sabato 28 luglio 2007
Interventi.
di Carlo Boni*
Le elevate temperature che si sono registrate in questi ultimi giorni hanno reso drammatica nell'Italia centromeridionale e, anche se in misura minore, in Sardegna (specie nel Nuorese e nel Sulcis) la situazione degli incendi boschivi. E puntualmente si sono levate le grida di indignazione e le proteste dei cittadini e delle autorità locali in merito alla inadeguatezza ed alla intempestività degli interventi delle forze aeree e terrestri destinate allo spegnimento delle fiamme. Prima di entrare nello specifico, è necessario esaminare brevemente l'evoluzione degli incendi boschivi nell'ultimo decennio.
Mentre un tempo, specialmente in Sardegna, era prevalente la matrice agropastorale degli incendi e gli stessi si sviluppavano soprattutto in aree cespugliate e boscate, in genere lontane da insedamenti abitativi, in questi ultimi anni, probabilmente anche a causa dell'opera di sensibilizzazione e di repressione svolta dal Corpo forestale nel mondo rurale, gli incendi si stanno sempre più concentrando nelle periferie degli insediamenti abitativi, turistici ed industriali, dove spesso regnano sovrani il disordine urbanistico, l'accumulo di rifiuti e l'incuria, sia da parte degli Enti pubblici che dei privati, nella pulizia delle proprie pertinenze, anche se imposta dalle prescrizioni antincendi.
E chiaramente questi incendi, detti di “interfaccia urbano-foresta”, sono quelli che destano maggiore allarme e hanno maggior risalto sui media. Finchè bruciava un bosco, anche se importante dal punto di vista ecologico e naturalistico, ma lontano dai centri abitati, l'allarme era soprattutto degli addetti ai lavori; quando vengono minacciati insediamenti abitativi e messe in pericolo vite umane, l'interesse diviene generale e tutti si sentono autorizzati a criticare l'apparato, a chiedere leggi più ferree, a pretendere potenziamenti degli uomini e dei mezzi di lotta.
Dopo tanti anni dedicati alla lotta al fuoco ritengo di poter affermare, con cognizione, che il sistema di lotta aerea nazionale, grazie agli sforzi ed all'esperienza maturata, oggi è ben organizzato e composto da persone di grande professionalità ed impegno. Purtroppo i mezzi aerei a disposizione (essenzialmente Canadair ed Elitanker) oltre ad essere non più sufficienti come numero (anche a causa di alcuni tragici incidenti) hanno molti anni di attività: anche se sottoposti ad assidua manutenzione, sono facilmente soggetti ad avarie, con inevitabili sofferenze dell'apparato proprio nei momenti più critici, come lunedì 23 e martedì 24 luglio. Occorrerebbe sicuramente un potenziamento ed un rinnovamento (i Canadair sono fuori produzione ) dei mezzi aerei nazionali, utilizzando le esperienze condotte positivamente in Sardegna sull'aereo anfibio russo Beriev (14 mila litri) e sugli aerei anfibi spagnoli Fireboss (3.200 litri) negli anni 2005 e 2006.
Quanto a leggi più severe, ritengo che, almeno a livello nazionale (legge quadro 353/2000) le norme ci siano e che basterebbe applicarle. Si pensi al catasto comunale delle aree percorse da incendio, che benché previsto ed obbligatorio, è stato finora istituito da pochissimi Comuni, nonostante esistano i rilievi fatti dal Corpo forestale.
Purtroppo in Sardegna, a distanza di sette anni, non è stata ancora emanata la legge regionale, che recependo la legge quadro nazionale la adattasse alla realtà sarda, disciplinando per esempio il pascolo nei terreni incendiati e l'uso del cosiddetto “controfuoco”, che talvolta, se eseguito da persone esperte e con le cautele del caso, risulta un formidabile mezzo di lotta.
Riguardo infine al potenziamento degli uomini e dei mezzi per la lotta alle fiamme, ritengo che questa non sia, almeno in Sardegna, la soluzione migliore. La Regione in questi anni ha investito ingenti risorse per la lotta al fuoco ed oggi possiede un apparato di uomini e mezzi (sia di proprietà che a noleggio, come gli 11 elicotteri) adeguato, collaudato ed invidiato dalle altre Regioni.
Occorre piuttosto puntare ad una sempre maggiore specializzazione degli addetti (in numero non elevato, ma motivati, ben equipaggiati, addestrati e fisicamente al massimo) ed alla prevenzione. Occorre cioè, a parer mio, che le campagne e soprattutto le periferie urbane siano curate e pulite e che veramente siano fatte osservare le prescrizioni antincendio, con immediato intervento sostitutivo dell'autorità pubblica, in caso di inadempienza dei privati, con ovvio addebito agli stessi di oneri e spese, per la ripulitura dei terreni dalle sterpaglie e dai rifiuti.
Cosi come è indispensabile che le autorità comunali non rilascino o rinnovino la licenza di esercizio per insediamenti turistico-ricettivi, qualora gli stessi non rispettino le norme di prevenzione (fasce parafuoco, impianto idrico antincendio, uscite di sicurezza, cartellonistica, ecc.). Cosi come sicuramente utile e relativamente poco onerosa sarebbe la disposizione, anche amministrativa, a tutti gli enti ed organismi che a vario titolo progettano e costruiscono nuove condotte idriche con finanziamenti pubblici, di prevedere già in fase progettuale un adeguato numero di bocchette da incendio.
* già comandante del Corpo forestale della Sardegna
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