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martedì 28 agosto 2007

Soru, per meriti raccolti sul campo
e perché chi non lo vuole pensa solo a sè

di Antonio Deias

Voterò e per quanto mi è possibile dirò di votare il Partito democratico. Voterò e per quanto mi è possibile argomenterò in favore del voto a Renato Soru.

Pur essendo di sinistra (dai 18 anni ai 23 anni militante con il Manifesto, quindi nel Partito comunista fino alla sua fine; da allora cane sciolto e ulivista convinto; attualmente ho 53 anni) e autonomista credo che il Partito democratico, pur in parte abortito, inaugurerà una nuova era e possa costituire il nuovo soggetto aggregante, con persone, metodi e orizzonti ideali di nuova concezione per declinare senso e consenso. Spero possa finalmente costituire punto e luogo di attrazione per i ragazzi, portandoli al confronto e all'impegno. Mi sembra costituisca, per gli aspetti politici, la realizzazione della Costituzione, che può dare impulso ad una maggiore efficacia istituzionale nella salvaguardia della persona e della comunità italiana in un contesto europeo.

Non vedo nei partiti, in Sardegna, persone che possano avere libertà di movimento, coraggio intellettuale e determinazione nel raggiungimento degli obiettivi che possono misurarsi con questa missione. Pur con alcuni limiti, credo invece possa misurarsi con questa sfida Renato Soru: per la determinazione ad innovare non solo nelle cose ma anche nei modi di pensare, per la capacità di interloquire che ha dato alla Sardegna con altri soggetti repubblicani. Per aver saputo connotare la Sardegna come luogo in cui conviene vivere e i sardi come persone accoglienti ma non subalterne. Per essere stato l'unico tra i disponibili a guidare il Partito democratico sardo (PDS) a parlare di temi su cui aggregare il consenso per realizzare l'autonomia compiuta della Sardegna.

E infine, ma per me di grande importanza, per essere stato l'unico che da presidente della Regione ha avuto il coraggio di dedicare una celebrazione istituzionale sarda, come è Sa die de sa Sardigna, a Gramsci, dando così accoglienza collettiva a questo nostro padre e liberandolo dalla proprietà partitica e dall'ostracismo politico. Insomma ha compiuto il rito della sepoltura di questo grande figlio della Sardegna nel cuore dei sardi. Nessun democristiano, per quanto aperto e temerario, come nessun comunista, per quanto illuminato, avevano osato tanto! O si scorda lo sberleffo con cui alla fine del primo millenio il Corriere della sera apostrofò il Consiglio regionale della Sardegna in occasione della legge di finanziamento alla Casa Gramsci di Ghilarza, diventata occasione di ricatto da parte del Partito sardo d'azione per finanziare fondazioni e istituzioni controllate da quel partito.

Può vantare qualcosa di simile Cabras? Oppure Calvisi? Forse neppure Tore Cherchi. In generale sono esponenti che hanno avuto e hanno consenso, ma sugli accordi di partito più che sullo sforzo di guidare tutti quanti su una nuova consapevolezza.

Mi spiace che persone da me stimatissime ironizzino sui nuovi campioni dell'autonomia o rimproverino a Soru di non aver saputo far emergere una nuova classe dirigente. E se la disponibilità a guidare il Partito democratico nascondesse proprio questo ultimo intento, che non è riuscito a far emergere con il solo confronto istituzionale? Ed è una responsabilità solo di Soru, oppure proprio su questo non deve essere chiesto il conto anche ai partiti del centro-sinistra?

Ma davvero la difesa del processo rinnovatore e dell'attuazione programmatica, per l'asperità di confronto istituzionale e pubblica non solo con l'opposizione ma anche all'interno della maggioranza, avrebbero potuto permettere l'emergere di novità di soggetti dirigenti? Non è stato forse l'obiettivo condiviso di non pochi - nella maggioranza politica e istituzionale - proprio quello di impedire a tutti i costi che si disseminasse una possibilità di ricambio con persone giovani, consapevoli, generose e con senso di servizio alle persone e alle istituzioni?

Allora non ha senso disquisire e aver paura dell'accumulazione di potere nelle mani di Soru. O vogliamo ancora indugiare sull'adagio furbesco che ha consentito ai più di difendere lo status quo individaale in nome dell'autonomia e della democrazia?


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