sabato 18 agosto 2007
E al trigesimo, il caro estinto si presentò vivo. In piedi. Bello arzillo e pronto a ricominciare. Anziché assistere dall'al di là alla messa in suffragio, intonò nell'al di qua terreno il Te Deum per la risurrezione dopo morte annunciata: certificata da molti silenti non-necrologi: pronti e non scritti ma già detti, con compunto compiaciuto e sorriso mascherato, da persone che oggi patiranno un sottile mal di fegato. Mentre altre persone, due-trecento, respireranno di nuovo, ritroveranno il sorriso, la speranza e, soprattutto, il lavoro. Perché E-Polis, ed i suoi 15 quotidiani chiusi dal 17 (numero infausto) luglio, da ieri 17 (numero fausto) agosto, sono salvi: riprenderanno le pubblicazioni entro fine mese o ai primi di settembre.
Nichi Grauso ha cavato dal cappello un coniglio da 70-80 milioni di euro, ha firmato la vendita del gruppo al collasso, in cui manterrà forse una partecipazione, comunque un ruolo editoriale. Costretto a cedere la sua ultima impresa per non poterla oltre alimentare finanziariamente. Un grupppo che richiedeva maggiori risorse prima di raggiungere la massa critica pubblicitaria in grado di portarlo al break-even. Non pareggio ma dissesto, fino a due giorni fa. Ora Grauso ne esce con un successo amaro perché è anche una sconfitta, appena addolcita. Si salva, e probabilmente ci guadagna.
Si salva salvando il gruppo, che riprende a vivere con importanti programmi (e investimenti) di rilancio ed espansione. A conferma che il progetto era eccellente, se altri ci mettono una cofana di euri per rilevarlo: idea giusta, fondi insufficienti e gestione scombinata in molti passaggi. Chi compra e raddoppia? Il finanziere, filosofo, manager di successo nell'infomatica Alberto Rigotti, un trentino di 57 anni, che ha spaziato da venti in vari campi, con Olivetti, Ibm e poi una società (Infracom) di cui è vicepresidente e l'ABM Network. Ha acquisito il 52 per cento di E-Polis (per 50 milioni, pare). Ma un'altra quota importante dovrebbe passare a un gruppo editoriale per ora non identificato. Grauso insomma dovrebbe aver ceduto tutte le sue azioni, forse conservandone una quota simbolica. Comunque dovrebbe svolgere una importante consulenza sullo sviluppo del “suo” progetto.
È un'operazione solo editoriale? Forse e forse no. Ci sono solo voci e rimandi che nascono dalla storia recente di Alberto Rigotti. C'è anche il sospetto (per ora vago ma inevitabile, per certi versi) che dietro l'operazione possa esserci - indirettamente, senza legami riconducibili a lui - nientepopodimeno che Silvio Berlusconi. Non perché Rigotti sia un uomo di paglia o un figurante: ha sicuramente la forza economica per reggere l'operazione. Quel che intriga sono i suoi legami politici, anche se pratica una larga trasversalità politica e culturale. Ma risulta molto legato a Forza Italia, che due anni fa l'aveva proposto alla presidenza di Sviluppo Italia: la società partecipata dal ministero del Tesoro. Creata negli anni novanta (primo presidente Fabrizio Barca, economista stimato da Ciampi, figlio di un notissimo esponente del vecchio Pci) con l'obbiettivo (deluso) di creare nuove aziende e rilanciare quelle esistenti.
Rigotti è anche molto legato a Stefania Craxi, con cui (assieme ad altri imprenditori di varia estrazione) stava creando nel 2004 una merchant bank per operare nell'area mediterranea: a cavallo tra Sicilia, Rimini, San Marino e specialmente la Tunisia, che ha legami consolidati con la famiglia di Bettino. Ancora, Rigotti è legato agli ambienti veneti di stretta osservanza forzista (il governatore Galan) ma anche culturalmente e professionalmente in eccellenti rapporti con personaggi di spicco della sinistra come il sindaco-filosofo di Venezia Massimo Cacciari.
