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domenica 22 luglio 2007

L'intelligenza da portare anche in spiaggia
nelle pagine di Agus e De Roma,
nuove penne sarde ma senza esotismi

di Giulio Angioni

I guai e i pettegolezzi delle politica politicante mi hanno stufato, anche quando trattati come se ne tratta qui, cioè molto meglio del solito. Modestamente. Anche qui si contribuisce molto alla dimostrazione quotidiana che la politica è sporca. Allora parliamo un po' cultura, non di quella di cui si occupa la Giunta sarda, ma, diciamo, di lettere e arti libere e liberali. E non precisamente come usano gli inserti estivi di molti giornali, ma possibilmente meglio, come pretediamo noi dell'Altravoce. Ci tento, restando in un orticello un po' anche mio, quello letterario, e in limiti sardi.

Vorrei segnalare, tanto per cambiare, una cosa per me del tutto positiva, alla faccia dei critici e dei criticoni. E lo faccio anche per rafforzare la convinzione, già espressa in questo sito anche da me, che l'attuale stagione (nel senso di anni e magari di decenni) letteraria sarda è buona, anche molto. E per questo voglio segnalare, tra l'altro, due ultimi arrivati, last but not least, cioè i romanzieri Milena Agus e Alessandro de Roma. Giovani ambedue, lei perché è una signora, lui perché ne so l'età anagrafica, un trentenne.

Alessandro De Roma, cagliaritano originario di Ghilarza, pubblica da Il Maestrale di Nuoro il voluminoso e corposo romanzo Vita e morte di Ludovico Lauter. Lo segnalo qui non solo perché merita, e perché so che piacerà a tutti quelli che proveranno a leggerlo, ma anche perché la casa editrice presso cui esce, Il Maestrale, ha bisogno di appoggio e di aiuto a farsi strada (nel commercio librario, dato che come editrice di qualità è già ben nota).

Vita e morte di Ludovico Lauter è un gran bel libro colto e intelligente, accorto e ben costruito, capace di accontentare anche il lettore più esigente come anche il lettore da spiaggia, perché intriga, con agnizioni e sorprese finali multiple. Cosa, quest'ultima, che non è la migliore del libro, che invece si impone appunto per l'impegno e la forza di ogni sua pagina, anche quando finge di occuparsi di corbellerie umane di bassa lega, come le maleffatte dei critici letterari, malefatte che, per inciso, sono parte della trama e della struttura del libro. Bello. Provare per credere.

La Milena Agus, cagliaritana nata a Genova, l'ho segnalata subito dopo il primo libro come una scrittrice sorprendente, da tenere bene d'occhio e sono contento che molti intanto sono dello stesso parere, non solo in Sardegna, non solo in Italia. Finora i suoi due libri, Mentre dorme il pescecane e Mal di pietre, ottimi anche da spiaggia, sono ben seri e pesanti fingendo di essere leggeri e scherzosi, perfino maliziosi.

Cosa inaudita, la Agus è una donna sarda scrittrice che tratta tra l'altro di Dio, di famiglia e di erotismo con ironia, e con autoironia, in modi che a me paiono inauditi da queste parti. E non lo fa mica per scherzare e divertire e basta, è una che ci sa scherzare molto seriamente.

Insomma, potrei terminare con l'osservazione che ci volevano questi due scrittori sardi, così sardi e insieme così lontani dagli esotismi di cui la narrativa sarda continua a soffrire godendo dei favori del mercato.


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