l'altra voce.net


martedì 17 luglio 2007

La saga della Cappai-family al Brotzu:
due fratelli, mogli, parenti e amici
E l'ispettore curato e guarito nel lager

di Giorgio Melis

Qual è il top del cattivo gusto, della mancanza di stile, diciamo della volgarità? Sputare nel piatto in cui si è mangiato e si mangia: grazie al quale si è ingrassati anche in altri pascoli. E infine mingere a sfregio nella casa dell'ospite che ti ha accolto, nutrito, vestito e fatto fare carriera: mica da solo, con tutta la numerosa famiglia.

Questo limite indecente parrebbe insuperabile. Invece è stato travalicato da un personaggio salito di recente alla ribalta e indebitamente sottratto all'oscurità. Due mesi fa si è fatto curare in un ospedale: benissimo, restituito al benessere fisico, tra mille ringraziamenti dovuti per le cure e l'assistenza. Neanche sessanta giorni dopo, l'amico risanato ha (ri)cominciato a sparare a zero sullo stesso «più importante ospedale sardo (chissà se lo è ancora) … per il tragico dilettantismo dei vertici … per la disorganizzazione e per la totale mancanza di certezze delle cure e degli interventi, a tutto discapito dei malati e dei loro familiari».

Tutto testuale, in un comunicato diffuso in grande spolvero con toni indignati, da pubblico inquisitore. Un quadro allarmante che propone del nosocomio un'immagine terrificante, preludio a uno sgombero coatto per salvare i malati. Con qualche domanda impertinente, tuttavia. Com'è che l'accusatore ha scelto di andare a farvisi curare, profondendosi poi in apprezzamenti e ringraziamenti? Se sapeva di finire in un lager della salute, in un lazzaretto esemplare di degrado e malasanità, perché si è affidato a quel nosocomio, perché non è andato altrove, perché non ha denunciato quando vi era ricoverato il collasso dell'organizzazione, dell'efficienza e il «tragico dilettantismo» dei vertici? Era forse in convalescenza, stontoné dall'anestesia e non poteva esternare? No, era in piena, scatenata attività. E ha ripreso a sputare nel piatto ospedaliero, per presentarlo come una sbobba tossica dopo averlo dichiarata «ottima ed abbondante» quando è stato dimesso.

Niente male, no? Specie se il nostro ricoverato speciale di quell'ospedale è anche dipendente in aspettativa politica. Impiegato di rango non eccelso, per le tortuose vie della politica è stato eletto consigliere regionale: onorevole. Nello stesso ospedale, oltre lui sono stati assunti la moglie, il fratello e la sua consorte, altri parenti più amici con una straordinaria credenziale professionale: tutti del paese nativo del nostro.

È il momento di svelare l'identità del mister X. È Nello Cappai, volto grintoso da boxer arrabbiato, sprovvisto di titoli ma nato per la politica. Nativo di Guamaggiore: il paese di Ziu Paddori, la classica maschera del teatro campidanese, incolpevole dell'ascesa del postumo conterraneo. Impiegato di quarto livello, con grande visibilità per i corridoi. Poi nell'ufficio acquisti, dove - agli inizi degli anni novanta - incappò in un infortunio per una qualche confusione nelle fatturazioni. L'amministrazione l'allontanò dall'ospedale per sei mesi. Riammesso senza procedure disciplinari, dunque innocente e forse vittima di intrighi.

Singolare, con i suoi grossi, grassi rapporti politici. Prima con l'indimenticato Lollo Palmas, vicepresidente del comitato di gestione dell'allora Usl 21, defenestrato per questioni di scarsa ortodossia, con strascichi giudiziari pare finiti nel nulla. Ma nei quali trascinò anche l'amico Nello Cappai. Il quale è sempre stato un fedele seguace di Giorgio Oppi (prima nella Dc e ora nell'Udc). Dunque in grande spolvero anche all'ospedale mentre sulla sanità sarda regnava il potentissimo Oppi. E sulla sua scia, Cappai cercava e trovava i voti per farsi eleggere consigliere regionale nel 1999.

Una grande storia di affinità elettive-elettorali che si è purtroppo guastata negli ultimi tempi. Cappai ha rotto con Oppi: sempre nell'Udc, milita in una cordata interna contro il leader offuscato. Il tutto mentre al Brotzu c'era il cambio della guardia: Franco Meloni indotto a lasciare il posto a Mario Selis: da quel momento è stata la guerra dei suoi sostenitori contro l'usurpatore. Già, perché il fratello di Nello, Gianfranco, che tutti considerano di altra statura, era stato nominato da Meloni direttore di una struttura semplice (il governo del pianeta infermieri): benché carente della laurea richiesta. Ma anche se “stitolato”, aveva avuto ugualmente l'incarico, svolto bene ma pur sempre con un occhio alla politica.

