martedì 17 luglio 2007
di Gianstefano Monni
In questo articolo verranno esaminati i motivi per cui la decisione di costruire un inceneritore per rifiuti a Ottana induce più di una perplessità: da un lato a proposito dell'ipotesi di utilizzare l'impianto anche per la produzione di energia da biomasse, dall'altro per la scelta di collocare l'impianto in una zona già in evidente stato di difficoltà sul versante ambientale.
1. La produzione di energia elettrica da biomasse forestali consiste nella raccolta di sostanze di origine vegetale dai boschi, nel loro conferimento nell'impianto e nella successiva combustione con recupero dell'energia termica per la produzione di energia elettrica.
Nel Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) redatto dall'Assessorato all'Industria, si afferma che con le biomasse forestali è alimentabile una potenza elettrica di 40MWe. Questa affermazione è basata sul fatto che l'Assessorato all'Ambiente, nel Piano Forestale Ambientale Regionale (PFAR) stima che sia disponibile in Sardegna una produzione di circa 300.000 tonnellate/anno (t/a) di biomasse forestali. Questa affermazione viene poi ripresa nelle Specifiche Tecniche per la progettazione di una centrale termica integrata nell'area industriale di Ottana (linee guida generali), in cui si legge che a fianco degl impianti di combustione dei CDR devono essere previste una o più linee per la produzione di energia elettrica da biomasse: 120.000 t/a di origine forestale e 80.000 t/a no-food.
Esaminiamo cosa dice il PFAR. Nell'allegato III del Piano, intitolato “Analisi di massa delle biomasse forestali a scopo energetico” al paragrafo 1.1 si stima che dalla gestione dei boschi sull'intera regione «risulta traibile un potenziale massimo di biomassa oscillante tra 290.890 e 318.569 t/anno». Questo è il dato utilizzato a sostegno della tesi secondo cui sarebbe opportuno prevedere un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse di origine forestale.
Tuttavia, gli stessi autori del PFAR, nel paragrafo 1 affermano che «le analisi riportate prescindono da qualunque valutazione di tipo economico, non essendo infatti prese in considerazione le problematiche legate alla logistica degli impianti, al costo degli interventi selvicolturali, al costo del conferimento in centrale, etc. I risultati ottenuti hanno pertanto carattere di investigazione preliminare sull'argomento e prescindono da qualunque verifica sulla convenienza economica degli interventi di installazione di centrali per produzione energetica alimentate da biomassa forestale».
In pratica, le 300mila tonnellate/anno ci sono, ma la convenienza economica del loro trattamento per la produzione di energia elettrica non è stata in alcun modo investigata, nè tantomeno dimostrata. In altre parole: non sappiamo quanto costi raccogliere e conferire le biomasse forestali negli impianti e non sappiamo quindi quale possa essere il costo finale dell'energia elettrica prodotta.
Che senso ha parlare di produzione di energia elettrica da biomasse se non si è valutato appieno quale è il costo finale dell'energia elettrica che verrà prodotta?
Se questa valutazione non viene fatta a priori, il rischio è che le valutazioni di tipo economico rendano sconsigliabile, a posteriori, l'uso delle biomasse e che quindi la linea per le biomasse dell'impianto di Ottana sia antieconomica e debba essere o chiusa o riconvertita all'incenerimento dei rifiuti, come è già successo con l'impianto di Brescia.
Le contraddizioni sono evidenti. Nella delibera n. 6/5 del 14 febbraio 2006 si parla di una generica seconda linea a biomasse, da alimentare con un 40% costituito da biomassa no-food e il 60% di provenienza forestale. Nella premessa delle linee guida generali si legge che a Ottana si devono produrre 20MWe da colture no-food e forestali. Qualche pagina più avanti, nel paragrafo 1.2.2, si legge che risulta «più semplice l'individuazione di poli di risorsa locali, capaci di assicurare livelli di potenza di piccola scala (micro impianti di cogenerazione), piuttosto che la previsione di poche (1-2) centrali di media potenza (10-20 Mwe)». In pratica si stabilisce prima che 12 MWe (il 60% dell'energia prodotta dalle biomasse) debbano essere prodotti da biomasse forestali, ma subito dopo si afferma che questa produzione è scarsamente conveniente…
2. La scelta di produrre energia elettrica attraverso l'uso di biomasse in una regione in cui si vive una ricorrente carenza d'acqua comporta ovvi rischi di approvvigionamento: dovremmo usare parte delle limitate risorse disponbili per produrre energia elettrica che non ci serve, o per lo meno che ci serve sicuramente meno dell'acqua necessaria a produrla. Per poter valutare appieno la convenienza dell'uso di biomasse no-food per la produzione di energia elettrica occorrerebbe valutarne anche il costo in acqua, ovvero quanto costa un MWe di energia prodotta in termini di acqua consumata.
Questa valutazione, non presente nelle linee guida generali, né indicata nei progetti presentati, renderebbe palese un costo elevato per la collettività: l'acqua usata per le biomasse no-food sarebbe sottratta ad altre colture e a filiere ad alto valore aggiunto. Se vogliamo produrre energia pulita, è meglio usare ciò che abbiamo in abbondanza, ad esempio il vento, con gli impianti eolici, e il sole, con gli impianti fotovoltaici, e conserviamo l'acqua per scopi più importanti.
