si è riassunto il problema della diffusione della cultura scientifica nell'auspicio che si diffonda quella che è stata chiamata la cittadinanza scientifica. La speranza cioè che si favorisca la formazione di un humus nazionale attraverso un insieme organico e diffuso di iniziative nazionali, regionali e locali, che favoriscano la partecipazione, il consenso e il sostegno dei cittadini alla cultura, alle pratiche e alle comunità della scienza e della tecnica.
I vari eventi culturali come festival, settimane scientifiche, spettacoli teatrali, caffé scientifici, ecc. sono importanti, ma, così come sono attualmente organizzati, sono troppo sporadici e largamente basati sul volontariato. Oltretutto forte ed evidente emerge la contraddizione fra lo scarso interesse dei giovani verso la scelta della formazione scientifica e l'interesse e la curiosità per eventi e attività nel medesimo settore.
Occorre quindi favorire la creazione di istituzioni culturali capaci di operare in modo incisivo almeno in ambito regionale e subregionale, che raccolgano risorse, evitino doppioni e stimolino la cooperazione e la creazione di un sistema.
In particolare è necessario creare continuità fra eventi e istruzione in modo che ciascuno dei due momenti rinforzi e dia più senso all'altro. Alcune istituzioni già lo fanno e particolare menzione meritano le Associazioni disciplinari.
* componente del Gruppo interministeriale
per la diffusione della cultura scientifica e tecnologica
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