mercoledì 19 settembre 2007
di Michele Fioraso
Affidarsi ai sondaggi è come leggere gli oroscopi: ogni interpretazione potrebbe essere quella giusta, dipende spesso dal tuo umore. Centrodestra e centrosinistra sardi guardano così con occhi diversi alle rilevazioni demoscopiche che collocano il governo Prodi a picco nel gradimento degli italiani, staccato di ben dieci punti dal Cavaliere redivivo. Gli uomini della maggioranza, infatti, ritengono che in Sardegna il consenso sulla giunta Soru ancora regga nonostante qualche (grosso) problema, mentre ovviamente l'opposizione vede nero e si attrezza a un auspicato cambio della guardia alla Regione. Per il momento non sembra circolare nessun sondaggio fresco nelle stanze del potere - così dicono - ma le solite indiscrezioni assicurano che qualche ricerca di poche settimane fa ancora indicava il presidente Soru oltre il 50% dei consensi, pur in flessione e col centrodestra in risalita netta.
Prudenza nel centrosinistra. «In assenza di dati recenti, io ritengo che il rapporto tra le coalizioni sia ancora equilibrato», commenta il segretario regionale dei Ds Giulio Calvisi. Ma va ancora quantificata «la tenuta dell'opinione pubblica dopo i passi critici di Udeur, Sdi, Sinistra autonomista e Italia dei Valori» e, in ogni caso, la maggioranza si deve interrogare sullo stato della coalizione, che andava rilanciata con la verifica di governo e così sarebbe avvenuto se l'avessimo portata a termine con esito diverso».
La coalizione «si può salvare», comunque. Le primarie del Partito democratico, lungi dall'essere un problema per la contrapposizione tra Renato Soru e Antonello Cabras, «possono rafforzare il centrosinistra e la coalizione anche se ci si presenta divisi». Anzi, puntualizza Calvisi, la consultazione di ottobre, proprio per la sua capacità di concentrare temi e discussioni, sta diventando «un appuntamento non solo del centrosinistra ma di tutta la Sardegna».
In effetti, «per recuperare il bandolo della matassa dovremo aspettare la fine del processo di nascita del Partito democratico», è l'opinione del consigliere regionale della Margherita Francesco Sanna. L'obiettivo è quello di «chiudere questo scorcio di legislatura con dignità, per poi ragionare sulle intenzioni politiche e le linee programmatiche che devono diventare la pista di accelerazione di un nuovo patto», perché quello di “Sardegna Insieme” (ricordate? La coalizione di centrosinistra si chiama così) «va rifondato».
Il centrosinistra di oggi «è una maionese impazzita», dice l'esponente diellino, ormai in balia dell'«esasperato tatticismo e del piccolo cabotaggio» e non riesce a cogliere «il disincanto dei suoi elettori dovuto alla difficoltà di toccare nella vita quotidiana le cose fatte dai governi». Per superare questa impasse, «la sfida è unire lo sguardo in prospettiva al quotidiano», un compito che spetta al Partito democratico «che, col peso dei suoi numeri, non potrà non realizzare quello che dice», utilizzando «quelli che sappiamo far correre la macchina» e tornando a fare «politica con la P maiuscola dentro un orizzonte ampio».
Pur con tutte le magagne, in Sardegna siamo «messi meglio che in Italia»: è l'uomo dei numeri di Progetto Sardegna, il capogruppo Chicco Porcu, da sempre abile a tastare il polso del pubblico, a diffondere ottimismo. «Viviamo due situazioni diverse: in Sardegna il governo regionale lavora bene e poi a ottobre i temi del Pd e del referendum saranno sulla bocca di tutti, perciò abbiamo elementi per essere fiduciosi; il governo nazionale ha difficoltà in Parlamento e l'azione di governo è affievolita da una coalizione frammentata», dice Porcu. «Non c'è un distacco di dieci punti, anche se il termometro vero lo avremo dopo gli appuntamenti del 14 e del 21 ottobre: quello sarà il miglior sondaggio».
