domenica 22 luglio 2007
di Mimmo Bua
Dopo un primo appello, puntualmente ripreso da Francesca Falchi su questo giornale, il poeta e scrittore Alberto Masala, direttore artistico del Progetto Asuni, pubblica sul suo blog una seconda messa a punto. L'attacco è piuttosto sconsolante: da parte della casta e dei cerimonieri provvisoriamente aggregati attorno al Regolo, «Niente. Nessun segnale. Neanche un soldo».
Costoro ignorano, allo scopo di affossarlo, uno dei progetti culturali decisamente più importanti, interessanti e di alta qualità finora realizzati negli ultimi dieci anni (con impegno e lungimiranza pari alla fatica) nell'isola. Se si fa il raffronto fra i mancati stanziamenti al Progetto Asuni e quelli erogati a vantaggio di analoghe iniziative (a mio avviso meritorie, ma non altrettanto) non si può che concludere: più alta la qualità, più chiaro e coerente l'intento e il progetto, più forte l'ostracismo.
Alberto Masala sottolineava, già nel suo primo appello, che quello costretto alla sussistenza non era e non è il “suo” personale progetto: è quello di un comune che si è distinto, in questi ultimi anni, alla testa di un movimento che mira al riscatto e alla salvaguardia della dignità e della qualità della cultura, della poesia, dell'arte, della letteratura, considerata come ricchezza imperdibile non solo dell'isola ma del mondo intero.
È a questo nobile intento, a questo spirito del Progetto Asuni, che Alberto Masala ha voluto e saputo dare il meglio di sé. E in questo senso, il suo apporto generoso e di altissimo profilo fa onore non solo al poeta ma alla poesia, non solo allo scrittore ma alla letteratura, non solo all'operatore culturale ma alla cultura. Come raramente accade, qui e altrove.
Il secondo appello, o la impietosa messa a punto, è accompagnato da una lettera aperta al Regolo, scritta alla vigilia di un viaggio in Usa, in quella che è considerata la capitale della poesia statunitense, San Francisco, dove Alberto Masala, invitato dal sindaco della città, è stato chiamato a rappresentare la poesia sarda ad uno dei più prestigiosi e importanti Festival della Poesia mondiale. Ha dunque ben ragione di sentirsi fiero ed onorato dell'invito, e tuttavia egli dichiara di sentirsi solo, forse “inadatto”: pur rappresentando (meritatamente, diciamo noi) già da molti anni la Sardegna in contesti internazionali d'alto livello culturale e poetico, non può evitare la paura di essere «sfuggito allo sguardo» di chi sui sardi dovrebbe esercitare il “suo paterno controllo”.
Così il poeta, come quasi tutti gli altri sardi residenti e d'oltre mare, non può evitare quella fredda sensazione di sentirsi solo. E chiede di essere aiutato a «riprendere coscienza della realtà».
Voglia dunque la Sua maestà - conclude la lettera - affiancargli «qualcuno di sua fiducia… magari proprio chi attualmente le riferisce del Progetto Asuni» lasciato allo sbando. «Quella mente illuminata mi insegnerà come comportarmi nel consesso degli umani. Se non lo farà, mi avrà sulla sua coscienza». Dato che si tratta sicuramente della mente oscurata di uno dei tanti mediocri la cui unica arte è quella di leccare le scarpe del potente o dell'infiltrato di turno, non potrà certo affiancarlo. Ne trarrà solo ulteriore stimolo ad affossare il progetto.
E tuttavia la lettera esce lo stesso giorno in cui una nuova assessora alla cultura ottiene l'agognata nomina: data l'affinità della provenienza da quel mondo pastorale dell'interno di cui Alberto va giustamente fiero, potrebbe, con un sussulto di orgoglio, sbloccare la triste vicenda e dare al Progetto Asuni il sostegno politico e finanziario che merita. Rispetto agli sprechi notori, si tratterebbe pur sempre di poche briciole. Ma sufficienti a far uscire il progetto dallo stato di “sussistenza”. Speriamo che non ignori l'appello.
Chi non può assolutamente ignorarlo sono gli intellettuali, i poeti, i letterati, gli uomini di cultura dell'intera Sardegna. Poiché, ripetiamo, non si tratta di affossare il progetto di un singolo o di un solo comune: è un vero e proprio attentato alla dignità della cultura sarda in senso lato.
Per questo chiedo alla generosità del giornale che ospita questo intervento di lanciare una raccolta di firme a favore del Progetto Asuni. Non servirà forse a smuovere l'inerzia colpevole della casta, ma se non altro a dare un segno, un sussulto di dignità, appunto.
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