mercoledì 25 luglio 2007
di Alessandro Alfonso
La figura del giornalista, così come è stata intesa fino ad ora, è destinata a scomparire, sostituita da tre macrocategorie di operatori dell'informazione: gli opinionisti, che baseranno la loro carriera sulla credibilità personale unita al fiuto degli affari; gli impaginatori, con competenze a metà tra il tecnico informatico e il gestore di contenuti, che si occuperanno di dare una forma alla notizia (che sia locale, nazionale, politica, etc) e tradurla in pagina o nel medium a seconda delle esigenze di impaginazione o di equilibrio con gli spazi pubblicitari; ed una piccola cerchia di operatori tradizionali, che si occuperanno di quel che rimane delle inchieste giudiziare, reportage, approfondimenti etc.
I media e i modi in cui questi operatori dell'informazione faranno sentire la propria voce saranno diversi: televisione, radio, carta stampata, internet, telefonini, pc. E molto dipenderà dagli strumenti che gli editori - intesi come coloro che editano contenuti originali -, grandi o piccoli che siano, riterranno più profittevoli e remunerativi.
Ed è qui che arriviamo al sale del convegno organizzato lunedì a Cagliari dall'Assostampa sul tema “Giornalisti nell'era digitale”: le scelte governative, cioè gli investimenti pubblici riguardo alle tecnologie da sposare per la diffusione del digitale, e dunque della nuove opportunità per la pubblica opinione di informarsi e di accedere a nuovi contenuti. È in queste situazioni che si esalta la tipica cialtroneria all'italiana (con qualche devianza sarda, verso il basso, che ci sta sempre bene).
In materia, l'unica voce in perenne dissonanza con la minoranza rumorosa, che quando sente parlare di digitale si convince della bontà del nuovo alle porte senza avere il benché minimo elemento per una seria valutazione di eventuali (e presentissime) porcate, è il presidente della Regione, Renato Soru: ogni volta che si parla di digitale terrestre, ci ricorda un buon motivo per averlo votato nel 2004: ha un'idea di dove sta andando il mondo e non ha il vizio di pensare in piccolo.
L'abbiamo già detto, lo ripetiamo e se avremo tempo e modo lo scriveremo fino a quando non saranno consumati i polpastrelli: il digitale terrestre è una colossale bufala finanziata dai nostri governi con l'unico scopo di mantenere intatto l'oligopolio Rai, Mediaset e Telecom (che tiene occupate le frequenze tv senza far male a nessuno in cambio del silenzio sull'altro enorme scandalo della nostra italietta: la gestione della rete telefonica con particolare attenzione all'ultimo miglio).
Non esiste un motivo al mondo per insistere su una tecnologia morta, dotata di un inefficiente modem a 56kb per la comunicazione interattiva, quando la capacità della banda internet aumenta a ritmi impressionanti e tra qualche anno con il WiMAX tutti i nostri comuni saranno coperti dalla rete internet tramite onde radio.
Un governo serio dovrebbe investire esclusivamente sulla diffusione a tappeto, in tutto il territorio nazionale, della connettività vera, interattiva, veloce, pluralista, incontrollabile (l'unico motivo per cui la rete è l'incubo dei potenti), e fissare delle regole precise affinche le concessioni per il WiMAX per legge non possano essere date ad operatori telefonici e web esistenti o a società da loro controllate.
Il ministro Gentiloni, che ovviamente dai grandi interessi di Rai, Mediaset e Telecom è fortemente condizionato, fa finta di non capire, e ci dice che la diffusione del digitale terrestre e della banda larga possono andare di pari passo. Bugia colossale.
La strada maestra dell'informazione è la progressiva ed ineluttabile convergenza tra i media, che si fruiranno come siamo abituati a fare, con la radio in macchina (e, meno, in casa), la televisione in casa, il cellulare ovunque, internet etc, e avranno un unico comun denominatore: il messaggio, il contenuto informativo, sarà mediato dal protocollo di comunicazione TCP/IP, lo stesso della rete internet. Incontrollabile ed anarchico, cosi' come e' stato pensato dai consulenti (Robert Kahn e Vinton Cerf) del ministero della difesa americano spaventato dallo Sputnik russo.
Ai media fisici, come la stampa, rimarrà il compito dell'approfondimento, del commento e dell'inchiesta: nessuno più la utilizzera' per informarsi (con possibili eccezioni per la cronaca locale).
Soru chiede più informazione regionale con una nuova rete della Rai. Neanche un euro per il digitale terrestre, di Michele Fioraso
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