mercoledì 19 settembre 2007
di Giorgio Melis
Tutti lo sanno, nessuno ne parla. Da una parte (il centrosinistra) per paura di svelare il possibile morto in casa per le prossime elezioni regionale ed esorcizzare la profezia che si autoavvera. Dall'altra (il centrodestra), si tace perché non si crede quasi a tanta sfacciata fortuna: essere largamente in testa nelle previsioni elettorali senza aver fatto nulla per meritarlo. Dunque acqua in bocca da una parte all'altra, per scaramanzia e per prudenza. Eppure il dato nazionale, confermato in tutte le rilevazioni demoscopiche, vede il centrosinistra sotto di dieci punti rispetto alla Casa delle libertà. È del tutto improbabile che la Sardegna sia estranea al trend del resto del Paese.
L'effetto-Soru può essere di impatto tale da salvare il centrosinistra nel 2009? Niente si può escludere ma si direbbe il contrario. E perché mai gli elettori dovrebbero premiare un Polo che all'opposizione ha fruito soprattutto degli assist del centrosinistra, a parte battaglie di parole talora grottesche od okkupazioni di un Consiglio che, deserto e silenzioso è meglio di quando è affollato e vociante? Ci sono rilevazioni accennate ma non ufficializzate secondo le quali l'uomo del centrodestra più popolare resta Mauro Pili. Che però sarebbe ancora largamente soccombente contro un Soru offuscato ma forse meno di quanto si creda.
Come si combinano questi fattori con lo scarto tra schieramenti così netto nazionalmente e che mal si concilia col contraddittorio scenario isolano? Inutile tentare interpretazioni. Gli scarti d'umore popolare in questo periodo obbediscono a fortissime pulsioni emozionali e irrazionali, non certo misurabili con logiche valutazioni politiche. Che il centrosinistra sia in preda a convulsioni distruttive non può negarlo nessuno - Soru o non Soru - e basterebbe a spiegare un possibile sorpasso del centrodestra anche senza aver fatto niente di buono, senza leader e senza programmi credibili.
Ma quel che più allarma non è la finta assenza di curiosità, apprensione e speranza sui sondaggi con un differenziale così alto e dunque verosimilmente non dubbio anche in Sardegna. È deprimente che la politica non riesca a volgere la propria attenzione oltre giochi e giochini autoreferenziali, talmente esclusivi e indifferenti da ignorare anche gli umori profondi dei cittadini. I numeri dei sondaggi, con margini di errore anche grandi, sono sempre il segnale di un gradimento o di un dissenso sui partiti non in quanto tali ma sull'agire o sull'inerzia davanti ai problemi della comunità. Non c'è dubbio che l'indice di gradimento sia ai minimi storici, che la protesta e lo scontento vengano dal rigetto per come si governa, per le questioni lasciate marcire, per l'insopportabile prevalenza dei problemi politici rispetto alla realtà quotidiana.
Non c'è risposta, ma solo distacco dalla vita di ogni giorno. E quando pure c'è, resta sommersa da un incessante frastuono polemico che riguarda solo il potere e gli organigrammi. La discesa a picco del consenso per il centrosinistra è frutto anche di scelte sbagliate od offuscate nelle diatribe sconclusionate e sgangherate. Ma soprattutto dalla conflittualità fra gli addetti ai lavori: i problemi concreti vengono trattati sempre strumentalmente. Nell'ottica della casta e mai dei cittadini. Annegando il bene e il male, le cose giuste e quelle sbagliate senza una ricerca almeno in parte condivisa di soluzioni, di proposte accettabili.
Chi dà i numeri dei sondaggi fotografa un giudizio all'ingrosso e spesso indifferenziato. Ma anche quando rileva squilibri elettorali grandi come quelli riportati all'inizio, non riesce a distogliere partiti e uomini da atteggiamenti irriducibili benché ricusati e disprezzati dai cittadini. Vale oggi per il centrosinistra nella sua sfida per il Partito democratico: sarebbe dovuto essere un confronto positivo e costruttivo. Vale, a parti rovesciate, per il Polo. Ultimo esempio, la sua adesione al referendum sulla legge statutaria e in fondo contro il presidenzialismo. Un cavallo di battaglia della destra, che sulla Statutaria si è astenuta non potendo schierarsi contro la propria linea, ma oggi si accoda - solo per avversione a Soru - per abrogare una regolamentazione opinabile ma approvata a maggioranza assoluta.
Nella logica degli schieramenti, è abbastanza normale che ciascuno tiri l'acqua al proprio mulino. È routine ma anche segno di un'assenza di serietà e coerenza che connotta negativamente tutta la politica. La palude si estende e inghiotte tutto. Come questo rilancio dell'opzione di centro, del terzo polo da realizzare mettendo insieme gli avanzi di partitini e gruppuscoli eruttati dal vulcano non ancora spento della grande crisi di tangentopoli e della politica. È ancora un guardare solo il proprio ombelico mentre il mondo esterno è attraversato da una crisi morale, di rappresentanza e autorevolezza (la società a coriandoli, come la definisce il sociologo Giuseppe De Rita) che sfalda certezze e valori, coesione e prospettive. Che importa davanti all'imperativo categorico di disputarsi una leadership, un assessorato, il controllo di spezzoni di partiti in pezzi?
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