l'altra voce.net


venerdì 10 agosto 2007

Interventi.

Una legge che ha scavalcato lo Statuto
senza affrontarne i limiti
Ecco perché a novembre voterò no

di Pietro Maurandi

Le questioni poste dalla campagna referendaria sulla legge statutaria possono essere affrontate da molti punti di vista, compreso quello della variegata composizione del Comitato per il No, che per ora è stato scelto da questo giornale, che tuttavia mi pare il più sterile perché non consente di entrare realmente nel merito. Perciò spero che rapidamente si possa superare questa fase per passare a un confronto costruttivo.

Poiché cerco sempre di rifuggire da prediche inutili fatte agli altri, voglio spiegare le ragioni che personalmente mi hanno spinto ad aderire alla campagna referendaria. In un momento in cui la specialità e la stessa nozione di autonomia sembrano essersi smarrite, mi sembra assolutamente vitale per la Sardegna la stesura di un nuovo Statuto, che deve affrontare due aspetti: ridefinire i rapporti con lo Stato in termini di competenze e di poteri, ridisegnare gli assetti interni della Regione.

Dopo anni in cui ci si è letteralmente trastullati in una disputa sterile fra sostenitori della Costituente e sostenitori della Consulta, le forze politiche sarde tutte dovrebbero porsi il problema della riscrittura dello Statuto, entrando nel merito dei suoi contenuti. Promuovere questo processo avrebbe dovuto essere compito della maggioranza di centrosinistra nella presente legislatura. Invece, dopo due anni ci si presenta con la legge statutaria, un surrogato di Statuto che non affronta né l'uno né l'altro aspetto.

Per quanto riguarda la ridefinizione dei rapporti con lo Stato, si tratta ovviamente di un aspetto che sta al di fuori della portata di questa legge. Ma non si può nemmeno affrontare il problema cruciale che è emerso in questi anni, cioè il rapporto fra un presidente eletto direttamente dai cittadini e il Consiglio regionale.

L'attuale Statuto infatti consente di scegliere fra due sistemi di elezione del presidente, consiliare oppure diretta, ma in quest'ultimo caso si stabilisce la contestualità fra presidente e Consiglio regionale: le eventuali dimissioni del presidente, cioè, comportano lo scioglimento del Consiglio. In altri termini, l'attuale Statuto stabilisce due sistemi rigidi e non consente di introdurre correzioni alla contestualità. Insomma, un problema che mi pare fondamentale per il buon funzionamento dell'istituto autonomistico, non può essere affrontato nell'ambito della legge statutaria; il terreno proprio su cui può essere posto è anch'esso quello della riforma dello Statuto.

Io ritengo che vi sia un rapporto squilibrato a favore del presidente e a danno del Consiglio regionale su una serie di questioni, che configurano complessivamente un presidenzialismo forte. Ma la circostanza più grave e dirimente è che il presidente con le sue dimissioni può determinare lo scioglimento dell'Assemblea. Questa circostanza di per sé rende il Consiglio condizionabile dalle scelte del capo dell'esecutivo e potenzialmente lo induce ad accogliere in modo acritico o scarsamente critico ogni sua iniziativa.

Si possono esprimere giudizi morali più o meno fondati su consiglieri che si lasciano condizionare per timore di essere mandati a casa, ma chi dovesse ragionare in quei termini non centra la vera questione, che è di natura istituzionale e non morale o personale. Il fatto è che nessuna istituzione deve essere messa in condizioni di essere ricattata in qualche forma e in qualche modo, tanto meno l'Assemblea legislativa che è anch'essa eletta dal popolo, esattamente come il presidente.

Personalmente sono favorevole all'elezione diretta del presidente, ma non al presidenzialismo forte, sia per una posizione di principio sia perché non mi pare che, alla prova dei fatti, abbia dato risultati apprezzabili. Ritengo perciò che il problema si debba affrontare attraverso correzioni opportune che eliminino la contestualità fra presidente e Consiglio regionale. Ma questa correzione è appunto ciò che non si può introdurre se non nell'ambito di un nuovo Statuto.

Quello che lamento in realtà non è solo che la legge statutaria confermi e rafforzi il presidenzialismo forte, ma che nell'ambito di essa il problema non possa essere neanche trattato con la profondità e l'articolazione che merita. Per queste ragioni penso che l'iniziativa referendaria sia pienamente fondata e che la cancellazione della legge statutaria consentirebbe finalmente di aprire la discussione sul merito dello Statuto, rimettendo le cose nel giusto ordine logico e politico: prima si approva il nuovo Statuto e poi la legge statutaria.


Google
 


© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari