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sabato 11 agosto 2007

De Benedetti-Soru, nel segno
di Tiscali la grande alleanza
Scenari di sviluppo in Sardegna:
tutto bene ma attenti a quei due

di Giorgio Melis

Altro che mossa allo studio: era, è, tutto già fatto. I rumors in Borsa hanno seguito, non anticipato, l'entrata di Carlo De Benedetti in Tiscali. È già in porto il sodalizio, da tempo in gestazione, tra il finanziere-editore-industriale e la società di cui Renato Soru è il maggior azionista. Con il fondo “Management&Capitali” (lo ha creato un anno fa, controlla il 9,4 per cento dei 500 milioni di capitale), De Benedetti verserà più o meno 165 milioni di euro di finanziamento alla Tiscali UK, la controllata inglese della società cagliaritana. Il fiore all'occhiello, in grande espansione: nel primo semestre dell'anno ha generato i due terzi del fatturato del gruppo.

Non è una love story. È solo business, matrimonio d'interesse e di reciproca convenienza. Intrecciato con sintonie politiche e umane tra CDB (ovvero Carlo De Benedetti, come LCM, Luca Cordero di Montezemolo: acronimi lanciati da Giuliano Ferrara, a ciascuno il suo) e Mister Tiscali, pardon, il presidente della Regione. Che qui non c'entra proprio nulla. La partita si gioca tutta in Gran Bretagna. E poi si svilupperà in Italia, probabilmente.

L'operazione appena conclusa non è strategica per De Benedetti: ma potrebbe diventarlo. Lo è certamente per Tiscali. Vuole farne il trampolino di lancio per un'espansione ancora a Londra e per ricadute a largo spettro in Italia. Punta all'acquisto di Tele2, la controllata italiana dell'omonima società svedese, operatore alternativo su Adsl e in fonia con rete fissa. In Italia ha due milioni e mezzo di utenti, copre il 32 per cento del territorio ed è strategica non solo per il gruppo cagliaritano. Su Tele2 hanno gli occhi puntati sia il colosso Vodafone che Wind.

Da Londra all'Italia: effetto-CDB,
il grande balzo di Tiscali ora è possibile

L'acquisizione di Tele2 porterebbe Tiscali al salto decisivo rispetto ai concorrenti, per raggiungere una massa critica di fatturato da cui è ancora lontana. Tele2 è valutata intorno ai 400 milioni di euro: la società creata da Soru potrà muoversi molto meglio col finanziamento obbligazionario di De Benedetti alla consociata inglese. Soprattutto, con CDB alle spalle, potrà reggere agli eventuali giochi al rialzo di Vodafone e Wind. E si aprono altre e più interessanti prospettive.

Tiscali punta ad allargarsi nella tecnologia wireless. In autunno parteciperà all'asta fissata dal governo Prodi per l'assegnazione delle licenze per la rete Wi-Max. Grazie alla quale si può portare la banda larga in vaste zone zone scoperte. Col Wi-Max, trasmissione senza fili sulle onde radio, si supera definitivamente la dipendenza dai cavi: costosi da impiantare e anti-economici in aree con utenze limitate. Vale per due terzi del territorio sardo. Ma anche per grandi estensioni nella penisola.

C'è pure un altro obbiettivo nei piani di Tommaso Pompei (non senza lo sguardo lungo di Soru), il big-manager di Tiscali che in precedenza era ai vertici di Wind. Punta a fare della società una media-company, per la trasmissione di informazione e programmi: ha già raggiunto un accordo con la Rai e con Telecom. E qui potrebbe spaziare in settori nevralgici delle telecomunicazioni: si è parlato anche di acquisizione de La7, la tv che Tronchetti Provera pare voglia e debba vendere. Per fare cassa dopo il disastro di Telecom.

Se questo fosse il piano generale per tappe successive, la sinergia con De Benedetti non sarebbe più solo finanziaria. Potrebbe preludere al ritorno dell'Ingegnere, attraverso Tiscali, nel settore delle tlc, dove è stato a lungo protagonista con Olivetti e Omnitel. Di carne al fuoco ce n'è tanta. Comunque potremmo essere alla svolta per la crescita in grande stile: non riuscita a Soru dopo l'exploit della strepitosa quotazione in Borsa e successivo sgonfiamento del boom iniziale. Comunque il titolo è rimasto anche ieri sugli scudi, con un importante rialzo in giornate rovinose per la Borsa. L'effetto-CDB ha funzionato da propellente: anche in ragione dei programmi a ambiziosi di Tiscali a Londra e in Italia.

Il mercato inglese decisivo
per lo sviluppo della società creata da Soru

Ora le notizie ufficiali: a seguire integrazioni, retroscena e commenti. Nota congiunta del fondo d'investimenti debenedettiano e di Tiscali. Management&Capitali (M&C) «investirà da 50 a 165 milioni di euro in Tiscali UK, con modalità che potranno variare dalla sottoscrizione di un prestito obbligazionario convertibile all'aumento di capitale». Prosegue la nota: M&C «ha approvato un progetto di investimento a supporto dei piani di sviluppo di Tiscali e delle opportunità di crescita nei mercati in cui opera. Le modalità di intervento saranno in funzione delle esigenze finanziarie per sostenere in particolare il progetto di integrazione e il piano industriale di sviluppo conseguente alla recente acquisizione delle attività di Pipex Plc. Il perfezionamento dell'operazione è previsto entro fine 2007».

Perfetta sintonia con Cagliari: «Siamo lieti di questo accordo con Management & Capitali - è il commento dell'amministratore delegato di Tiscali, Tommaso Pompei - che si aggiunge a quello recentemente concluso per 650 milioni di euro con Banca Intesa San Paolo e JP Morgan, e che offre al gruppo Tiscali ulteriore flessibilità finanziaria nel perseguire le opportunità di sviluppo e il proprio piano industriale».

Fine della trasmissione, sintetica, laconica, essenziale. Traduzione dal finanziarese, per i profani come noi. Tiscali opera in Gran Bretagna dal 2001. Tiscali UK sta diventando la piazza più importante del gruppo. Aveva oltre un milione di clienti, coprendo con i servizi internet a banda larga il 15 per cento del Regno Unito. Con un'espansione a banda davvero larga, culminata con l'acquisto della Pipex, un'altra società del settore che ha portato in dote quasi un milione di clienti.

L'operazione è stata resa possibile dal finanziamento di 650 milioni di euro che il management di Sa Illetta ha ottenuto da due grandi banche: l'americana JP Morgan e l'italiana Intesa-San Paolo. Metà dela somma è ancora disponibile, ora integrata dall'intervento di M&C e a breve da un aumento di capitale per 400 milioni. Appunto la massa finanziaria per le strategie a breve e media scadenza in Italia e all'estero.

La sinergia con l'Ingegnere:
solo finanza, investimenti e attesi profitti

Naturalmente quel che ha fatto sensazione è l'entrata di De Benedetti. Ci sono due scuole di pensiero. Una non esclude l'altra: potrebbero anzi integrarsi in corso d'opera. L'Ingegnere usa come una grande canna da pesca il suo fondo: un anno fa l'aveva “aperto” anche a Berlusconi, richiudendolo precipitosamente davanti a una sollevazione politica ma anche di tanta parte della business community. Individua aziende sottostimate in Borsa ma a suo avviso suscettibili di sviluppo e redditività, offre o viene richiesto di interventi finanziari per il rilancio.

La condizione base è appunto la fiducia nei progetti e nel management: altrimenti CDB passa la mano. Ritiratosi dall'asta disperante per l'Alitalia, ha puntato - o è stato stimolato a farlo - su Tiscali UK. Ne ha fatto verificare la potenzialità, ha avviato o accettato un negoziato assolutamente riservato. Infine lo ha chiuso senza che nulla trapelasse se non a cose fatte.

Abbiamo interpellato due fra i più prestigiosi giornalisti economici di grandi quotidiani nazionali. Per il primo, si tratta della tipica operazione di chi interviene su un affare in cui crede a colpo sicuro (anche se la certezza non c'è mai) per lucrare a medio termine. C'entra nulla il feeling con Soru: la grande finanza non ha sentimenti ma solo convenienze. Niente rapporti d'amorosi sensi, forse una qualche predilezione anche politica, ma solo business e calcolo di profitti attesi.

L'Ingegnere crede in Tiscali UK, vi partecipa con un prestito obbligazionario, ha un preciso, limitato obbiettivo. Entro tre anni, la società dovrebbe avere uno sviluppo significativo e potrà essere quotata in Borsa. A quel punto, controllandone il 15-17 per cento del capitale, converte le obbligazioni in nuove azioni. Per rivenderle nel momento più conveniente: con una plusvalenza che può raggiungere il doppio del finanziamento accordato, diciamo intorno ai 300 milioni. Un bel profitto con un rischio calcolato, accompagnando la crescita della società. Fine della trasmissione, si incassa e si passa alle partite successive. Altro giro, altra corsa.

Dall'impresa all'informazione e alla tv:
attrazione fatale per la strana coppia?

Il secondo scenario parte dal primo ma non si conclude con la riscossione dei dividendi. Non è affatto certo ma altamente possibile. Se tutto andasse liscio, e Tiscali mettesse le mani su Tele2, l'Ingegnere potrebbe essere molto tentato di rientrare non direttamente nel settore delle telecomunicazioni: dopo avervi a lungo dominato con Olivetti e Omnitel, poi acquisita da Vodafone. Magari potrebbe intrigarlo il controllo de La7 e l'allargamento in altri settori dell'informazione-programmi. Nei quali l'editore del Gruppo Espresso-Repubblica avrebbe maggiori difficoltà a espandersi direttamente, a rischio di sbattere sulle norme antitrust.

Sarebbe un ulteriore rafforzamento del potere d'informare e formare attraverso i contenuti. Un'accelerazione espansiva di grande spessore e rilievo presso la classe politica: vero core-business del presenzialismo di CDB, autoproclamatosi tessera numero uno del Partito Democratico. E su questo terreno, in piena sintonia, coinciderebbero le ambizioni di Renato Soru: ormai ben deciso a radicarsi anche nel futuro in politica, forse ben oltre la Regione.

Uno scenario potente e prepotente, ma nient'affatto irrealistico. Se il percorso sarà lineare e procederà senza ostacoli. Il maggiore dei quali potrebbe sempre essere Silvio Berlusconi: con l'Ingegnere ha una partita mortale sempre aperta. Non starà a guardare e se potrà ostacolarlo lo farà fino in fondo, anche contro Soru che detesta.

L'Ingegnere-elefante nella cristalleria
con Soru: opportunità e rischi

Restano da valutare le prospettive di Tiscali, che interessano particolarmente la Sardegna. Una proiezione-visione complessiva nel tempo, lascia sperare ragionevolmente in un futuro promettente. Perché lo sbarco in Gran Bretagna si è già rivelato strategico e di grande potenzialità. Già ora e per gli anni a venire: altrimenti De Benedetti non impegnerebbe, oltre i capitali, anche l'immagine e il suo prestigio. Se andassero in porto l'acquisto di Tele2, con una presenza significativa nella rete Wi-Max e il resto, la società creata dal sardo venuto dalla caverna di Tiscali (quella archeologica, assunta come icona e trapiantata nell'era informatica) potrebbe fare il salto di quantità e qualità definitivo e vincente, al top.

Qualcuno ha sollevato il dubbio di un rischio. L'Ingegnere come socio potrebbe essere l'elefante nella cristalleria di Tiscali. Troppo grosso. E troppo disuguali le dimensioni dei due partners. Ma non è problema attuale: si porrà, se si porrà, eventualmente tra qualche anno. Nel frattempo, attenti a quei due, in senso positivo e negativo. La strana coppia potrebbe creare problemi in Sardegna: in campo politico e nell'informazione. Altro è tifare, com'è doveroso, per l'affermazione di un'impresa nata in Sardegna e cresciuta soprattutto fuori, ormai anche simbolo positivo di modernità e successo in una terra che non ne ha prodotto molti altri.

Altro, e sommamente negativo, sarebbe chiudere gli occhi sui rischi della non fatale attrazione tra Soru e CDB: per il pluralismo politico, informativo e infine democratico. Concetti ostici da metabolizzare per i grandi tycoon aggressivi: si chiamino Berlusconi, De Benedetti o Soru. Diversi, magari opposti per stile pubblico e privato. Ma non nella visione dominatrice. L'incontro con la politica - praticato indirettamente ma molto attivamente da De Benedetti, o in prima persona da Berlusconi e Soru - l'accentua e crea sfere di potere debordante e destabilizzante. La vita democratica ne è alla fine sconvolta e stravolta. Il mondo dei partiti non ha ancora saputo isolare i rischi distorsivi connessi a concentrazioni eccessive di potere economico, politico e istituzionale nelle mani di una sola persona: un vero padrone, duro e non sempre puro, della vita pubblica. Probabilmente è impossibile governarle e limitare i danni per la vita democratica.


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