Gianfranco Cappai era il braccio destro, anzi “destrissimo”, come si diceva e si dice al Brotzu, di Franco Meloni. Uno dei pochi privilegiati ammessi all'accesso diretto e immediato negli uffici della cosiddetta “triade” (definizione ospedaliera): il direttore generale Meloni, quello amministrativo Maurizio Calamida e quello sanitario Roberto Sequi. Insomma, un uomo-chiave per la gestione di piccole e grandi questioni, con fiuto politico come il fratello.

Il Brotzu era e resta un grande ospedale: meritava di annoverare nei suoi quadri una grande famiglia. I due fratelli Cappai, le loro mogli, pare qualche altro parente e numerosi amici paracadutati da Guamaggiore. Ma la saga familiare onorava il Brotzu di una Cappai's dinasty anche politica. Perché se Nello è già alla seconda legislatura, il fratello Gianfranco non poteva essere da meno nel cursus honorum. Un mese fa è diventato sindaco di Selargius. In fondo è una bella pagina di famiglia intrecciata con la politica e la sanità: inesauribile serbatoio di posti e voti. Nessuno parli di Parentopoli minore: in fondo solo due fratelli, le mogli (ora pensionate), congiunti e conterranei. Una magnifica storia che richiama lo spirito di servizio e la solidarietà: da esserne orgogliosi. Diamine, il familismo - specie quello detto amorale - è l'unico cemento di questo Paese: al quale la Sardegna offre una vicenda esemplare.

Peccato si sia guastata alla fine. Perché Nello Cappai, con altri due inflessibili ispettor-Clouzot (Mariano Contu forzista e Silvestro Ladu, anche lui forzista di Fortza Paris), spinti da furori sacrosanti ll'altra settimana hanno fatto irruzione nei reparti per denunciare uno scandalo gravissimo. A una signora ottantenne doveva essere amputata una gamba colpita da gangrena. Ma l'intervento era stato rinviato (eseguito il giorno dopo). Lì è scattata l'investigazione implacabile dei tre onorevoli-detectives che hanno scoperchiato la pentola delle vergogne.

L'operazione era stata posticipata perché in chirurgia vascolare c'era un'emergenza per un paziente a rischio di vita, colpito da aneurisma. Ma i tre moschettieri hanno ugualmente segnato un punto decisivo a loro favore: hanno scoperto che c'era carenza di anestesisti. Uno di quelli di turno non si era presentato: vittima di un incidente stradale, forse provocato artatamente «dal tragico dilettantismo dei vertici». Quanto meno, priviamoli della patente.

Compiuta la missione, gli ispettor-Clouzot hanno potuto proclamare la fine della loro ispezione: i consiglieri possono entrare ovunque in forza del loro mandato, come hanno ribadito con una nota rovente contro chi sosteneva il contrario. Indagine conclusa con la denuncia dei responsabili che alle accuse hanno potuto solo replicare che nelle stesse ore nell'ospedale inefficiente si era anche proceduto a due trapianti di rene. Finale: standing ovation per gli ispettori e corona di alloro. Specie per Nello Cappai: aveva annunciato querele contro un altro medico-consigliere, Alessandro Frau, che aveva bollato come abusiva l'ispezione. Insomma, da uomo d'onore, il Cappai & spada è pronto al duello al quarto sangue, come il suo rango nell'ospedale.

Ne vanno apprezzati soprattutto il rigore e la coerenza. Come detto all'inizio, due mesi fa era stato ricoverato, visto in corsia da mille persone. Per problemi risolti brillantemente dai bravi medici del Brotzu. Dunque Cappai aveva tutte le ragioni per essere grato a a loro e alla struttura ospedaliera in genere, che aveva funzionato come un orologio svizzero nel suo come in mille altri casi quotidiani. Ma neanche il positivo coinvolgimento personale ha potuto frenare la furia del censore: inaccettabile un'amputazione rinviata di 24 ore perché un anestesista fellone si era ferito in un incidente.

Giù dunque sacrosante mazzate contro inefficienza, disorganizzazione e «tragico dilettantismo». Oltre la gratitudine per grazia medica appena ricevuta dall'ospedale, innanzitutto il dovere: impone di passare sopra i sentimenti per denunciare i disservizi. Così fa un uomo tutto d'un pezzo come Cappai da Guamaggiore. È puro spirito di servizio per i cittadini e di sostegno all'ospedale suo e di alcuni intimi.

Un peccato che l'altro fratello sia solo sindaco di Selargius e non anche lui onorevole. In Consiglio, i Cappai-brothers avrebbero potuto fare un quartetto con i Randazzo-brothers (purtroppo non ci sono più insieme i cugini Floris, Giorgio Corona, Andrea Pirastu e vari esponenti dei potentati medico-politici) per bonificare la medicina pubblica. Con i consanguinei, naturalmente. La famiglia innanzitutto: per il trionfo della democrazia e della politica uguale per tutti.


Google
 


© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari