l'altra voce.net


mercoledì 1º agosto 2007

Interventi.

La politica pronta ad ascoltare e capire
Forse non si arriverà allo scontro
sulla pessima idea dell'inceneritore a Ottana

Le aperture del governatore Renato Soru, durante il recente incontro a Ottana, hanno determinato un cauto ottimismo tra le popolazioni del centro Sardegna, che si oppongono alla realizzazione del mega-inceneritore di Ottana. Come Comitato popolare (al quale aderiscono anche Medici dell'Ambiente e Wwf) pensiamo sia già questo un primo risultato dell'azione di sensibilizzazione sulla questione, passata in diversi mesi attraverso tutta una serie di incontri nel territorio, con il sostegno professionale di alcuni dei massimi esperti del settore, in Sardegna e nella penisola.

Ci siamo sostituiti alle istituzioni pubbliche - perché assenti - per rendere concreto il diritto all'informazione e alla conoscenza, su un progetto che già nelle sue linee di indirizzo appare in grado di condizionare aspetti non secondari del futuro del territorio, sia sotto l'aspetto strettamente sociale, sia nel campo prettamente economico. Il tutto in maniera negativa, considerati gli effetti deleteri per la salute delle persone e per le attività produttive legate allo sfruttamento della terra, che la comunità scientifica ricollega al funzionamento degli impianti di termodistruzione dei rifiuti.

Pericolo confermato dalle scelte dell'Unione Europea, che tassa l'attività d'incenerimento, e proibisce l'attribuzione di qualsiasi aiuto monetario alla stessa. E, ancora con più evidenza, dalle azioni portate avanti dalle nazioni maggiormente progredite, che optano per sistemi virtuosi e poco impattanti per l'ambiente, partendo con una “differenziata spinta” per arrivare al metodo meccanico biologico per la parte (comunque ridotta) altrimenti non smaltibile.

Mentre il piano della Regione Sardegna, con le sue scelte di un mega-inceneritore da portare a una potenza di 20 Mwe, ha la necessità di poter trattare l'intera quantità di rifiuti prodotta nell'isola (oltre 800 mila tonnellate) e, quindi, o andando a vanificare la raccolta differenziata, che inizia ora a dare i primi risultati, oppure aprendo la strada all' “importazione” di rifiuti solidi urbani da oltre Tirreno.

Una scelta manifestamente illogica, come si avrà l'opportunità di spiegare ulteriormente durante il convegno dei primissimi giorni di settembre, al quale parteciperà il professore statunitense Paul Connett - internazionalmente conosciuto per la sua competenza intorno all'attività degli inceneritori e alle pratiche alternative - insieme ad altri studiosi della materia, molto attenti alle problematiche legate alla salute. Ciò a conferma che quella dello smaltimento dei rifiuti è una questione squisitamente di carattere sanitario, e non uno dei comparti del campo energetico, come ha voluto intendere la Regione, con la motivazione - che ora essa stessa sembra voglia abbandonare - di un impianto per alimentare di energia elettrica il sito industriale di Ottana.

Un confronto al quale lo stesso Soru ha confermato di guardare con interesse, per avere ulteriori dettagli ed elementi di valutazione, in un campo dove una fetta non ridotta della classe politica sarda - dobbiamo dirlo, seppur con rammarico - non ha brillato per conoscenze, ma neppure per la volontà di informarsi.

Anzi, proprio l'incontro avuto, a giugno, dal Comitato popolare con la Provincia di Nuoro, ha messo in evidenza un certo ritardo del governo locale nell'affrontare una questione che va avanti ormai dal febbraio del 2006, con la previsione dell'inserimento del termovalorizzatore di Ottana nel piano regionale di smaltimento dei rifiuti, poi approvato nel dicembre scorso.

Qualche rassicurazione maggiore, invece, per il futuro. In quanto la Provincia, con il presidente, Roberto Deriu, e l'assessore dell'Ambiente, Rocco Celentano, ha garantito che non avrà sulla questione un approccio acritico, ma approfondirà con una propria èquipe la proposta regionale, passando attraverso un confronto con gli esperti del Comitato. E, poi, concordando sul fatto che l'area di Ottana ha già sopportato il carico di tossicità dato dalla chimica, per pensare che questo peso possa essere addirittura aumentato, come si verificherebbe con la presenza di un inceneritore.

Apre una nuova riflessione, invece, la dichiarazione sulla stampa regionale che lo stesso presidente Deriu ha fatto nei giorni scorsi, dopo il grave incendio tra Oniferi e Nuoro: sostenendo che si sono prodotti fumi ed esalazioni quanto avrebbe potuto un inceneritore in 75 anni di attività. L'incendio dei campi distrugge e inquina, ma la circostanza non riduce la gravità - neanche in un'ipotetica scala di gradazione degli effetti nocivi - dell'attività di un forno per i rifiuti, anche perché il funzionamento dello stesso, diluito nel tempo - chiariscono gli studi scientifici - determina una sedimentazione di polveri sottili nell'atmosfera e nel terreno, ad alta tossicità.

Insomma, per molti, comuni, aspetti, non è peggio l'uno oppure l'altro. Sono pessimi entrambi, per i cittadini: dei quali istituzioni e politica hanno il sommo obbligo di difenderne le prerogative e, soprattutto, i diritti, a iniziare da quelli primari, qual è quello della salute.

Comitato popolare
delle Comunità contrarie


Google
 

IN ARCHIVIO

L'inceneritore non è una scelta obbligata. Con la gestione dei rifiuti a freddo un sistema virtuoso che recupera e non inquina, di Gianstefano Monni

Medici per l'ambiente e Wwf su Ottana: gestione virtuosa dei rifiuti e l'inceneritore non servirà più

Quanto ci costerà, in acqua e in euro, il carburante verde da bruciare ad Ottana per produrre energia “pulita”?, di Gianstefano Monni

I rifiuti e l'inceneritore di Ottana. Troppa fretta sul progetto quando è in gioco la salute di tanti, di Gianstefano Monni



© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari