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martedì 24 luglio 2007

Interventi.

Diana, il mio pensiero è stato travisato
volevo aiutare E-Polis. Un falso:
chiedeva a Soru il recupero dei crediti Sfirs

Venerdì sera, Mario Diana, consigliere regionale di An, ha diffuso questa nota di replica al commento pubblicato a proposito della sua interrogazione col collega Antonello Liori sulla situazione (ma soprattutto e contro i finanziamenti concessi dalla Sfirs) di E-Polis. La pubblichiamo integralmente, con la nostra controreplica.

Sono certo che il senso dell'interrogazione da me presentata in merito alla grave crisi aziendale che ha colpito il gruppo editoriale E-Polis e che sta mettendo a repentaglio il posto di lavoro di circa duecento validissimi professionisti, in gran parte sardi, è chiaro ed è stato perfettamente capito da chiunque. In particolare, sono certo che è stato capito perfettamente dal giornalista Giorgio Melis, il quale proprio per questo ha pensato bene di travisarlo e utilizzarlo per i propri discutibili scopi, che nulla hanno a che vedere con la solidarietà nei confronti di un organo di informazione che rischia di chiudere i battenti e con tanti suoi colleghi nei cui confronti Melis, come è noto, nutre unicamente sentimenti di rivalsa.

L'interrogazione chiede esplicitamente se il prestito di 3 milioni di euro che la Sfirs avrebbe erogato in favore di E-Polis è sufficiente al superamento della crisi aziendale, se è stato erogato tempestivamente e se la Regione e la finanziaria regionale sono disponibili a ulteriori interventi per sostenere l'azienda. Ci vuole molta malafede per considerare tale richiesta di chiarimenti un attacco alle testate del gruppo, Il Giornale di Sardegna in primis, e ai giornalisti che vi lavorano, e Melis ne ha messa persino più del necessario».

Così come ci vuole molta malafede per fingersi paladini di una causa che si vorrebbe vedere persa. Nello stesso articolo, Melis passa dal solidarizzare con toni accorati con i lavoratori di E-Polis a fornire notizie palesemente false in merito a una chiusura che, a suo dire, sarebbe già realtà. Così l'Altra Voce cerca di affossare definitivamente l'azienda proprio nel momento in cui ha bisogno del massimo sostegno, non certo di azioni di sciacallaggio mosse da un modo sleale di concepire la libera concorrenza.

Quanto alle velleità da sindacalista di Melis, che ricordiamo non avere alcun titolo per parlare a nome e per conto del comitato di redazione del Giornale di Sardegna, potranno certo essere esercitate più proficuamente in altre realtà, come quelle dei siti Internet in cui giovani giornalisti sono impiegati a titolo gratuito per imparare da colleghi ben più esperti, magari in età da pensione, la (poco) nobile arte della disinformazione».

Mario Diana


Solo con improntitudine paradossale Mario Diana può affermare che l'interrogazione sua e di Antonello Liori fosse finalizzata a chiedere se la Regione e la Sfirs fossero «disponibili a ulteriori interventi per sostenere l'azienda». È un falso talmente smaccato che dovrebbe farlo arrossire. Perché il testo che abbiamo pubblicato quasi integralmente (basta rileggerlo) andava in senso esattamente opposto all'interpretazione dolente data a posteriori: come pare facciano i coccodrilli dopo aver ingoiato la vittima.

Diana e Liori chiedevano «se è opportuno che la Sfirs conceda un finanziamento di tale entità a un'azienda operante in un settore che l'amministrazione regionale in carica non ritiene strategico per l'economia dell'Isola», se il collegio sindacale della Sfirs si fosse espresso sulla concessione del finanziamento, se l'azienda è in possesso di tutti i requisiti necessari per accedere al prestito e se il consiglio di amministrazione della Sfirs è stato messo nelle condizioni di deliberare «in piena autonomia».

Insomma, una presa di distanza contestativa verso la decisione della Sfirs: altro che appoggio! E sono inchiodati dalle loro stesse parole. Hanno infatti anche chiesto, in cauda venenum, «cosa la Giunta regionale intende fare affinché la Sfirs sia in grado di recuperare il finanziamento alle condizioni stabilite all'atto dell'erogazione». Altro che sostegno: intimavano a Soru di imporre alla Sfirs il recupero del finanziamento concesso.

Ohè, consigliere Diana: 'ca nisciuno è fesso e non si fa prendere per il naso. Tutto il resto della replica è puro delirio di chi non sa di quel che parla. Anzi, lo sapeva benissimo. Ma ora lo stravolge a cose fatte: scagliata la pietra maramalda per attaccare Soru e la Sfirs, nasconde la mano giurando che aveva lanciato fiori e opere di bene. Afferma che avrei travisato il senso dell'interrogazione. Era ed è talmente chiara! Il mio sensorio è vigile, almeno quanto il suo. Ma la differenza è la mia assoluta buona fede e sincera solidarietà: riconosciuta dall'editore, dai colleghi, tecnici, impiegati e produttori pubblicitari del gruppo E-Polis. Anche perché siamo stati gli unici tra giornali e tv sardi a seguire la crisi, nel silenzio tombale, cinico e sospetto degli altri, Rai pubblica inclusa.

L'acuto Diana ha scoperto che ho dato notizie false (quali? non lo spiega), fingendomi paladino, con l'intento di far precipitare la crisi. E ha scoperto pure il movente, il nostro Sherlock: volevamo sgomberare la piazza da un pericoloso concorrente. Davvero comica: un piccolo giornale online locale, con risorse limitate, che spera di fare le scarpe ad un gruppo che pubblicava 15 testate in tutta Italia e stampava ogni giorno 650mila copie. Abbiamo qualche ambizione, è vero, ma molto più modesta.

Libero Diana di immaginare quel che crede. Io da giorni ricevo segnali di gratitudine via sms, email e telefonate, non solo da Grauso e dai colleghi di viale Trieste ma anche dalle redazioni della penisola di E-Polis e dalla Federazione della stampa. Il messaggino più cortese per Diana e Liori è il seguente e l'ho conservato: «Grazie anche per il calcio in culo ai becchini di An», mi ha scritto a nome di tanti una bravissima collega di Epolis. Forse anche lei e gli altri hanno travisato, confusi dall'angoscia. Sicuramente non hanno il comprendonio vigile come Diana, che ha smascherato le mie losche intenzioni, pover'uomo. Non è il caso di infierire. Però è la prima volta che si registra il pentimento di un “becchino” - com'è stato definito dai disperati colleghi - che si atteggia a grottesco salvatore dell'agonizzante: dopo avergli gettato addosso la sua gratuita, inutile palata di terra in una fossa ahinoi scavata da tempo.

Un'ultima annotazione. Ma davvero Diana pensa che qualcuno abbia tempo, e soprattutto voglia, di pensare a lui, quasi fosse un personaggio significativo? E nel mio caso, di alterare il senso della sua sortita? L'ho fatto perché mi è sembrata, e lo confermo, sciacallesca. Le uniche volte che ho dovuto parlare di Diana è stato perché non riusciva a scegliere fra due poltrone e due indennità Ci ha dovuto pensare per cinque anni, e nel frattempo è rimasto seduto contemporaneamente sulla poltrona di presidente della Provincia di Oristano e sui banchi del Consiglio regionale: doppietta ben remunerata, suppongo. Ha fatto meglio di Napoleone, che riusciva a dettare tre lettere simultaneamente. Ma in piedi: non sdraiato su due poltronissime. (giorgio melis)


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