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martedì 31 luglio 2007

Appalti e progettazioni: una svolta
di trasparenza e moralizzazione
Via i super-ribassi, ora il regolamento

di Michele Fioraso

Snellimento delle procedure, attenzione alla qualità dei lavori e maggior spazio per progettisti giovani e imprese sarde: la nuova legge sugli appalti pubblici, approvata giovedì scorso dal Consiglio regionale dopo un iter complessivo di due anni, vuole essere un punto e a capo in una materia delicatissima e che finora non era stata mai affrontata con approccio omogeneo dal legislatore. Il provvedimento, passato attraverso una lunga fase di concertazione, riceve il favore dei rappresentanti dei costruttori edili, che però avvertono: concertiamo anche il regolamento attuativo della legge, che andrà approvato dalla giunta entro due mesi dall'entrata in vigore della legge, e vigiliamo sul rispetto delle norme.

L'assessore regionale dei Lavori pubblici Carlo Mannoni illustra alla stampa le novità più importanti del testo che, per esempio, consente di «superare un sistema di finanziamenti chiesti da Comuni e Province in modo spesso estemporaneo mediante una programmazione triennale che è vincolante per la Regione: il Comune indica le priorità e su queste si coordina la programmazione regionale».

Poi le procedure vengono snellite mediante la predisposizione di elenchi comunali di operatori, da cui, a rotazione, ne verranno presi dieci di volta in volta per una gara semplificata. Gli appalti inferiori ai 300mila euro o le forniture sotto i 130mila potranno essere affidate tramite trattativa privata tra gli imprenditori iscritti negli elenchi comunali, mentre per le gare con importi inferiori a 1,5 milioni di euro si potrà ricorrere a una licitazione semplificata. Le imprese sarde «se saranno attente e parteciperanno in massa, avranno più possibilità di concorrere rispetto alle imprese nazionali».

Un altro dei problemi che spesso mettono fuori mercato gli appaltatori isolani sono gli eccessi di ribasso in offerta: ora, per gli appalti sotto i 5 milioni di euro le offerte troppo basse verranno eliminate automaticamente.

Per far crescere i giovani professionisti sardi è stato previsto che gli studi che parteciperanno ai più sostanziosi appalti regionali per la progettazione di opere pubbliche dovranno avere tra le loro fila almeno un giovane iscritto all'ordine professionale da meno di cinque anni. Nelle gare a punteggio libero, a parità di requisiti, prevarrà quello che vanta il professionista più giovane.

Al posto di comitati tecnici provinciali nasce un'unità tecnica regionale che avrà funzioni consultive e di coordinamento tecnico e amministrativo per progetti oltre i 5 milioni di euro. Sarà composta dal direttore generale dell'assessorato dei Lavori pubblici, da quattro dirigenti con competenze specifiche, da quattro dirigenti dell'amministrazione regionale con competenze in materia di urbanistica, tutela del paesaggio, compatibilità ambientale e sanità e dal direttore dell'agenzia regionale del distretto idrografico, ai quali si aggiungeranno quindici esperti nominati dalla Giunta.

«È una legge quadro, di indirizzo, che semplifica le procedure e favorisce una spesa più rapida», commenta Maurizio De Pascale, presidente della sezione delle province meridionali dell'Associazione nazionale costruttori edili. «Nell'ambito di un rapporto di concertazione positivo con la Regione, che ha accolto molte delle nostre osservazioni, auspichiamo che anche il regolamento attuativo tenga in considerazione le altre nostre proposte e sia concertato».

Per esempio, l'Ance propone di impedire che gli eventuali sub-appalti possano essere affidati a imprese sarde che hanno partecipato alla stessa gara e si accontentano delle briciole lasciate da «imprenditori poco seri che si accordano sottobanco per condizionare il risultato finale». O ancora, per eliminare il malcostume delle offerte al super ribasso che condizionano poi in negativo il lavoro finale, De Pascale propone di «costituire un ufficio centrale della Regione, con dieci persone di esperienza, sia interne che esterne, provenienti da amministrazione, università o industria». Questo organismo rimarrebbe in carica per tre anni: dopo l'apertura di una gara, tra i dieci verrebbero sorteggiati di volta in volta tre componenti chiamati a valutare la congruità delle offerte presentate. Una modalità pensata per evitare le pressioni e le eventuali connivenze che si creano spesso a livello locale, osserva il presidente dell'Ance.

«Non si può lottare con imprese di Napoli o di Reggio Calabria che fanno ribassi del 40% e innescano un sistema che va a discapito dei soldi dei dipendenti, della prevenzione e della sicurezza, dei contributi e della qualità finale dell'opera», aggiunge Luciano Randaccio, consigliere Ance e presidente della Cassa Edile. «I ribassi finora sono stati quasi incentivati dalle amministrazioni pubbliche, che sottovalutando i problemi, preferiscono pensare che quelle percentuali siano un guadagno: i Comuni seri si sono accorti però che sono dannosi e che una giusta remunerazione dell'impresa garantisce il rispetto dei diritti e la realizzazione del lavoro secondo tutti i crismi».

Un passo da fare è anche l'adeguamento del prezziario regionale, fermo al 1997: «si appaltano lavori con i prezzi di dieci anni fa, con le ovvie conseguenze»

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Anche gli elenchi degli operatori sono «un'innovazione positiva che accelera le procedure, ma la Regione deve vigilare perché i soliti noti non creino 10 imprese da due operai che entrano nelle banche dati e riescono così a eludere il criterio della rotazione», avverte Randaccio, per il quale la struttura dell'assessorato dei Lavori pubblici oggi non è in grado di garantire i controlli.

Quindi quella approvata la scorsa settimana, secondo i rappresentanti dell'Ance è una norma che «diventerà un gioiello con un adeguato regolamento attuativo». Però, dice Maurizio De Pascale, rischia anche di essere «un condimento cui manca la base alimentare», «un bellissimo sistema per appalti che però potrebbero non esserci mai». Il settore edilizio, che «secondo i dati Istat del primo trimestre 2007 impiega 70mila addetti, cioè più del 50% del settore industriale sardo», è sull'orlo di «un potenziale dramma e di una crisi violentissima». Nel settore dei lavori pubblici, infatti, «non ci sono più lavori: gli enti locali hanno troppi residui passivi, Abbanoa ha in cassa 200 milioni per lavori e infrastrutture ma non li usa».

A questo blocco delle opere pubbliche si aggiungono la fine degli interventi di Anas e Ferrovie, che erano ossigeno per le imprese, e le difficoltà, «lasciando da parte altre considerazioni, oggettivamente alcune norme del Piano paesistico hanno provocato». Risultato: la crisi delle imprese edili «è dietro l'angolo ma sembra che nessuno se ne voglia accorgere».


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