giovedì 19 luglio 2007
di Giorgio Melis
E ora, povero-opaco-insensibile-penoso Consiglio regionale mangiasoldi, primo spendaccione d'Italia, ultimo in trasparenza? Farà ancora finta di niente, opporrà ancora il muro di gomma della sua indifferenza davanti allo schiaffo ricevuto da un suo componente? Francesco Sanna diventa il primo consigliere meritevole di essere chiamato onorevole. Ha pubblicato sul suo sito ogni voce di entrata e spesa. Un rendiconto completo. Spiegato in ogni numero e dettaglio. Comprensibile da tutti. Stampabile per una diffusione disponibile ad ogni cittadino. Così facendo, non ha pubblicizzato solo l'identikit personale ma anche di tutti i colleghi renitenti a una misura elementare di rispetto dei soldi nostri e dei cittadini.
Pubblichiamo in apertura questo “evento” per rendere onore al protagonista. Ma anche perché è il primo frutto di una battaglia che conduciamo da mesi in perfetta solitudine. Senza che il resto dell'informazione sarda abbia mosso in dito. Non ci sentivamo isolati perché era ed è una rivendicazione condivisa dagli e-lettori. Da tutti i cittadini che hanno pieno diritto - finora vanificato - di sapere dagli “eletti” quanto davvero incassano e come spendono i loro soldi (nostri) soldi.
La decisione di Sanna è un po' anche una nostra vittoria. Il gesto individuale ed esemplare non è una breccia nel bunker di via Roma. È una spallata formidabile che mette gli altri onorevoli in mutande: a partire dal loro grigio presidente Giacomo Spissu travicello. Li obbligherà - obtorto collo - a diffondere i loro numeri. Ma tardi, troppo tardi. Perché quelli resi noti da uno valgono per tutti gli altri: ancora refrattari alla trasparenza.
Ora debbono seguire l'esempio ma avrà un valore relativo: poca roba rispetto a una decisione che avrebbe dovuto essere collettiva e ufficiale. Annunciata in pompa magna e con giusto rilievo in una conferenza stampa vera e per una volta interessante. Non gli strabocchevoli, spesso insulsi comizietti quotidiani, che precettano a ogni ora disgraziati cronisti-megafono. Per articoli e titoli che dovrebbero essere ridotti a brevi di cronaca o banditi dall'informazione: gossip d'ordinanza, inutile, logorroico, tossico e astioso dei forzati dell'eccesso. Con polemica per la polemica, in un circolo vizioso che si morde la coda e galleggia nel suo nulla imponderabile.
Ma conta soprattutto, oltre l'exploit personale di Sanna, che finalmente si dovrà parlare di costi della politica, affrontare l'ineludibile questione della loro riduzione, calmierando l'avidità senza freni. È stato battuto un colpo di gong importante: il vero match comincia adesso. Deve. Magari, spes contra spem, anche il resto dell'informazione isolana adesso vorrà fare la sua parte: intervenga, incalzi, si faccia portavoce dei cittadini, loro cane da guardia e non da salotto ospitale per i pioliticanti strapagati, come i loro maggiordomi nel palazzo opaco di via Roma.
Abbiamo fornito, con scarsi mezzi ma tanta determinazione, tutti i dati non ricercati od oscurati da altri. Abbiamo documentato per mesi che il nostro Consiglio è il più spendaccione d'Italia. Con un costo di 103 milioni di euro contro i 72 della ricca e potente Lombardia (dieci milioni di anime, 90 consiglieri), facendo sfigurare perfino la Sicilia che ne spende 156 ma con il triplo di abitanti, più deputati (lo sono per statuto) e una fama di sperpero borbonica travolta dalla nostra presunta, mistificata sobrietà nuragica.
Sapete cosa ne abbiamo ricavato? L'ostracismo delle rassegne stampa di Consiglio e Giunta (tu quoque, Soru) che ci hanno bandito. Una reazione alle nostre inchieste sull'assemblea e alle critiche al presidente su meri seu deu. In queste rassegne, pagate con soldi pubblici, abbiamo il diritto di essere citati (anche se ce ne strafreghiamo: venite a leggerci sul sito) e non censurati da addetti servili e striscianti davanti ai voleri dei loro padroni.
È una misura repressiva illegale e antidemocratica. Abbiamo stampato, diffuso e venduto 35 mila copie di un giornale di otto pagine. L'hanno visto e letto decine di migliaia di sardi: anche quello oscurato sulle rassegne-stampa regionali. Il temerario Spissu e l'arrogante Soru non si vergognano di questa malefatta. Hanno osannato alla libertà di stampa e chiesto il rispetto per sé: Spissu per le sue vicende giudiziarie in itinere, che dovranno pur arrivare a una conclusione, come quelle su Saatchi & Saatchi che coinvolgono il braccio destro di Soru.
Come tanti in passato, invocano la libertà di stampa per meglio conculcarla appena è davvero libera e critica. Sulle loro rassegne trovano spazio anche dieci titoli di un quotidiano clandestino, che ha i suoi diritti benché letto da pochi intimi. Il nostro on line e quello cartaceo in 35 mila copie sono stati oscurati del tutto: e nessuno, tra gli improbabili libertari versus Soru che gridano all'attentato a ore alterne, ha sollevato un sopracciglio, ha speso una parola contro questa censura da regime. Non importa: ci siamo guadagnati il nostro spazio presso i lettori e lo espanderemo proprio perché, senza retorica, siamo una voce alta e altra: grazie anche all'ostruzionismo dei padroni politici delle ferriere.
Ma torniamo al gesto di coraggio di Francesco Sanna, che dovrà pagarne l'onorevole fio nel “parlamentino”. È un ex democristiano doc, cresciuto a omogeneizzati, Nutella e politica da quando aveva i calzoni corti. Ma intelligente, capace (capo di gabinetto di Enrico Letta al ministero dell'industria), preparato sul serio. Un giovane-veterano che ha avuto la sensibilità e il coraggio di sfidare il tabù dei colleghi: dove sono gli ultrasinistri puri e duri e gli ultradestri che ci affliggono con tirate moralizzatrici? Predicano da francescani e praticano da sibariti.
Chi ci conosce, sa che non usiamo fare sconti o dare gratifiche ad alcuno. Ma stavolta lo facciamo, con convinzione, per Sanna. Ha aperto un varco importante. Si dovrà continuare con ostinazione e tenacia: per affrontare il nodo dei costi politici esorbitanti e ridurli come i componenti di questo pletorico Consiglio (quasi alla pari con la Lombardia) di una regione sottopopolata, sottosviluppata e con pezze al culo che mantiene l'assemblea più scialacquatrice d'Italia. Che non si vergogna di aver insabbiato una proposta di legge popolare firmata da 17 mila sardi per la riduzione delle indennità consiliari. Incredibile ma vero, snobbata con disprezzo e fastidio in Consiglio ma presa in esame dalla Camera, con i suoi promotori ricevuti e ascoltati a Montecitorio (per intervento di Federico Palomba) mentre a Cagliari li hanno silenziati e non degnati di un minimo riscontro.
Figurarsi, hanno messo il piede nel piatto stracolmo, nella cornucopia intoccabile. Certo l'iniziativa non era stimolante come l'assalto agli assessorati. È giusto che Soru debba tener conto del valore della coalizione che lo travalica, così come deve rispettare la risoluzione del Consiglio-Paperone e trarre le conseguenze obbligate sul caso Saatchi & Saatchi: prima che provveda manu judiciaria la Procura di Cagliari.
Ma come dargli torto se respinge l'assedio degli ex socialisti? Gli hanno chiesto un assessorato riproponendo un arnese incommestibile come Benedetto Ballero: professore e avvocato d'affari, sempre nel tuorlo della politica incestuosamente intrecciata con la pseudo-malaeconomia palazzinara, clinicara, editoriale, delle lobby universitarie e chi più ne ha più ne metta, non c'è limite al peggio. Ma questo è un altro discorso da riprendere. Oggi è una buona giornata per sorridere: un raggio di trasparenza è penetrato oltre le vetrate oscure del Consiglio: ma non bisogna fermarsi.
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