Federico Palomba, coordinatore regionale dell'Italia dei Valori, si mostra invece preoccupato. «Non abbiamo dati precisi, ma il centrosinistra è in difficoltà e il rapporto tra coalizione e presidente della Regione è tutto da capire». Senza ricorrere a Nostradamus, il deputato dipietrista vede comunque una situazione a rischio, che «si può recuperare se lavoreremo perché il centrosinistra recuperi le sue radici dopo che passerà la tempesta del Pd (sperando che non ci siano strascichi)». Si è pensato «solo alle riforme e non alla concertazione, alla solidarietà, all'azione per il lavoro o per aiutare gli enti locali, campi nei quali rimaniamo abbastanza indietro e dove va rafforzato il legame con le forze sociali».
E il centrodestra? Se non intervengono sorprese e si vota nel 2009, gli uomini della Casa delle libertà hanno ancora tempo per pubblicare sul “Baratto” l'eventuale annuncio alla ricerca di un candidato presidente. Ma intanto gongolano, perché le tremende difficoltà del governo Prodi non possono che riflettersi anche su scala regionale, dove il confronto interno allo schieramento è partito.
«Il centrosinistra sta visibilmente perdendo credibilità ed è in calo di consensi»: ne è sicuro Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia in via Roma. Oltre all'influenza più o meno forte della situazione italiana, che altro si può pensare di una coalizione che porta la Regione alla «paralisi per lo scontro sul Partito democratico, che di conseguenza sta immobilizzando anche il Consiglio regionale»? La minoranza è già al lavoro per raccogliere il testimone: ma prima si costruisce l'alleanza, poi viene il programma («in elaborazione da tempo»), poi il nome, garantisce La Spisa. «Il candidato non è il problema prioritario, ora dobbiamo fare in modo che alle prossime regionali l'alternativa che rappresentiamo sia chiara e ben identificabile». Al nome si arriverà, anche «con le primarie, che sono un metodo possibile e realizzabile, purché fatte bene» e «senza escludere» la possibilità che a guidare il centrodestra sia chiamata una personalità di spicco ma esterna ai partiti, a patto che «sia un capitano che non pretenda di sostituirsi alla squadra».
«Io non sono disponibile», chiarisce subito il coordinatore regionale di Alleanza nazionale Mariano Delogu. Con tutte le riserve sui sondaggi, «sui quali nutro sempre dubbi», il senatore percepisce però «un'atmosfera più che positiva» per il centrodestra: «Credo che il fallimento della giunta Soru sia evidente, e anche gli atteggiamenti sgradevoli del presidente e del centrosinistra non piacciono alla gente», dice. Ora «la coalizione va spinta verso l'obiettivo dell'allargamento con altre forze, e poi si penserà anche al nome da presentare».
«Il centrosinistra è in decremento» anche secondo Roberto Capelli, consigliere regionale dell'Udc, che si dice convinto che le distanze nell'Isola «siano ancora più marcate rispetto alle rilevazioni nazionali, soprattutto grazie al governo Soru che traina verso il basso». Per il centrodestra è il momento di «cucire il vestito del programma, per poi decidere in un secondo momento chi sarà il più adatto a indossarlo». Ma echeggiano anche i canti delle sirene del Grande Centro, sul quale «si è aperto un dialogo e vedremo se porterà a qualcosa».
In qualsiasi caso, «il candidato andrà scelto in Sardegna dai partiti sardi e non con un fax che arriva da Roma». È il coordinatore dei Riformatori Michele Cossa a rivendicare l'autonomia della costola sarda della Cdl: «Ci vuole il massimo coinvolgimento della base con le primarie, per le quali stiamo lavorando a un regolamento che garantisca apertura e trasparenza». «Seguire l'esempio di quelle pilotate del centrosinistra sarebbe un suicidio per noi», afferma Cossa, perché il nome su cui convergeranno i consensi dovrà «fare il presidente e non l'imperatore».
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