3. Le linee guida generali stabiliscono che «la proposta progettuale dovrà prevedere delle linee dedicate alla valorizzazione delle biomasse nel rispetto delle caratteristiche qualitative e quantitative precisate nel capitolo relativo alle biomasse. Sarà cura del proponente individuare la tecnologia più adatta per l'utilizzo delle stesse biomasse, ovvero il numero di linee da installare, la tipologia del forno, e il sistema di trattamento degli effluenti solidi, liquidi e gassosi.»
In pratica i partecipanti alla gara hanno piena libertà nell'elaborazione di un sistema di gestione delle biomasse, però devono garantire:
Nel rispetto dei vincoli indicati, i progetti devono essere il più possibile articolati e dettagliato circa l'uso delle biomasse. Tuttavia, in una lettera riservata indirizzata al presidente della commissione aggiudicatrice, alcuni dei commissari affermano che il progetto presentato non prevede il necessario dettaglio sulla linea per le biomasse. Inoltre l'ing. Gianni Mura, rappresentante tecnico incaricato dal Comune di Ottana in seno alla commissione, citato in un articolo su l'Unione Sarda del 12 giugno 2007 afferma testualmente: «Alle biomasse non crede nessuno. Il bando è molto preciso sulle tecnologie relative ai rifiuti, mentre sulle biomasse chiede indicazioni ai concorrenti. Nessuna delle proposte in gara ha rispettato il bando».
4. Nei primi 11 anni di funzionamento, il nuovo impianto di Ottana dovrebbe produrre 62 milioni di euro di utili, così ripartiti: 13 milioni provenienti dalle tariffe (56,40 euro per tonnellata di rifiuti), 20 milioni dalla vendita di energia e 28 milioni, ovvero la quota più cospicua, dai certificati verdi (ROC): premi europei per chi produce energia utilizzando fonti rinnovabili. Nello stesso articolo Mura fa notare che «visto il dibattito in atto, è possibile che i certificati verdi vengano eliminati. Significa che quei 28 milioni di euro dovranno arrivare da altre entrate attraverso l'aumento delle tariffe».
Fermi restando tutti i dubbi precedentemente espressi, sull'incenerimento in quanto tale e sulla convenienza nell'usare in Sardegna biomasse per produrre energia elettrica, esistono forti perplessità anche riguardo la scelta di collocare l'impianto a Ottana, essenzialmente per tre ragioni:
1. Nel 7º Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani in Sardegna (anno 2005) viene, tra le altre cose, riportata anche la ripartizione della produzione dei rifiuti per Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), che coincidoni con le vecchie province.
Dal grafico emerge che, su una produzione annuale (2005) di 875.000 tonnellate, l'ATO di Cagliari (A, nel grafico) incide per il 47%, Sassari (D) per il 31%, mentre Nuoro (B) e Oristano (C) rispettivamente per il 14% e per l'8%. Il dato è identico a quello rilevato negli anni precedenti.
La scelta di Ottana, ricadente nell'ATO di Nuoro, comporta quindi la movimentazione su lunghe distanze delle quote maggiori di rifiuti prodotti nell'isola. Una collocazione più accurata dell'impianto di incenerimento comporterebbe minori spostamenti, con conseguente risparmio energetico e minore impatto ambientale.
2. La zona di Ottana rientra già tra quelle che hanno subito un alto impatto ambientale. La collocazione dell'inceneritore costituirebbe un ulteriore aggravio della pressione ambientale e dei livelli di inquinamento, che aumenterebbero non solo per le emissioni dell'inceneritore ma anche per le emissioni dei mezzi necessari per portare i rifiuti in ingresso (CDR) e in uscita (ceneri).
Occorre notare che le emissioni inquinanti legate al trasporto dei rifiuti avrebbero un impatto lungo tutto il percorso dei mezzi, ma si concentrerebbero comunque nella zona di Ottana: tutte le 400mila tonnellate/anno di combustibile (tra biomasse e rifiuti) e le 60.000 tonnellate/anno di ceneri arriverebbero/partirebbero da Ottana. Aumentare i livelli di inquinamento in una zona già inquinata comporta un aumento del tasso di rischio per le popolazioni interessate sicuramente maggiore di quello che si avrebbe collocando l'impianto in altre zone meno degradate dal punto di vista ambientale. Aumentando le fonti inquinanti, ovviamente aumenta anche la probabilità di sforare le soglie ammissibili.
3. Con l'aumento dei livelli di inquinamento, in particolare diossine e nanopolveri emesse dall'inceneritore e diossine emesse dai mezzi di movimentazione dei rifiuti, la filiera lattiero-casearia risulterebbe compromessa. Le produzioni agroalimentari e l'indotto legato ad esse subirebbero un danno anche occupazionale ben maggiore dei 40 posti di lavoro creati dall'impianto di incenerimento dei rifiuti. Questo danno andrebbe a ricadere su una realtà già depressa, togliendo ai residenti in quelle zone l'unico sbocco occupazionale possibile.
Il prossimo articolo tratterà della necessità di produrre più energia elettrica in Sardegna e delle alternative all'incenerimento nello smaltimento dei rifiuti.
(2 - continua)
I rifiuti e l'inceneritore di Ottana. Troppa fretta sul progetto quando è in gioco la salute di tanti, di Gianstefano Monni
© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari