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giovedì 9 agosto 2007

Soru: Fulvio Dettori non si tocca
fiducia piena dopo il terremoto
La Procura chiama Pili
e chiuderà l'inchiesta ad ottobre

di Marco Murgia

Il giorno dopo l'annullamento della gara sulla pubblicità istituzionale si va avanti con Fulvio Dettori. A meno di un improbabile e a questo punto clamoroso dietrofront, il presidente della Regione Renato Soru sembra intenzionato a confermare la fiducia al suo direttore generale. Nessuna comunicazione ufficiale da viale Trento, ma la posizione resta quella già espressa davanti al Consiglio regionale: la decisione sarà presa solo dopo un giudizio definitivo. Che, a questo punto, dovrà essere quello della magistratura.

In Procura, intanto, il lavoro va avanti nonostante l'imminenza di Ferragosto: ieri il procuratore aggiunto Mario Marchetti ha sentito Mauro Pili, dopo una convocazione d'urgenza recapitata al deputato di Forza Italia quattro giorni fa. La chiusura delle indagini preliminari slitta a ottobre, dopo la pausa che fermerà l'attività fino al 10 settembre.

Avanti con Fulvio Dettori, quindi. Nonostante tutte le procedure interne (dopo l'indagine consiliare) abbiano censurato il lavoro svolto dalla commissione di gara che nel gennaio scorso aveva deliberato l'affidamento dell'appalto da 56 milioni di euro alla Saatchi & Saatchi. Dalla commissione consiliare passando l'aula, fino al provvedimento firmato dalla responsabile del Servizio Trasparenza e Comunicazione della Regione, Michela Melis. Una deliberazione di 18 pagine con cui si annulla la gara, l'aggiudicazione, gli atti della commissione giudicante e la sua stessa nomina. In soldoni significa la delegittimazione di tutto l'operato di Dettori.

Punto e a capo, tutto da rifare. Ma con il direttore generale della Regione fermo al suo posto, arroccato sulla difesa di Soru che lo aveva nominato presidente della commissione di gara. Avanti così, «anche se la posizione del professor Dettori non è certo buona». L'avvocato Carlo Dore usa un eufemismo, ma girare intorno alle parole è quasi impossibile: a questo punto, «l'unico procedimento a cui si può fare riferimento è il giudizio penale, ma non è certo necessaria una condanna per la sua rimozione». Il messaggio sarebbe per il presidente Soru, e il motivo è semplice: «Per tenere a galla Dettori, si dovrebbe censurare il lavoro - ottimo, a mio parere - della Melis». Cosa che non è avvenuta: di più, era stato lo stesso presidente della Regione a sottolineare come tutto fosse in mano agli uffici, annunciando di rimettersi al loro pronunciamento.

Uffici, quelli di viale Trento, che hanno espresso un parere incontrovertibile per solidità e documentazione. Infatti: via gli eufemismi, «la posizione del direttore generale è indifendibile», continua l'amministrativista, «Dettori dovrebbe trarne le conseguenze e dimettersi, senza aspettare la decisione del presidente della Regione». Sarebbe una via d'uscita onorevole, «ma è anche vero che l'istituto delle dimissioni non è una via poco praticata, soprattutto a certi livelli», conclude Dore.

Più diplomatico Pierluigi Leo, al posto di Dettori con le Giunte di Federico Palomba e Mariolino Floris, oggi esponente dell'Italia dei Valori. L'annullamento della gara «è il corollario logico e naturale di quanto appurato dalla commissione d'inchiesta e poi dalla dirigente della Regione». Le responsabilità non vanno cercate nella figura del presidente quanto nelle capacità della stessa commissione: «Credo che Dettori abbia agito in buona fede e che piuttosto sia mancata l'organicità nel lavoro della commissione».

Una difesa generosa, che arriva da chi aveva ricoperto per molti anni, con autorevolezza e senza inciampi, il ruolo di direttore generale sotto due presidenti di opposte maggioranze. Che cosa avrebbe fatto Leo al posto del suo attuale successore? Difficile rispondere, per una questione di «delicatezza». Anche perché l'idea resta quella: «Mi sembra di aver notato all'interno della commissione soprattutto carenze di tipo tecnico, a iniziare dalle certificazioni mancanti. Davanti a queste cose anche il lavoro di una persona capace come il professor Dettori può essere inficiato».

E che cosa avrebbe fatto un ex presidente della Giunta al posto di Renato Soru? Avrebbe mandato a casa il suo direttore generale o che altro? Altro, secondo Mario Floris: «Non credo che da presidente avrei designato il mio direttore generale alla guida della commissione di gara: nominare lui sarebbe stato come nominare me stesso». D'accordo, ma proviamo a scindere il fatto che i protagonisti attuali siano Soru e Dettori, mettendo da parte le appartenenze politiche. Impossibile: «Visto il pronunciamento del Consiglio e quello della commissione d'inchiesta, arrivato all'unanimità, la gara si sarebbe dovuta annullare molto prima», continua Floris. «La difesa del presidente Soru è totalmente fuori luogo: allora serve capire perché si continua su questa strada».

Lontano dai palazzi della politica, intanto, continua senza clamori il lavoro della magistratura. Tutto indirizzato ad arrivare a quel giudizio definitivo che potrebbe avere risvolti ben più pesanti, entro neanche due mesi. Un segnale della volontà di chiudere il caso potrebbe essere la convocazione d'urgenza in Procura di Mauro Pili, come persona informata dei fatti.

Davanti al procuratore aggiunto Mario Marchetti, in un colloquio durato due ore, il deputato di Forza Italia ha ribadito le accuse su un subappalto preventivo fra la società risultata vincitrice e il consorzio Sardinia Media Factory: «L'accordo tra la Saatchi & Saatchi e il consorzio è stato sancito tre giorni prima della presentazione del progetto formale della gara da 56 milioni di euro, e l'atto fa dichiarare alle due società poi vincitrici che il 30 per cento verrebbe affidato a Sardinia Media Factory. In questo consorzio risultano società di varia natura, tutte legate sostanzialmente a un rapporto diretto, commerciale con Tiscali». Tutto già abbondantemente illustrato alla stampa in più occasioni: da ieri anche la Procura cagliaritana dispone ufficialmente del dossier “Sardinia Media Channel», ampiamente consultabile sul sito personale dell'ex presidente della Regione.

Intanto c'è motivo di gioire per l'annullamento della gara: «Sancisce un nostro successo politico e amministrativo, ma non chiude il capitolo Saatchi & Saatchi», avverte Pili: «C'è qualcuno che è responsabile di questo misfatto e credo che politicamente questo qualcuno debba pagare. Mi riferisco alla direzione generale e alla presidenza della Giunta». Le vie sono due e portano a un'unica conclusione: «Se ha sbagliato il funzionario ad annullare deve essere cacciato via; se invece il funzionario ha ragione deve essere cacciato via il direttore generale. Quindi, credo che la presidenza della Regione debba assumersene in toto la responsabilità».

Riportare il discorso al punto di vista politico è un attimo. Se è vero che «l'iter amministrativo ha compiuto il suo corso e il resto è competenza della procura della Repubblica di Cagliari, le cui conclusioni attendiamo con fiducia», sottolinea Silvestro Ladu, capogruppo di Fortza Paris in Consiglio regionale, è anche vero che «nell'attesa la classe politica ha il dovere di interrogarsi su come si sia potuto verificare tutto questo e quali siano le responsabilità del presidente della Giunta e della sua maggioranza che, di fatto, ha subito e coperto un certo modo di fare politica e amministrazione fino a quando non è saltato il coperchio delle connivenze».

Applausi all'operato di Michela Melis arrivano anche dall'Uds: «Finalmente un atto ragionevole sullo scandalo della pubblicità milionaria della Regione», commenta il consigliere Oscar Cherchi. «Il provvedimento della responsabile del procedimento è la dimostrazione e l'ulteriore conferma che quella gara era viziata, con tutta una serie di anomalie su cui non si poteva chiudere un occhio». Cosa che, secondo Cherchi, avrebbe fatto Soru: «Ha sempre continuato a difendere i maggiori responsabili di questo pasticcio, snobbando il lavoro della commissione consiliare e le indicazioni del Consiglio regionale, che invece avevano sempre visto giusto. Salvo poi, una volta messo alle strette, lavarsi le mani di tutta la faccenda e scaricare le decisioni sui dirigenti. Sarebbe auspicabile, ora, un atto da parte del presidente: se fino a oggi non ha avuto il coraggio di assumersi le responsabilità, almeno chieda scusa ai sardi per questo vergognoso scandalo e rispetti le decisioni dell'assemblea».

Una lettura opposta arriva dal capogruppo di Progetto Sardegna, Chicco Porcu: «La decisione della struttura amministrativa di annullare il bando di gara dimostra l'infondatezza delle accuse rivolte dall'opposizione in questi mesi circa l'esistenza di un caso politico. La vicenda è sempre stata nelle mani della apparato amministrativo regionale, che ha potuto decidere in piena e totale autonomia».

Basta così? Non esattamente, perchè la difesa è totale: «Il centrodestra dovrebbe ora chiedere scusa al presidente Soru e a tutti quelli che sono stati chiamati in causa indebitamente in relazione a un procedimento il cui epilogo dimostra eloquentemente la totale assenza di qualunque forma di interferenza politica». Anche se sarebbe necessario spiegare il pasticcio alle società che avevano partecipato alla gara. Tutte in attesa degli eventi, in primo luogo la contestatissima Saatchi: «Se la gara appena annullata dovesse essere bandita nuovamente in tempi molto brevi, la Saatchi potrebbe anche rinunciare ad azioni legali. In qualsiasi caso, stiamo ancora impostando la reazione alla decisione della Regione».

A spiegare la strategia attendista della società milanese è il legale cagliaritano Gianfranco Duranti. L'avvocato, che fino al luglio 2005 era direttore generale della presidenza della Giunta (quando andò in pensione, al suo posto Soru chiamò appunto Fulvio Dettori) sottolinea come «il provvedimento di annullamento della gara è incentrato sui risultati dell'inchiesta della commissione del Consiglio regionale e non su elementi soggettivi relativi ai requisiti della Saatchi&Saatchi. Ora decideremo sul da farsi». Tra le possibilità c'è l'impugnazione del provvedimento di fronte al Tar: «Prima di procedere dovremo capire anche come si comporteranno le altre agenzie». Soprattutto valutare quanto sarebbe conveniente per l'agenzia pubblicitaria scegliere il muro contro muro con viale Trento.


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