mercoledì 29 agosto 2007
di Andrea Pusceddu
In due millenni di storia la Cristianità ha dovuto affrontare pagani e leoni, romani ed arabi, eretici e scismatici, riformatori, bolscevichi e relativisti, ma era forse impreparata a difendersi dagli attacchi dell'Antitrust.
Ha destato scalpore, imbarazzo e le solite evitabili sparate la notizia degli accertamenti che l'authority europea per la concorrenza ha posto in essere nei confronti della Chiesa cattolica, o meglio ancora del governo italiano. Sotto la lente di Bruxelles - che per ora si è limitata semplicemente a chiedere degli accertamenti - ci sarebbero le esenzioni sull'ICI per gli immobili ecclesiastici.
Se chiese basiliche e monasteri - in quanto luoghi di culto - erano già in precedenza esclusi dal pagano balzello, è grazie al precedente governo se l'esenzione è stata estesa anche agli edifici che possono rappresentare un introito, come ad esempio scuole, cliniche ed alberghi.
Il rischio è che, se Bruxelles riterrà le spiegazioni italiane insufficienti, venga aperta una procedura di infrazione.
Fa un po' effetto, il pensare che la religione cristiana violi le leggi di libero mercato, ma a pensarci bene già il primo dei comandamenti di Mosè era di per sè lesivo della concorrenza. “Non avrai altro Dio all'infuori di me”, recitano le tavole della legge, e chissà se la cosa verrà notata dalla UE.
Senza ancora conoscere gli incartamenti ed i risultati dell'ispezione di Bruxelles, da parte italiana si è già bollata la cosa come un attacco anticattolico.
Come osa, infatti la Comunità europea interferire con la libera Chiesa nel libero Stato?
Peccato che ci si dimentichi di notare che se la Chiesa accetta di diventare soggetto fiscale, con esenzioni e contributi otto per mille, allora non si può certo esimere dall'essere assoggettata a verifiche fiscali. Non si può giocare sul tavolo della spiritualità quando il giro è sul dare, e spostarsi su quello fiscale quando va sull'avere. Troppo comodo.
Va detto, ad onor del vero, che in queste ore il polverone si sta alzando non tanto da dentro le mura vaticane, ma da parte di tutti i difensori d'ufficio del cattolicesimo che siedono in Parlamento. Le reazioni ufficiali della CEI sono infatti sobrie: si fa notare come queste agevolazioni siano le stesse applicate anche per altre confessioni od organizzazioni, per cui non ci sarebbe alcun trattamento privilegiato.
Ben altri i tenori sul versante politico. Secondo Ronconi dell'UdC «nell'Ue prevalgono nuovamente i circoli radical-massonici», per Rotondi della DC per le Autonomie «in Europa spira un vento anticristiano». A sentire Maurizio Gasparri, «è incredibile l'offensiva, anche sul piano fiscale, che il governo muove contro la Chiesa», e francamente non si capisce cosa c'entri il governo con una commissione UE.
Come al solito nessuno di questi signori ha letto gli atti - non quelli degli Apostoli ma quelli della commissione - e poco male perchè è ancora tutto da chiarire, ma la cosa grave è che nessuno di loro li leggerà quando invece verranno resi pubblici.
Non è necessario spendere tempo a documentarsi, se il solo fine è sparare dichiarazioni roboanti davanti ai microfoni.
In questo caso, come in altri, una critica va mossa alla Chiesa cattolica. Quella di non avere il coraggio - non certo per viltà ma solo per convenienza - di scaricare tutti questi crociati dell'ultima ora, pronti a difese ottuse e strumentali, finalizzate ad interessi ben poco spirituali.
Nessuno, alla CEI, nemmeno quelli che vorrebbero negare i sacramenti a separati e divorziati, ha mai trovato da ridire sul fatto che a predicare sulle radici cristiane dell'Europa siano stati quelli che inneggiano al Dio Po a Pontida, quelli che fatto celebrare matrimoni con sedicente rito celtico da un druido verde vestito, quelli che volevano affondare a cannonate le barche con i clandestini.
L'autorità morale della Chiesa Cattolica non è un dogma, e quanto più questa si accompagnerà a giullari e farisei, tanto meno potrà salire sul pulpito a parlare ai fedeli di rigore e coerenza.
Gesù i mercanti dal tempio li ha scacciati. Che prendano esempio.
(red)
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