domenica 29 luglio 2007
di Andrea Pusceddu
La notizia è di quelle piccole, e non solo per metafora. Si trova confinata in due colonnine di taglio basso, formato biglietto da visita, a pagina 37 del giornale dei sardi di sabato 28 luglio. Nella stessa pagina, merita una metratura quasi doppia l'ordinanza emanata dal comune di Villagrande contro i maiali allo stato brado, i quali evidentemente emanavano troppi effluvi per conto loro.
La regola aurea del who, where, when, what, why ci permette di riassumere i fatti in poche righe.
Il chi è Marco Melis, sindaco di Arzana, il dove è ovviamente il piccolo Comune ogliastrino, il quando non è specificato, ma deve essere notizia di questi giorni. Il cosa è che il Comune erogherà integralmente agli studenti pendolari i rimborsi per le spese viaggio sostenute durante l'anno scolastico.
Ma quello che è importante è il perché.
Perché, infatti, il Comune avrebbe potuto non versare integralmente la cifra ai pendolari ed alle loro famiglie? Il fatto è che il sindaco era stanco di dover metter mano alle casse comunali per rimborsare i danni degli atti vandalici subìti dagli autobus usati dai pendolari arzanesi.
Ed allora un anno fa ha preso una decisione tanto semplice quanto efficace. L'anno prossimo, aveva promesso, tratterremo dai rimborsi per i pendolari i soldi necessari a risistemare i sedili squarciati e svuotati, i vetri rotti ed imbrattati, ed in generale tutti i risultati dei passatempi che evidentemente rallegravano la tratta Arzana-Lanusei e ritorno di alcuni - non certo tutti - studenti.
Il risultato è che quest'anno il Comune non ha avuto alcun bisogno di fare la cresta sui fondi stanziati per gli studenti, perché di danni non ce ne sono stati.
L'articolo plaude al risultato, ma vede “una soluzione drastica”.
Ed in effetti si potrebbe obiettare che bastano uno sciocco ed una pattadese (nel senso di coltello) a devastare un pulmann, e che non è giusto che a pagare siano le famiglie di quelli che durante il viaggio ripassano il quadrato del trinomio o l'Addio monti di Manzoni.
Dissento.
In realtà, visto che si parla di soldi pubblici, accade comunque che siano in molti a pagare per i danni fatti da pochi stupidi.
I soldi pubblici non piovono dal cielo, anche se ogni tanto l'impressione è quella. Sono tirati fuori dalle nostre tasse, da ICI, IVA, IRPEF, IRAP, ed anche quelle famigerate tasse sul lusso, alle quali il giornale dei sardi dedica ogni giorno così tante pagine da poter tranquillamente risollevare le sorti della cartiera di Arbatax, se non fosse chiusa.
Lo stesso, naturalmente, valga non solo per gli studenti pendolari.
Pensiamo ai cartelloni stradali della mia Barbagia, sforacchiati inevitabilmente dai pallettoni. Pensiamo al tiro al lampione che allieta il Capodanno sardo. Pensiamo - con amarezza - alle scritte sui patrioti sardi in galera, che hanno devastato le strade di mezza Sardegna, e meno male che la mano che li ha tracciati ci vorrebbe dar lezioni di sardità e di amore per la nostra isola.
E pensiamo anche più in grande. Pensiamo alle piccole medie e grandi imprese che inquinano e devastano. Pensiamo ai palazzinari abusvi. Iniziamo a trattenere le spese di risanamento ambientale dai contributi che sotto una forma o l'altra arrivano nelle casse di chi inquina.
Quello che ha fatto il sindaco Melis è stato semplicemente rilevare che non è vero che la cosa pubblica sia cosa di nessuno, e lo stesso dicasi per i soldi.
Ha messo nero su bianco il fatto che un piccolo Comune di soldi da buttare non ne ha, viste le attuali contingenze nazionali.
Ogni un sedile sfondato, ogni lampione rotto, ogni cartellone sforacchiato, è un assistente sociale che non potrà fare straordinari, è una fogna che non verrà riparata, è un semaforo che rimarrà spento.
E se di fognature, semafori ed assistenti sociali non possiamo farne a meno, ai sedili sfondati possiamo rinunciare. E volentieri.
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