A questo punto s'impone una breve biografia del personaggio, ripresa dal Corriere della Sera (inserto economia) del 2003. Alberto Rigotti, laureato in filosofia a Trento, con un cursus professionale di sistemista informatico, consulente aziendale e guru della autostrade virtuali. Ha iniziato a lavorare come sistemista, nel 1976 ha fondato la Ctc, una delle prime società di consulenza informatica, crollata però dopo essere stata lanciata nella produzione di software. Nel 1986, insieme a Olivetti, lancia una iniziativa BSA specializzata in modellistica aziendale. L'idea piace a IBM Italia, che negli anni 90 lo arruola nella neo-nata ABM - Advance Business Model.
Poco dopo Rigotti, attraverso un management buy out, assieme ai tecnici rileva da IBM il pacchetto di controllo: si indebita fino al collo, ma la società diventerà il cuore della holding. Successivamente, con altri soci Rigotti lancia e afferma la ABM Merchant Med e soprattutto Infracom. Che è un polo di eccellenza ed innovazione, rilanciato da una ristrutturazione di alcuni anni fa: al fine di «creare un gruppo compatto che integra asset e competenze per garantire livelli di servizio al cliente e performance di mercato sempre più elevati. Il progetto ha visto la costituzione di nuove divisioni operative alle quali fanno capo le società del gruppo».
Secondo la scheda pubblicata dal Corriere, dal riordino sono nate «le società Infracom IT, naturale evoluzione delle esperienze finance di Infracom; Infracom Network Application, con l'obiettivo di valorizzare e consolidare risorse e know how del comparto Tlc e network IT service del gruppo; e Infracom Consulting, la nuova realtà che accorpa risorse e competenze per lo sviluppo di soluzioni ICT integrate e applicativi per l'impresa». Rigotti è vicepresidente del gruppo.
Il suo sbarco in E-Polis è solo business? Possibile. Sempre con quei dubbi legati all'ombra onnipresente di Berlusconi, che tuttavia stavolta potrebbe essere evocata arbitrariamente. Ci vorrà del tempo per capire se ci sia devvero un link col Cavaliere: comunque sarebbe smentito, perché nell'editoria Berlusconi è vigilato dall'Antitrust e non può fare altre acquisizioni direttamente. Ci arriverà di sponda, magari come contromossa all'alleanza di Carlo De Benedetti con la Tiscali di Reanto Soru? A oggi è azzardato dirlo ma sarà bene stare con gli occhi ben spalancati.
Quel che conta, qui e subito, è che E-Polis riparte a breve scadenza. Il centro motore del gruppo resterà a Cagliari. L'occupazione dovrebbe essere confermata in toto (meglio aspettare, comunque) ma con un diverso management di fiducia di Rigotti e dell'altro importante socio. Programmi? Rilancio ed espansione in moltre altre città, secondo la gemmazione avviata con ben 15 testate. Dunque, non semplice salvataggio ma sviluppo con fondi freschi, azzerando i debiti e ricapitalizzando. Pare proprio un lieto fine dopo aver ridotto dipendenti, collaboratori e produttori di pubblicità alla disperazione.
Il giorno cruciale, mentre era in corso un'altra trattativa con possibili sbocchi disastrosi (smembramento e snaturamento del progetto) è arrivato mentre tutti erano al mare o in vacanza. Alberto Rigotti è arrivato a Cagliari il giorno di ferragosto ed è rimasto chiuso con Nichi Grauso fino a tarda sera nella bella sede di viale Trieste. L'accordo è stato raggiunto (ma la firma apposta solo due giorni dopo) e alle ventitre, i due - l'ex e il nuovo editore - sono andati a cena nel T-Hotel, dove Rigotti alloggiava.
Oggi, alle 17, Grauso informerà il comitato di redazione e le altre componenti aziendali del cambio di scenario e dell'imminente ritorno alla vita. La luce in fondo al tunnel che pareva franato.
(gm)
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