domenica 9 settembre 2007
di Marcello Madau
Sinceramente non trovo molto attraente la scelta del leader giusto per il Partito Democratico in Sardegna, quanto la lettura dei processi in atto: la competizione fra i due rappresentanti del PD, a volerla interpretare secondo le griglie del rapporto fra democrazia, rappresentanza e rappresentatività, mi sembra eloquente.
Quanto vediamo non può essere una sorpresa e quello che avviene prescinde dai nomi: il fatto rilevante è il processo formativo di tale scelta, lontano da percorsi democratici di formazione e proposta delle rappresentanze, persino fuori dalla stessa forma delle “primarie”, così insufficiente ma di per sé e in evidenza così pericolosamente democratica per quanto succede!
La sfida per la leadership del PD: processo che ripete le due forme prevalenti della politica, quella del dominio degli apparati classicamente politici e quella del dominio di personalità forti, leader della produzione o dello spettacolo. Entrambe, caratterizzate da un forte distacco dalla società (iscritti passivizzati e spettatori attratti).
Le decine di ipotesi singole proposte (una donna, no un giovane, no una faccia nuova, no un under 40; no, un nome affidabile; no, un capitalista illuminato e di successo etc) sono tutte, fossero pure centinaia, variabili della pesante crisi del funzionamento della democrazia. O meglio, della estrema problematicità che la rappresentanza politica istituzionale possa intendersi come pienamente democratica.
Le possibili conseguenze di tale deriva sono davvero gravi, e le vediamo: o una legittima disaffezione alla politica, o una partecipazione a giochi oggettivamente un po' frivoli, senza troppi nessi e rappresentanze sociali. In ogni caso una perdita della capacità di controllo sui potenti.
Mi sembra preferibile chiamarsi fuori da questa fiction e costruire o rafforzare realtà associative autonome che esprimano, per interesse e passione, una vera rappresentanza; che possano intanto bilanciare con l'espressione di un rapporto reale con i problemi (ad esempio ambiente, cultura, lavoro, salute, consumo, precariato, conoscenza classica e digitale) la forte tendenza autoritaria della politica come espressa dai partiti, compresi i suoi mimetismi democratici (si veda il rapporto con vere o presunte “reti dei movimenti” in ogni caso ben presto scaricate dopo l'affermazione regionale).
Sarebbe anche bene che a sinistra del PD, nella necessaria ricerca di una composizione unitaria di un patrimonio politico articolato eppure complessivamente sensibile alle tematiche del lavoro, dell'ambiente, dell'emarginazione, della conoscenza, della democrazia di base, si riflettesse a fondo e con coerenza su tali meccanismi, al fine di produrre rappresentanze reali, recuperando un senso più democratico a quella forma così malata eppure irrinunciabile che è l'esercizio della politica.
© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari