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martedì 24 luglio 2007

«Più spazio, ora vediamo i contenuti»
Il ministro pungola la Rai
mentre le private chiedono soldi pubblici

I primi quattro mesi di sperimentazione del digitale terrestre nell'area di Cagliari hanno dato un «bilancio sostanzialmente positivo, che ha accelerato il consumo effettivo di televisione»: per il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, il primo parziale switch off su quasi metà Sardegna ha messo in evidenza «i grandi vantaggi ma anche i problemi» legati al nuovo standard televisivo.

L'esponente del governo Prodi conclude, al palazzo Regio di Cagliari, il convegno “Giornalisti nell'era digitale”, organizzato dall'Associazione della Stampa sarda per approfondire le prospettive del sistema di trasmissione che, a marzo del 2008 in Sardegna e nel 2012 nel resto d'Italia, prenderà il posto della televisione analogica.

I numeri presentati da Gentiloni esemplificano il buon andamento della sperimentazione. In Sardegna il 45% della popolazione guarda tutta i canali tv attraverso il decoder digitale (in Italia è il 2-3%), il 54-55% utilizza una delle piattaforme digitali disponibili (il 17% nel resto del Paese) e il 5% guarda i programmi esclusivi del DT («un'offerta di non grandissima attrattiva», riconosce il ministro) rispetto allo 0,6% italiano. Questo dimostra che la decisione di anticipare il trasferimento con il passaggio esclusivo di due canali televisivi (Rai Due e Rete Quattro), a fronte «di una modesta flessione di ascolti», «è uno schema che funziona e che può diventare la via italiana alla transizione», nata da «uno sfrondamento delle eccessive promesse del governo precedente, che voleva spegnere la tv tradizionale a dicembre del 2006».

Questo percorso però deve affrontare tre ordini di problemi, dice il ministro-giornalista: un'intesa sulle frequenze, l'esigenza di nuovi programmi e l'attenzione per le emittenti locali. Il primo punto, grazie al cosiddetto digital dividend - cioè la gamma di frequenze che saranno a disposizione dopo il passaggio sulla nuova piattaforma - «deve liberare spazi per nuovi editori e aprire finalmente il mercato». A questo aspetto si collega il secondo, cioè l'esigenza di riempire di contenuti i canali digitali, in modo da «attirare la pubblicità e accrescere l'attrattività della migrazione». Sulle tv locali, Gentiloni dice che «si deve costruire per loro una corsia preferenziale», e quindi assicurare, con un aiuto economico, «agli editori dell'analogico la possibilità di trasmettere in digitale». E poi lavorare per risolvere «il problema della pre-sintonizzazione», cioè la posizione dei canali sul telecomando, un problema fondamentale per le piccole realtà televisive regionali.

Non c'è nessuna competizione tra digitale terrestre e banda larga, afferma ancora Gentiloni. Il primo «è la soluzione più credibile per la tv generalista gratuita che conosciamo e l'evoluzione del sistema televisivo», mentre l'internet veloce - sulla quale far viaggiare anche i programmi televisivi - «è considerata dal governo un nuovo diritto universale come la luce, l'acqua, il telefono nel XX secolo». È indubbio che in questo scenario, «la Rai debba fare la sua parte»: per ora «è rimasta un po' indietro», ma sulla scorta di alcune interessanti esperienze locali, «possiamo discutere su come declinare il servizio pubblico da regione a regione, cercando anche un equilibrio con l'emittenza locale».

Negli altri interventi della mattinata è forte l'interesse per gli scenari che il digitale terrestre mette a disposizione del pluralismo e dell'informazione giornalistica. «L'incremento dei canali deve portare a una moltiplicazione degli spazi informativi, per cui esiste una forte domanda», dice il presidente di Assostampa Francesco Birocchi. «C'è spazio anche per una valorizzazione della cultura e della lingua regionale».

Andrea Ambrogetti, presidente del Consorzio Sardegna Digitale, che raggruppa emittenti nazionali e locali, sottolinea l'importanza dell'esperienza fatta dal Consorzio, «che mette a disposizione informazioni semplici e accessibili e utili» ma ha esautiro il proprio ruolo e chiuderà il 31 luglio.

Il rappresentante delle emittenti locali, Carlo Ignazio Fantola, rilancia la richiesta d'aiuto delle stazioni già colpite dai tagli regionali e in difficoltà perché il digitale terrestre esige nuovi investimenti, per i quali deve arrivare un aiuto pubblico. Da Piero De Chiara, presidente di DGTVi, l'associazione per lo sviluppo del digitale terrestre, arriva l'esortazione a pensare al poco tempo che rimane prima dello switch-off, lo spegnimento definitivo delle tv tradizionali in Sardegna, previsto per marzo 2008.

Infine, il presidente della Federazione della Stampa Franco Siddi, nel mettere in luce i ritardi e i problemi del nuovo standard, chiede l'impegno del governo perché la Sardegna diventi «padrona delle frequenze», «si attui una differenziazione della programmazione del servizio pubblico, che si doti di una struttura più adeguata per la tv digitale».

(mf)


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