domenica 5 agosto 2007
di Carmelo Alfonso
Condivido in pieno quanto ha scritto Carlo Dore sullo stadio di Sant'Elia. Sul piano strettamente sportivo, un impianto nato anche per ospitare importanti avvenimenti di atletica leggera - il Coni, a suo tempo,concesse dei contributi proprio per questo motivo - si è improvvisamente trasformato in uno stadio (ridimensionato) aperto al solo calcio, ovvero, meglio, al solo Cagliari. È stata “cancellata” la pista di atletica leggera, forse anche con il benestare della Fidal in cambio di un nuovo impianto proprio per l'atletica leggera (mai realizzato), ed è stato impedito lo svolgimento di altre manifestazioni sportive (pugilato) e culturali. Non più stadio di Sant'Elia, ma stadio Sant'Elia per il Cagliari SpA.
Se Cellino, legittimamente, intende realizzare un impianto sportivo che, oltre ad un terreno di gioco dove possano essere disputare le partite di calcio, contenga altri locali che con lo sport non hanno niente da spartire, lo faccia pure, ma da privato, e non utilizzando un bene di proprietà dei cittadini cagliaritani. Troppo, dai Mondiali del '90 ad oggi, il Sant'Elia ha sofferto in termini di attenzione e cura per non lasciarsi andare a brutti pensieri.
E allora, cacciati i brutti pensieri, diventiamo propositivi. Personalmente condivido anche l'idea di un museo dello sport da realizzare nei locali presenti sotto le tribune. Un tempo, proprio in questi locali, trovò ospitalità il Comitato regionale della Federciclismo, che vi realizzò il centro per l'avviamento al ciclismo. E si ipotizzò di assegnare i locali liberi alle altre federazioni minori, per ridurre (o annullare) le spese di affitto e costruire, nella sostanza, una sorta di “palazzetto delle Federazioni sportive”.
Il Centro di avviamento al ciclismo sparì dopo avere dato ottimi risultati, e non si fece niente per il resto, così come saltò la proposta di realizzare, nel piano sovrastante la zona spogliatoi, il Centro di medicina sportiva. Questa sorta di ricostruzione storica, seppure incompleta, dell'uso dello stadio di Sant'Elia e dei progetti ancora validi, dovrebbe riaprire una discussione approfondita sulla rivisitazione e l'uso dell'impianto, e ciò a prescidere dalle considerazioni extrasportive fatte dall'avvocato Dore.
Aggiungo un'altra considerazione che con il calcio non ha niente (fortunatamente) da spartire. Si parla tanto dello stadio di Sant'Elia, ridotto ai minimi termini, maltrattato da errori vistosi e non più utilizzabile per manifestazioni internazionali, tutti tacciono sul palazzetto del pugilato di Monte Mixi, nonostante i contributi assegnati dal Coni per il suo recupero (ma forse i 600 milioni di lire di una volta non basterebbero più per rendere frequentabile un ampio locale ora abitato da topi, pulci e una infinita varietà di altri animali).
Per quanto riguarda, invece, il glorioso stadio Amsicora, il discorso è un po' diverso. Per due motivi. Primo: è un impianto privato, e quindi il cambiamento o meno è legato soltanto alla volontà dei soci. Secondo: quanto meno c'è la volontà di restituire lo stadio alle specialità sportive che hanno fatto diventare grande la Società Amsicora, ossia l'atletica e l'hockey su prato. La ginnastica artistica, se non vado errato, continuerebbe invece la sua attività nella palestra realizzata sotto la vecchia tribuna. Ma, ripeto, è una questione privata che non investe tutti i cagliaritani, che invece hanno pagato e continuano a pagare le tasse anche per tenere in piedi lo stadio di Sant'Elia.
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