l'altra voce.net


mercoledì 22 agosto 2007

Case gruviera, affitti che sanno di rapina
stangate in pizzeria: e le tasse
tengono lontani i turisti da Villasimius?

di Alessandro Alfonso

In un articolo pubblicato su L'Unione Sarda, Sergio Ghiani, titolare dell'Immobiliare Simius, lamenta un calo del 50% nel riempimento delle case-vacanze a Villasimius, con un -20% negli affitti in paese e un -10% anche per le case vicino al mare. Fra le principali responsabili delle difficoltà a Villasimius, secondo Ghiani, ci sono le nuove tasse regionali: «Mi dispiace dirlo, ma di sicuro la tassa sul lusso ci ha già pesantemente danneggiato. La Sardegna è vista con minore interesse e con più antipatia».

Da operatore turistico - la mia azienda si occupa della promozione e vendita del prodotto turistico della nostra isola, Villasimius inclusa - farei le stesse considerazioni. Villasimius si è venduta con più difficoltà, in particolare per quanto riguarda le case e le ville al mare: settimane di agosto invendute, meno traffico generale.

Ma sono molto, e sottolineo molto, in disaccordo sulle responsabilità di quanto è successo a Villasimius.

Vendendo tutta la Sardegna, ho il polso della situazione: l'annata turistica è andata bene, con i soliti limiti dovuti alla tipologia di turista della nostra isola: 75-80% italiani, 20% stranieri. Gli italiani, e questo principalmente per il modello sociale esistente in Italia, vengono in ferie ad agosto. Quindi navi piene, aerei pieni, affollamento pazzesco nelle due settimane centrali del mese. Gli stranieri si distribuiscono meglio e in particolar modo sono più attenti alla spesa.

La mia considerazione è che chi si lamenta del calo delle presenze turistiche addebitando le colpe alla famigerata tassa sul lusso lo fa strumentalmente. Strumentalizzazione politica o ricerca di colpevoli “terzi” poco importa. Sono accuse infondate, la tassa sul lusso non c'entra niente.

Anzi, la tassa sul lusso dovrebbe essere molto più alta, se ci fossero servizi all'altezza. Ma non ci sono, nel 70% della nostra isola, e non certo per colpa della Giunta regionale. Se va male qualcosa, è sempre colpa della Regione. Se va bene, onore al merito di chi è riuscito. Qualcosa non torna.

Parliamo di Villasimius, e di cosa pensa un turista-tipo di un posto meraviglioso (io continuero' a proporre Villasimius fino all'ultimo turista) ma deturpato, aggredito dall'avidità dei cementificatori benedetti dagli amministratori.

Chiedo al signor Ghiani: ha visto in che stato è Villasimius? Ha qualcosa da contestare ai rilievi critici dei turisti in partenza? Voglio farle leggere le risposte ad un questionario di customer satisfaction speditoci da un cliente tornato dalle vacanze a Villasimius. Ragioni su questo, ed è un invito che faccio a tutti quelli che si occupano della gestione di strutture ricettive (imprenditori privati) o di promozione turistica della Sardegna (amministratori pubblici).

«Mare stupendo, ma le note liete si fermano qua. Una gruviera di villette a schiera impresentabili, saccheggio ambientale della peggior specie senza un minimo di pensiero urbanistico alle spalle. Ma come è possibile, gli amministratori come hanno potuto permettere questo schifo degno di Cancún o Formentera? I tetti, dico i tetti delle case tutti di colore diverso. Ci sarebbe da ridere se non facesse piangere. La tutela integralista dell'ambiente per cui siete in tutti i giornali è una balla! Non basta, scusi lo sfogo, parliamo dei prezzi delle case: 1.200 euro per una settimana, non voglio neanche sapere quale sia la vostra commissione (12% su questa villetta, ndr), ma è un mio stipendio mensile, e meno male che mio marito lavora. Le famiglie non possono più venire a Villasimius? No, e lo diremo a tutti».

«La villetta è carina, niente da dire, siamo stati bene, vicini silenziosi, anche abbastanza vicina al mare. Gliel'avevo già detto ad aprile, e mi ha fatto uno sconto, ma glielo ripeto: è costata troppo. Passiamo ai ristoranti e ai servizi del paese: prezzi osceni, la nostra famiglia per mangiare una pizza, una bibita e un gelato ha speso 140 euro, 28 euro a testa, e sono finite lì le uscite in pizzeria. In ristorante neanche ci siamo passati. Servizi zero, nessuno. Un minuscolo negozietto adibito a centro servizi con due ragazze volenterose che facevano tenerezza. Dico io, come è possibile. Sono anni che andiamo al nord Sardegna, a Palau, l'anno scorso siamo andati ad Alghero. Mai viste cose simili. A parte questo, la vacanza è andata benissimo, ci siamo divertiti e voi siete stati gentilissimi».

Non aggiungo altro. Dico soltanto che se la Sardegna insegue Formentera, le Canarie, Sharm el Sheik, Cancún, ipotesi a mio parere tragica che significherebbe la morte della nostra isola, deve dare gli stessi servizi e gli stessi prezzi. Altrimenti il turista andrà a Formentera, alle Canarie, a Sharm el Sheik. Ovvio. In Sardegna, a vedere gruviere di cemento ed essere presi in giro con prezzi esorbitanti, tra qualche anno non ci verrà piu nessuno.

Altro che tassa sul lusso. Sarebbe meglio studiare un po' di economia e connettere un po' di più il cervello. Comportandosi come i virus, che attaccano, succhiano risorse, distruggono e cambiano zona, non si va molto lontani. Si muore. L'antibiotico sono i turisti, che cambiano zona.

A chiosa di questo argomento, da addetto ai lavori, dico che di turismo la Sardegna non puo' vivere. Il turismo può essere una parte più importante del nostro PIL, ma deve rimanere marginale. La Sardegna deve puntare sul vitivinicolo e sull'agroalimentare di qualità, sull'energia pulita vera (non i termovalorizzatori o il CIP6), sulla ricerca avanzata, sull'economia legata alle tecnologie digitali (ma non tecnologie finte come il digitale terrestre), e sviluppare intorno a questi settori una rete di conoscenza e crescita dei cervelli (università, scuole, centri di ricerca) all'altezza di questo nome.

Fino a quando non si capirà questo e si investirà su questo, non andremo da nessuna parte.


Google
 


© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari